L'intervista

Cinghiali, Elba, Regione, Parco Nazionale e area non vocata

Greenreport intervista Giampiero Sammuri, presidente del PNAT e di Federparchi

Giampiero-Sammuri - foto Greenreport

Legambiente ci segnala  questa importante intervista di greenreport.it al presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che fa chiarezza su molte cose.
https://greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/i-cinghiali-allelba-la-regione-il-parco-nazionale-e-larea-non-vocata/

Ecco l’intervista

Sta facendo molto discutere il dibattito in Commissione agricoltura, caccia e pesca del Consiglio della Regione Toscana che ha dato il via libera alla proposta della giunta di ritornare indietro sull’area vocata al cinghiale all’Isola d’Elba per rinominarla come Area non vocata al cinghiale. Perplessità che sono aumentate dopo le dichiarazioni alla stampa di acuni esponenti della giunta regionale. Il quadro che si delinea è quello di una scarsa informazione sul tema dei consiglieri regionali (ad esempio sul ruolo svolto dal Parco Nazionale) e che rendono più che concreti i timori di Legambiente e del Comitato Eradicazione Cinghiali Isola d’Elba sull’istituzione di un’Area non c vocata “anomala” che, pur cambiando nome, lascerebbe intatti usi venatori e cause che hanno portato alla proliferazione dei cinghiali introdotti all’Elba dai cacciatori. Abbiamo chiesto a Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi, cosa ne pensa. Ecco cosa ci ha risposto:

Domanda Greenreport. La giunta regionale ha parlato dell’eradicazione del cinghiale all’isola d’Elba come di un’utopia, e quindi una cosa impossibile?

Risposta Sammuri. Penso che si sia usata quell’espressione per estremizzare il fatto che si tratterebbe di un’operazione complessa, non breve e costosa, ma non credo per dire che è impossibile. Anche perché ci sono numerosi esempi nel mondo di isole, anche più grandi dell’’Elba dove si è realizzata con successo l’eradicazione di cinghiali o di suidi selvatici.

Quali ad esempio?

Penso all’Isola di Santiago nel parco nazionale delle Isole Galapagos che è grande 58.000 ettari, quindi più del doppio dell’isola d’Elba dove i capi rimossi sono stati 18.000 in 25 anni, dal 1975 al 2000 (oltre a 79.000 capre, eradicate anch’esse). È vero che essendo un’isola disabitata, oltre alle classiche tecniche di cattura ed abbattimento, se ne sono potute usare anche altre sconsigliate in zone abitate come la somministrazione di esche avvelenate. Molto più simile all’isola d’Elba è Santa Catalina, nel canale della California. Si trova davanti alla contea di Los Angeles, ha più o meno le stesse dimensioni dell’isola d’Elba ed è raggiungibile anch’essa con un’ora di traghetto dalla costa. Altra similitudine è che l’’isola è stabilmente abitata e molto turistica, con oltre un milione di visitatori all’anno, fruendo dell’enorme bacino di Los Angeles. In questo caso l’intervento è stato più veloce, è iniziato nel 1990 e si è concluso nel 2003 con la rimozione di circa 12000 individui. Ovviamente in questo caso si sono utilizzate solo le tecniche dell’abbattimento e della cattura.

Ma sono state operazioni che hanno richiesto molto tempo

Si, ma le tecniche nel frattempo sono ulteriormente migliorate e inoltre benefici significativi per l’ambiente e le attività umane si apprezzano sin dall’inizio delle azioni con una drastica riduzione degli individui sin dai primi anni. Poi i tempi si allungano per trovare gli ultimi, sporadici individui.

Accennava al fatto che sono operazioni costose.

L’eradicazione di Santa Catilina è costata circa 4 milioni di dollari 20-25 anni fa. Per questo penso che prima di decidere se intraprendere una strada analoga all’isola d’Elba è necessario un serio studio di fattibilità che analizzi tecniche, tempi e costi. Poi ovviamente la decisione la devono prendere i soggetti istituzionali la regione e i sindaci, valutando tutti i pro e i contro. Il parco ovviamente è a disposizione per fornire supporto tecnico.

Sarebbe possibile attingere per una cosa del genere a finanziamenti europei?

Sicuramente si. Il contrasto alla diffusione delle specie aliene è una priorità europea. Del resto tutti i progetti di eradicazione portati avanti dall’arcipelago toscano sono stati realizzati grazie a finanziamenti europei nell’ambito del programma LIFE.

Tornando alla zona non vocata la giunta sembra che abbia riferito alla commissione che all’Elba non ci sono persone abilitate al prelievo selettivo come si deve fare in zona non vocata

Noi abbiamo circa 80 selecontrollori abilitati a fare abbattimenti di cinghiali. Hanno fatto più o meno lo stesso corso che la regione organizza per abilitare al controllo nelle zone non vocate. Penso che con un provvedimento specifico la regione li posso equiparare. Inoltre possiamo anche contare sulla polizia provinciale di Livorno, anche se sono pochi, sono particolarmente efficienti.

La giunta regionale ad una domanda del consigliere regionale Pieroni ha risposto che nel parco non si possono fare “prelievi venatori”. Cosa vuol dire che nel parco non si possono abbattere cinghiali?

Ma no, penso solo che volesse dire, come tutti sanno, che la caccia nel parco è vietata. Credo che sia altrettanto noto che nel parco vengono regolarmente fatti gli abbattimenti, oltre alle catture. Da quando esiste il parco dei circa 18.000 cinghiali rimossi dall’ente quasi 5.000 sono stati abbattuti. Anche se le catture restano la tecnica più efficace, sono stati circa il 28% i cinghiali abbattuti.

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