Il video e le interviste

Oreste Bertucci, memoria condivisa di Portoferraio

Istituzioni, amici e famiglia uniti nel ricordo. Proposta di intitolare una via a Bertucci

Un momento intenso e carico di emozione quello vissuto nelle corsie dell’ospedale di Portoferraio nel ricordo di Oreste Bertucci, a vent’anni dalla sua scomparsa. Il figlio Adalberto Bertucci,  alla presenza del sindaco Tiziano Nocentini con la fascia tricolore, degli ex sindaci Giovanni Fratini, Angelo Zini, Mario Ferrari, ad altri rappresentanti delle istituzioni, amici e familiari, hanno tracciato una memoria condivisa che va oltre le appartenenze politiche. Nel corso degli interventi è stato ricordato il profondo legame di Bertucci con la città, il suo impegno amministrativo, umano e professionale, ma anche il suo coraggio durante la Seconda guerra mondiale, quando rimase ferito rispondendo al fuoco durante il bombardamento del 16 settembre 1943 per difendere Portoferraio. Parole di stima sono arrivate anche da esponenti politici di schieramenti diversi, a testimonianza del rispetto costruito nel tempo, fondato sull’ascolto, sulla disponibilità e sul servizio alla comunità. Dalla sala è arrivata una proposta condivisa: dedicare a Oreste Bertucci Piazza al Fico, luogo simbolo della sua vita, come gesto concreto di conservazione della memoria cittadina. Un’ipotesi accolta con favore dal sindaco Nocentini, che ha sottolineato il valore di una famiglia profondamente legata al territorio e l’importanza di ricordare chi ha lasciato un segno autentico nella storia di Portoferraio.

Questi gli interventi durante la piccola cerimonia organizzata per la donazione della Fondazione Studi Oreste Bertucci, istituita all’Ordine, di nuove attrezzature sanitarie all’Ospedale di Portoferraio: una poltrona specialistica per il day hospital oncologico, una poltrona prelievi per la nuova Casa della Comunità e monitor TV a supporto delle attività.

Adalberto Bertucci ha ricordato la figura del padre con queste parole:

I più grandi o diversamente giovani ricorderanno che mio padre iniziò tantissimi decenni fa nelle fila del Movimento Sociale Italiano. E qui a testimoniare anche il senso dell’amicizia al di là di quelle che erano le battaglie all’epoca molto più ideologiche di oggi, c’è Giovanni Fratini che è stato sindaco di questa nostra città che ha rappresentato non solo un pezzo di storia di Portoferraio  ma ha rappresentato una sinistra dell’epoca. E io quando l’ho chiamato al telefono ho avuto una grande la soddisfazione:  mi ha detto immediatamente di sì. Ho ricordato ciò che Fratini  aveva scritto il giorno della scomparsa di mio padre il 9 febbraio del 2006 sia in consiglio comunale che nelle interviste che quotidiani . Ringrazio la stampa che oggi è qui presente e ha sempre supportato le nostra iniziative, Ma tornando a Fratini, Giovanni scrisse delle parole bellissime che nulla avevano di tenore politico ma molto avevano di stima reciproca fra un uomo a quegli anni molto più grande di lui.  Ringrazio Angelo Zini sindaco e  collega, peraltro consulente del lavoro, che già nell’ultima volta che siamo venuti a fare una donazione nel 2020, quando regalammo un respiratore o due respiratori e dopo qualche settimana, purtroppo si cominciò a parlare di Covid, venne a trovarci ricordando  quando lui giovanissimo si trovava in consiglio comunale con mio padre.  Ringrazio anche Mario Ferrari con il quale ho avuto più costanti rapporti, anche perché ha scritto un libro bellissimo che parla anche di mio padre e ha voluto anche una mia intervista,  fino ad arrivare al sindaco Nocentini che ci rappresenta oggi qui, con la fascia tricolore che è per me importante.  Con noi oggi oltre ad amici e parenti, ci sono anche colleghi e mia figlia  che rappresenta in veste di presidente, la Fondazione  fondazione Oreste Bertucci  e  Marco che è vice presidente.

Questo l’intervento dell’ex sindaco Angelo Zini

Esprimo tutta la mia gratitudine per l’invito che mi è stato ancora una volta rivolto,  per questo momento veramente bello, per tutti i momenti che avete ricordato, cioè sia per l’oggetto dell’incontro che per questo ripetuto impegno della Fondazione. Ancora una volta in un momento delicato per la sanità dell’isola, di questo ospedale, di un servizio estremamente importante nel territorio fragile come è l’Elba, che  conoscete molto bene perché è appunto il servizio sanitario e ricordo quando per la prima volta quando ero sindaco, faceste questa donazione e ci trovammo proprio qui in queste stanze a celebrare quel primo momento. Oreste Bertucci l’ho conosciuto personalmente, ma con il quale non ho avuto gli stessi rapporti di Giovanni Fratini  anche se in una parte del suo mandato in comune, io ero allora veramente un giovane consigliere, avevo poco più di vent’anni e facevo la mia prima esperienza in consiglio comunale e mi ritrovai davanti a delle figure carismatiche per la città di Portoferraio.  Di  fronte a  persone del suo spessore, quando si alzano in consiglio comunale si può fare solo una cosa, ascoltare e credo che di aver imparato tanto.  Oreste Bertucci, una persona austera, quando si alzava era un omone, voce grossa, un’oratoria molto molto bella che metteva anche un po’ timore.  Poi però lo scoprivi,  in situazioni normali,  capivi che era una persona veramente del popolo, me lo ricordo così. 

