Monaci tibetani creano un mandala di sabbia colorata

Un’occasione per scoprire come nasce uno dei più affascinanti simboli del Buddhismo

Un gruppo di monaci tibetani provenienti dal Tehor Khangsten del monastero di Sera Jey nel Sud dell’India sarà protagonista, presso lo Spazio Espositivo Telemaco Signorini – Sala della Gran Guardia (Molo Elba – Forte Inglese) a Portoferraio di un’iniziativa straordinaria: la realizzazione, nel corso di cinque giorni, di un mandala di sabbia, secondo l’antica tradizione buddhista.

 

L’evento è aperto al pubblico e i visitatori avranno, così, la rara opportunità di scoprire come nasce uno dei più affascinanti e misteriosi simboli spirituali e artistici del Buddhismo.

 

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Studi Tibetani Ghe Pel Ling di Milano, realizzata grazie al sostegno e all’ospitalità del Circolo degli Artisti dell’Isola D’Elba e della Pro Loco di Portoferraio, che si propone di supportare i monaci nella raccolta di fondi da destinarsi al mantenimento delle strutture di alloggio, studio e preghiera del monastero di Sera Jey in India e per il sostentamento quotidiano dei monaci stessi.

 

Il 14 Luglio alle ore 18.00 preghiera di purificazione e benedizione dell’inizio del Mandala e inaugurazione della mostra di pittura degli artisti Mario Nannini, Lucilla Andreanelli, Fabrizio Puccetti, Dimitri Campani, appartenenti all’associazione Circolo degli Artisti.

 

Dal 15 al 19 luglio – dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 23.00

sarà possibile assistere alla creazione del mandala. La realizzazione completa richiederà cinque giorni.

 

Il 19 luglio, alle ore 22.00, avverrà la suggestiva cerimonia finale: la distruzione del mandala. Un momento molto emozionante e denso di significato, che ha lo scopo di ricordare a noi tutti la natura transitoria della realtà e della nostra stessa vita.

 

Una parte della sabbia benedetta sarà distribuita tra i partecipanti e la rimanente sarà in seguito dispersa in mare per benedire tutti gli esseri marini.

Si ritiene che i mandala agiscano come mezzo di purificazione e guarigione e che assistere alla loro costruzione sia una fonte di benedizioni. Inoltre, portano pace e armonia nel luogo in cui vengono creati.

 

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IL MANDALA

Il Mandala rappresenta una delle più alte espressioni spirituali, oltreché artistiche, della tradizione buddhista. È il risultato di un lungo e meticoloso lavoro, che può durare giorni, da parte di monaci specializzati e autorizzati nello svolgimento di tale pratica.

La creazione del Mandala consiste nel realizzare un disegno di sofisticata bellezza, dalla valenza spirituale, seguendo linee precedentemente tracciate su una grande superficie geometrica, entro cui si inscrive una circonferenza. Letteralmente, infatti, in sanscrito, il termine Mandala sta a significare “cerchio”, che nella sua accezione religiosa va a indicare uno spazio, geometrico e sacro, entro cui è circoscritta una divinità con il suo relativo lignaggio di appartenenza. Si tratta di uno spazio all’interno del quale sono descritti i nessi sottili fra l’uomo e l’universo, vale a dire il collegamento fra l’uomo e il Buddha, che risiede al centro, pervadendo tutte le direzioni con la sua natura illuminata.

La pratica di costruzione di un Mandala è generalmente eseguita da un gruppo di monaci attraverso l’uso di cannucce d’acciaio, che con millimetrica precisione versano su una superficie di base finissima sabbie colorate, cui si aggiungono talvolta polveri di erbe e fiori o frammenti di pietre colorate. Nell’antichità venivano utilizzate anche gemme e pietre preziose, come il lapislazzuli o il rubino.

L’iconografia tradizionale del Mandala è articolata e complessa. Studiarla richiede una profonda applicazione e l’autorizzazione speciale da parte di un Maestro. Si tratta della proiezione su un piano bidimensionale di un palazzo a pianta quadrata, posto al centro dello schema, preceduto da una fitta sequenza di tracciati geometrici, attraverso i quali, gradualmente, si potrà avere accesso. Solo mediante tale percorso si raggiungerà il cuore del Mandala, protetto da una serie di porte e di mura che terranno lontano chi ancora non è stato iniziato nell’affrontare il percorso, e che invece verranno oltrepassate da chi è autorizzato ad addentrarsi in un diagramma progressivamente più segreto.

I monaci lavorano alla composizione per più giorni di seguito e quando il mandala è completo, viene distrutto dai suoi stessi autori, per ricordare a noi tutti la natura transitoria della realtà e della nostra stessa vita. Un momento, quello della distruzione, molto emozionante e denso di significato. Le sabbie vengono poi disperse nel corso d’acqua più vicino.

Si ritiene che il Mandala agisca anche come mezzo di purificazione e guarigione, e che assistere alla sua costruzione sia una fonte di benedizioni.

Inoltre, i Mandala vengono creati anche allo scopo di portare pace e armonia nel luogo in cui vengono costruiti.

 

Il monastero di Sera Jey

Sera Jey è una delle più antiche e importanti università monastiche del Buddhismo tibetano. Fondata nel 1419 a Lhasa, la capitale del Tibet, è stata parzialmente distrutta dai Cinesi che hanno invaso il Paese negli anni Cinquanta. È stata quindi ricostruita dai Tibetani in esilio nel Sud dell’India e oggi ospita più di tremila monaci impegnati a mantenere viva la millenaria tradizione culturale e spirituale del buddhismo tibetano.

All’interno del Monastero i monaci sono organizzati in gruppi (Khangtsen) secondo la loro zona di provenienza dal Tibet. I monaci di questo gruppo appartengono al Tehor Khangtsen.

 

Ghe Pel Ling

Il Ghe Pel Ling è un Istituto Studi di Buddhismo Tibetano, socio fondatore dell’Unione Buddhista Italiana, che agisce nell’area metropolitana milanese dal 1978. Le attività dell’Istituto mirano soprattutto a promuovere lo studio e la pratica dell’insegnamento del Buddha attraverso l’educazione e la trasformazione della mente.

L’insegnamento viene trasmesso sia nella forma tradizionale, sia tramite l’approccio diretto con l’esperienza del Maestro, secondo un metodo comparato e adattato alla realtà culturale dell’Occidente.
In questi anni l’Istituto ha organizzato, a tal proposito, numerosi seminari, conferenze, dibattiti, ritiri di meditazione e cerimonie tipiche del Buddhismo Mahayana.

La Guida spirituale è il Ven. Thamthog Rinpoche che dal 2009 è stato nominato da Sua Santità il Dalai Lama abate del Monastero di Namgyal (il monastero personale del Dalai Lama) a Dharamshala in India. 

Fra gli scopi dell’Istituto Ghe Pel Ling, in accordo alla motivazione altruista Mahayana, vi sono i progetti di solidarietà. L’Istituto ha realizzato nel corso degli anni numerosi e importanti progetti di solidarietà e sviluppo per il popolo tibetano, e contribuisce costantemente al loro mantenimento, agevolando lo studio di giovani monaci e sostenendo le attività dei monasteri in diverse parti dell’India.

Per informazioni:
Centro Ghe Pel Ling – Istituto Studi di Buddismo Tibetano

Via Euclide, 17, 20128 Milano -+39 0270018074 – info@ghepelling.com

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