Clima e inquinamento

Plasticene, l’età della plastica che si mangia il mare

Il biologo elbano Nicola Nurra: “Ingeriamo 11mila microplastiche all’anno”

“Plasticene”: è questo il nome dell’età geologica che stiamo vivendo. Nell’epoca segnata dall’esistenza e dall’azione manipolatrice dell’essere umano, la plastica è passata dall’essere un materiale rivoluzionario per economicità e duttilità, all’essere il principale alleato nella nostra missione di devastazione del pianeta in cui viviamo. Per non parlare della nostra salute, anche se gli effetti non sono ancora abbastanza visibili.

Come evidenzia il biologo elbano Nicola Nurra, nel suo “Plasticene. L’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra” (Il Saggiatore), ognuno di noi arriverebbe ad ingerire fino a ben 11.000 particelle di micro e nanoplastiche – cioè ciò che rimane della plastica dispersa nell’ambiente nel suo lentissimo processo di degradazione – non in una vita, bensì in un solo anno. Queste, più le altre sostanze nocive che ad esse si attaccano.

L’elbano Nicola Nurra, biologo marino, scrittore, professore all’Università di Torino e fondatore del progetto “Pelagosphera”, sarà ospite al “Festival delle Scienze” di Roma, in corso in questi giorni all’Auditorium Parco della Musica: sabato 26 novembre, alle ore 11:30, sarà possibile collegarsi anche in diretta streaming sul canale Youtube del festival per parlare dell’“Era in cui viviamo: fra Plasticene e Antropocene”, in cui Nurra, insieme alla divulgatrice scientifica Sara Segantin, parlerà di crisi climatica e di come la plastica si stia letteralmente divorando il nostro mare.

Sì perché il Mediterraneo, come spiega Nurra in un’intervista su “Macro”, l’approfondimento de “Il Messaggero”, è un hotspot climatico, dove gli effetti dei cambiamenti del clima si realizzano in modo ancora più forte ed evidente che altrove.

È di qualche settimana fa il report di Greenpeace Italia relativo all’aumento significativo della temperatura del mare intorno all’isola d’Elba. Il progetto “Mare Caldo”, cui collabora anche ElbaTech, ha rilevato che, solo quest’estate, nel nostro mare sono stati superati i 27 gradi, mentre in ottobre si è registrata una temperatura anomala, intorno ai 21-22 gradi: una buona notizia per turisti e residenti, che hanno fatto il bagno ben oltre la stagione estiva, ma certo non per l’ecosistema marino. Gli squilibri di calore, infatti, come spiegano i biologi del progetto, alterano le proprietà fisico-chimiche delle acque, attirano specie aliene, causano fenomeni di mortalità di massa degli organismi, distruggono i fondali, fino a provocare l’estinzione di alcune specie: è il caso del Pinna Nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo. Un tributo che, forse, ci sembra irrisorio da pagare al momento, ma che dovrebbe farci riflettere sulla gravità della direzione verso cui stiamo nuotando, ad un ritmo sempre più veloce.

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