La presentazione

“Sola con te in un futuro aprile” il 5 agosto a Capoliveri

di Giacomo Giovinazzo per Mardilibri

2 aprile 1985. A Pizzolungo, vicino Trapani, c’è una macchina parcheggiata a una curva. È imbottita di esplosivo. Vari tipi di esplosivo. Dovranno esplodere per spazzare via il giudice Carlo Palermo, ma chi sta osservando, dall’alto di una collina, la macchina del giudice che sta per arrivare al punto designato deve fare i conti con qualcosa di imprevisto e imprevedibile. Barbara Asta sta portando a scuola i suoi figli, i gemelli Giuseppe e Salvatore. Con loro ci dovrebbe essere anche Margherita, la primogenita di dieci anni, ma all’ultimo secondo la bambina decide di andare a scuola con un’amichetta, e su quella macchina non ci sale. Quella macchina cesserà di esistere solo poco tempo dopo, quando si troverà all’altezza della curva dove è piazzata l’autobomba, nell’attimo in cui la macchina del giudice mette tra sé e l’autobomba proprio il veicolo di Barbara, con a bordo i bambini. Di loro resta poco e nulla, se non i ricordi di Margherita, del padre Nunzio, delle zie.
Ecco, si potrebbe dire che Sola con te in un futuro aprile, edito da Fandango, sia tutto qui. Forse è così in un certo senso, ma c’è dell’altro. Molto altro. In primis, c’è chi lo ha scritto. Assieme a Michela Gargiulo, giornalista elbana che collabora con alcune delle testate più importanti del nostro Paese, a raccontare è proprio quella bambina che, a dieci anni, si è trovata catapultata in un mondo senza la mamma e i fratellini, pilastri portanti della sua quotidianità. E poi c’è un pensiero. Un pensiero che viene ancora prima di chiedersi “La mafia?” Un pensiero che è passato nella mente della piccola Margherita. “Un giudice, si chiama Carlo Palermo, adesso lo so. È colpa sua se mia madre e i miei fratelli sono morti.” Però è solo questo, solo un pensiero, e lascerà presto spazio a ben altro.
Margherita, da subito, vuole saperne di più. Vuole capire, conoscere i motivi, le cause, le persone che hanno portato alla scomparsa dei suoi affetti più cari. Margherita diventerà tra i più fervidi attivisti di Libera, rete di associazioni da sempre impegnata contro la lotta la mafia. Margherita la mafia la combatte raccontando e raccontandosi. Parlando di quelle vittime innocenti sparite nel nulla all’improvviso, senza che chi premette il bottone a distanza provasse un minimo di pietà o senso di colpa nell’azionare la detonazione. Con gli anni risulteranno morti “scomode” anche per i mafiosi stessi: “quelle morti innocenti che erano la mia vita non le vogliono sulla coscienza nemmeno i mafiosi” dice Margherita. Il senso di giustizia cresce, si fa forte, insopprimibile, ingombrante.
Se una stella nasce e comincia a splendere, un’altra va incontro a un lento declino. È la stella di Carlo Palermo, il giudice scampato alla morte proprio grazie a Barbara e ai gemelli. Un giudice che cerca a tutti i costi la verità, smuove cose che non dovrebbero essere smosse, infatti la mafia gli mette gli occhi addosso. Ma non è solo la combriccola degli “uomini di onore” a minacciarlo, c’è qualcosa – e qualcuno – in alto nelle gerarchie statali a cui non piace che si alzi troppa polvere.
Palermo comincia a essere osteggiato da tutti: colleghi magistrati, i trapanesi che lo vedono, lui arrivato da Trento, come un estraneo buono solo a far precipitare le cose nella loro città. Nessuno vuole il giudice a Trapani, lo cacciano persino dalle stanze della caserma dove era finito a vivere pur di rimanere ancorato alla sua sete di giustizia, sacrificando tutto, moglie e figlie.
Però, a un certo punto, Palermo molla. Le conseguenze dell’attentato e le continue minacce lo portano a lasciare la magistratura.
I due destini, quelli di Margherita Asta e Carlo Palermo, si intrecciano inesorabilmente. Entrambi soffrono, soffrono l’incomunicabilità del proprio stato d’animo, la solitudine, il profondo senso di ingiustizia e omertà che sono costretti a sopportare, i ricordi che mordono, ma che fanno andare avanti e fanno combattere. Margherita e Carlo sono riusciti a incontrarsi solo molti anni dopo, ma con alle spalle un eterno inseguirsi a distanza. Le loro storie, i loro destini, portano finalmente a termine – o forse solo ancora più avanti – un dialogo che va avanti dal 2 aprile 1985.
Margherita Asta e Michela Gargiulo, introdotte dal giornalista Giuseppe Boi, saranno ospiti di Autori in Vantina venerdì 5 agosto, alle 21 e 30.

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