Subito il rinnovo del progetto” Anch’io all’Elba”

di Pd Elba

La salvaguardia della sanità nei territori marginali e, sulle isole in particolare, è una questione che merita impegno e coraggio nelle scelte. Da alcuni mesi assistiamo a troppo silenzio da parte delle istituzioni, in primis dalla conferenza dei Sindaci che avrebbe il compito di pianificare i servizi sociosanitari e discutere costantemente con Regione e Azienda Sanitaria per far crescere la nostra sanità ospedaliera e territoriale.

Il contrario di quello che sta avvenendo.

L’Ospedale di Portoferraio è un Ospedale di Base e deve, come condizione irrinunciabile, possedere gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera di base: la chirurgia generale, la medicina interna, il pronto soccorso più attrezzato della Toscana (per la stabilizzazione in condizione di distanza) in rapporto con la rete dell’urgenza, ortopedia, anestesia, radiologia, laboratorio e emoteca, come previsto dal decreto Balduzzi, oggi in gran parte disatteso.

In più, per le altre specialistiche, almeno quelle in elezione, da tempo proponiamo l’ingresso dell’Ospedale di Portoferraio nel ragionamento in corso sull’Ospedale unico delle Valli Etrusche che di fatto, già oggi, usa i numeri dei ricoveri elbani fuori isola per garantire servizi.

Questa esigenza è resa ancora più irrinunciabile se si fa riferimento alla particolarissima (e arcinota!) variazione stagionale dei flussi che dilatano il bacino di utenza moltiplicandolo da 30.000 a 200/250.000 presenze giornaliere nel periodo estivo.

Se negli ultimi anni la situazione dei presidi sanitari elbani non è implosa è grazie al grande lavoro della Direzione Sanitaria e degli operatori sanitari , infermieristici e socio-sanitari delle strutture, della cui competenza e professionalità raccontano quotidianamente le cronache elbane, ma anche grazie agli investimenti che la regione Toscana ha realizzato con il progetto “Anch’io all’Elba” che costituisce una risorsa determinante per la tenuta del sistema così come il progetto aziendale per garantire la presenza di infermieri, anche di altre strutture ospedaliere che, con turni aggiuntivi, garantiscono la copertura dei turni nei reparti ospedalieri.

È importante ricordare che in assenza di figure infermieristiche non si garantisce l’assistenza ai pazienti e in questo momento le nostre strutture sanitarie hanno circa 30 infermieri in meno. Non vorremmo mai trovarci a discutere e a protestare per la chiusura di servizi, alcuni dei quali già ridotti, come ad esempio il centro Trasfusionale e la nefrologia.

A breve dovrebbero entrare in funzione le Case di Comunità che dovranno garantire un’apertura almeno di 12 ore al giorno, domenica compresa, e che oltre ai medici di base prevederanno la presenza di operatori infermieristici e del comparto sociale già fortemente in crisi. Anche dell’A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata), fiore all’occhiello dell’assistenza territoriale, avremo sempre più necessità per l’invecchiamento della popolazione.

È pertanto estremamente urgente provvedere con atti concreti, da parte della Regione Toscana, al rifinanziamento del progetto “Anch’io all’Elba” e da parte della Azienda ASL alla copertura dei turni infermieristici con assunzioni e/o con progetti mirati. Assunzioni per le quali, in un recente passato, pareva essere pronto uno specifico concorso per l’Elba ma di cui non si sono avute più notizie.

Porteremo queste istanze alla nuova assessora regionale alla sanità Monia Monni e alla commissione sanità del Consiglio Regionale. Occuparsi delle aree marginali, dei servizi e della cura delle persone, è un compito non più rimandabile.

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