(…) Il mare è il paradigma della natura che interviene a tempo debito interrompendo qualsivoglia impresa, eroismo compreso. Brignetti descrive ed osserva con curiosità, con pietà, con malinconia tutto ciò che avviene nei suoi racconti (è come se fosse da una parte e li osservasse, non si fa coinvolgere da essi perché è concentrato sulla morale di ciò che avviene, anche se morale non ce n’è.(…) Così e in tante altre recensioni Brignetti viene considerato e a ragione il principale ‘scrittore di mare’ della nostra letteratura e difatti egli viene dai più accostato ai grandi scrittori di mare dell’universo letterario. Occorre dare una dimensione storica alla presenza di Brignetti e alla sua vita alla Marina e vale la pena di cominciare proprio dalla Torre Medicea che lo ha visto ospite a lungo gradito per poi, forse a partire dagli anni del forzato traferimento nell’appartamento sottostante la torre medesima a causa del grave incidente di cui fu vittima, lentamente sbiadire, fino a certe diatribe catastali postume. Non arriviamo qui a sostenere che la sua monumentale figura in campo letterario possa farlo divenire un domani un tutt’uno con la località ove visse per tutta la vita, come è accaduto in modo diverso ma simile a Carducci o a Merisi e dove compose le sue opere più importanti, se vogliamo ricordare le più note, ossia Il gabbiano Azzurro (Einaudi, 1967) e La spiaggia d’Oro (Einaudi 1971), rispettivamente Premio Viareggio 1967 e Premio Strega 1971. Tuttavia rimangono pochi gli sforzi tesi a valorizzarne la presenza culturale nella nostra cittadina, se togliamo il nostro Premio letterario La Tore che certo vuole essere dedicato con la sua assenza della ‘doppia erre’ alla cittandinanza marinese e al suo legame con la torre stessa, ma non dimentica, anche nelle numerose dediche delle varie edizioni allo scrittore, il nesso esistente tra questi due aspetti. Se togliamo le attività che dirigo, le quali sin dal nome del primo hotel nel lontano 1972 hanno voluto omaggiarlo e lui di rimando con una bellissima dedica fatta nello stesso anno volle celebrare questa unione e se non consideriamo il doppio trittico monumentale che campeggia all’Arthotel che ne celebra la presenza alla Marina sia raffigurando le due spiagge della Fenicia e della Fenicetta sia con brani del romanzo a margine dell’opera pittorica, come un diario immaginario dello scrittore: se togliamo tutto ciò, che resta? Il collegamento tra ‘Il gabbiano Azzurro’ (Einaudi, 1967) e l’hotel nasce con mio nonno Luigi Catta, altra figura storica della marina poco ricordata per ora, ma allora dirimpettai. Il riconoscimento speciale alla carriera che daremo ad Antonio Di Pietro, dedicato appunto a mio nonno Luigi, mira proprio a rivalutare questo collegamento. Mi si perdoni lo ‘smarginamento’ personale, ma se si vuole ricostruire un legame tra una figura storica e la sua città sono fondamentali anche i ricordi personali che delimitano le esistenze e le dimensioni culturali dei protagonisti. L’amico Emerico Giachery, con la consorte Noemi, mi ha più volte spronato nelle mie varie attività di promozione culturale, che porto avanti da un trentennio ormai, a riscoprire la figura di Brignetti e l’importanza che ha nella nostra letteratura e che dovrebbe quindi avere anche nell’ambito delle attività promozionali marinesi. Ben vengano le varie manifestazioni che vediamo questa estate delineanti un microcosmo culturale variegato da valorizzare e che abbiano il giusto spazio i richiami ai noti sceneggiati televisivi, fin dall’ingresso della nostra cittadina perché il turismo nutrendosi di spensieratezza e di serenità deve essere pregno di tutto ciò che sia facile ed immediato, ma non si dimentichi la Verità della storia culturale della nostra Marciana Marina: perché solo nella ricerca della verità troveremo l’autenticità delle nostre radici e del significato del nostro esistere. Quindi, ribadendo con queste riflessioni ciò che avevo già espresso alcuni anni orsono, mi chiedo quando avremo la forza di porre Raffaello Brignetti nello spazio culturale e storico che merita? Quando avremo tutti la certezza che le nuove generazioni, triturate da bit martellanti e filastrocche che potrebbero essere state scritte ad Amsterdam o nella periferia di Cesano Boscone, si meriterebbero di più di politiche culturali di puro intrattenimento. Che forse conoscere la Storia della propria cittadina attraverso chi ha distribuito luce per tutto il tempo del suo viverci sarebbe la strada da percorrere, affinchè quei ragazzi non siano orfani della propria Storia. Non siano ciechi, perché chi doveva non li ha fatti ‘vedere’.


