“Ciao Vincenzo”, in ricordo di un gigante buono

di Silvia Leone

L’Elba è una piccola comunità, un posto dove di solito “non succede mai niente di che” – e chi si occupa di informazione, questo lo sa bene. Ma quando quel “che” succede, fa l’effetto della deflagrazione di una bomba, un rumore assordante, ci lascia tutti attoniti e sgomenti, come se una farfalla avesse sbattuto le ali dall’altra parte del mondo e qui si fosse all’improvviso scatenato un uragano.

Caro Vincenzo, o “Vinci” come ti chiamavamo ai tempi della scuola, l’avevo capito subito che quel “ragazzone” gioviale e gentile, con quel sorriso spalancato, il saluto festoso, che conosceva tutti ed era conosciuto da tutti, sempre circondato da amici, che frequentava il classico e che leggeva “Le pagine della nostra vita” di Nicholas Sparks – ma come si fa a 16/17 anni a leggere Nicholas Sparks! – doveva per forza nascondere qualcosa di più, che non sempre lasciava intravedere, ma che bastava per volergli bene.

“Ὅν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, ἀποθνήσκει νέος”, muore giovane colui che agli dei è caro, scriveva il poeta greco Menandro. 32 anni sono troppi per noi che ne sentiamo il doppio del peso addosso, e spesso è difficile farlo capire a chi ci sta intorno. Ma la verità è che sono troppo pochi per intraprendere il più lungo dei viaggi.

Nessuna vita dovrebbe interrompersi a 32 anni, la notte di Natale. Nessun amico dovrebbe svegliarsi e sentirsi dire “E’ successa una cosa…”, o aprire per caso i social – che oggi, tanto, sono la nostra pubblica piazza – o un qualsiasi giornale online e leggere che quell’amico che hai visto per caso l’altro giorno, che hai sentito poco prima al telefono, che magari hai salutato di fretta perché avevi da fare… Quel vecchio compagno di scuola che ricordi sempre con affetto per le risate che ti ha fatto fare tra i banchi… Quella cotta giovanile che magari ti ha pure fatto penare… Quel volontario che magari ti ha aiutato quella volta che ne hai avuto bisogno… Quella persona che coi suoi modi portava sempre allegria… Quell’ex alunno che ti faceva sorridere anche se faceva confusione… A leggere che quel gigante buono che tutti abbiamo conosciuto, in modi e tempi diversi, ha avuto fretta di andare via.

Ciao Vincenzo, ti salutiamo tutti con affetto. Lo sappiamo che tornerai a trovarci spesso nei nostri pensieri e nei nostri ricordi, per questo il nostro è solo un arrivederci, alla prossima. Io, per non sbagliare, porto ancora l’orologio al solito posto, anche se segna un’ora diversa.

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