Questo il ricordo dell’ex sindaco Mario Ferrari 

Oreste Bertucci, ti ascoltava rispettava ed era rispettato e pur abitando a Roma  quando veniva si informava, si aggiornava.  Non perdeva occasione ogni volta che veniva di informarsi e preoccuparsi che non ci fosse sono problemi. Quindi io ho avuto un rapporto veramente positivo. La disponibilità era l’aspetto che mi colpiva ogni volta che lo vedevo. Questo fa parte del rapporto umano e professionale. Però l’ho apprezzato ancora di più grazie anche ad Adalberto perché ultimamente abbiamo portato a termine una ricerca molto importante. Abbiamo avuto la fortuna di poter accedere all’archivio storico, riuscendo a togliere una coltre di polvere che ci aveva fatto dimenticare la nostra storia.   Dopo l’8 settembre del ’43 quando dal 12 di settembre tutta l’Italia era occupata dagli eserciti nemici perché con gli alleati eravamo nemici l’isola d’Elba è stato l’unico territorio metropolitano che non era occupato da eserciti. Quando dopo l’ennesimo ultimatum, fatto dai tedeschi, il 16 settembre vennero a bombardare Portoferraio.  Oreste Bertucci prestava servizio alla batteria delle grotte e fu l’unica batteria che rispose al fuoco nemico. Li ci furono i primi sette militari morti e otto feriti e tra i feriti c’era Oreste Bertucci. Bertucci rischiò la vita per difendere la sua Portoferraio, ha dimostrato di amarla già da quell’episodio poi, quando faceva l’amministratore in comunità montana e in comune, lo ha fatto con tutte le attività che ha sviluppato durante le stagioni estive che si sono susseguite  negli anni. Lui  era di Piazza al Fico, un portoferraiese vero.  Io credo che il nome Bertucci debba essere conservato con rispetto e visto che c’è il sindaco che ha il potere, l’autorità, la disponibilità, se c’è la volontà, perché non implementare quel sistema di conservazione della memoria dedicandogli una via. O forse meglio, la sua Piazza al Fico. 

Questo l’intervento del sindaco Tiziano Nocentini 

Oreste Bertucci, un grande uomo che a lasciato il segno a Portoferraio e non solo e questa grande famiglia continua sulla strada tracciata. Ho avuto qualche opportunità di parlare con Marco che conoscevo poco, ma ho approfondito, con le nostre frequentazioni, carattere e valori della famiglia Bertucci, E’ da qui via via è nato un rapporto, che tengo ben stretto. Bertucci  è una famiglia molto conosciuta, molto sentita e rispettata. Tengo a  ringraziare la Fondazione studi Oreste Bertucci per quanto fatto in passato e ancora oggi.  Sono orgoglioso di essere presente a questa cerimonia e sento la responsabilità nel cercare il modo di ricordare questo grande uomo. L’idea di intitolare una via o una piazza come ha suggerito Mario Ferrari è la strada da percorrere, l’amministrazione che rappresento, ne sono certo, appoggerà questa iniziativa. 

I ringraziamenti finali di Adalberto Bertucci

Ringrazio i miei colleghi che sono venuti in 11 da Roma e  domani ripartono, erano legati all’epoca giovanissimi perché il babbo è morto il 9 febbraio del 2006 e sono 20 anni oggi. Io stamattina sono andato al cimitero e ci ho parlato. Peraltro nel 2020 era presente insieme a me quando donammo all’ospedale di Portoferraio quei macchinari che erano per la ventilazione, era presente anche mia sorella.  Purtroppo adesso anche lei è vicina a mio padre, è morta ormai due anni fa, c’è il mio nipote, il figlio di mia sorella presente.  Grazie della vostra presenza, la presenza dei miei colleghi, dei miei cugini, degli amici, anche vicini di casa che sono venuti e che poi mi hanno sopportato, grazie ancora. Per me l’isola è casa mia, io  vivo a Guidonia che tanto paesino non è perché ha 100.000 residenti, ma casa mia è questa, ma non riesco a smettere di lavorare e questo è un  problema serio perché se smettessi di lavorare verrei all’Elba che amo, come amo amo qualsiasi cosa di Portoferraio in particolare. Ringrazio Maria Canovaro che ha organizzato l’incontro e il buffet che vi aspetta, e vado via con il cuore gonfio perchè so che ad Oreste Bertucci verrà intitolata una piazza. Dimenticavo, sono certo che Oreste quando sentirà queste parole o leggerà gli articoli, comincerà a sorridere e sono certo che in questo momento si sia commosso. 

Guarda il video 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Conclusa dai carabinieri l’operazione antidroga “El Diablo”

Il resoconto dell'attività condotta dai Carabinieri con l'unità cinofila di Firenze

Cade da tre metri, grave 50enne trasferito in elisoccorso

L’uomo ha riportato un importante trauma cranico. L’incidente a Valcarene

Operazione antidroga “El Diablo”: colpo allo spaccio sull’Elba

Cinque perquisizioni tra Campo e Capoliveri disarticolata una rete dedita alla cocaina