Portoferraio patrimonio Unesco, costruiamo il percorso?

di Massimiliano Pardi

Portoferraio non è semplicemente una città affacciata sul mare.
È Cosmopoli.
È la città fortificata voluta da Cosimo I de’ Medici, costruita attraverso un rapporto straordinario tra architettura, fortificazioni, paesaggio e mare.
Forte Falcone, Forte Stella, la Linguella, la Darsena Medicea, il centro storico e l’intero sistema difensivo costituiscono ancora oggi un insieme di enorme valore storico e paesaggistico.
Allora perché non iniziare seriamente a ragionare sulla possibilità di candidare Portoferraio e il sistema di Cosmopoli al Patrimonio Mondiale UNESCO?
Naturalmente non si tratta di mettere una targa all’ingresso della città.
Una candidatura UNESCO è un percorso lungo e complesso, nel quale devono essere dimostrati il valore universale del bene, la sua autenticità, l’integrità, la tutela e soprattutto la capacità di conservarlo e gestirlo nel tempo.
Ma forse è proprio questo il punto.
IL PERCORSO UNESCO POTREBBE DIVENTARE UN PROGETTO PER IL FUTURO DI PORTOFERRAIO.
Un progetto capace di mettere finalmente insieme centro storico, Fortezze Medicee, Darsena, waterfront, porto, mobilità, paesaggio e rapporto con il mare.
Un eventuale riconoscimento potrebbe rafforzare la capacità del territorio di partecipare a programmi e finanziamenti destinati alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, favorire investimenti nel recupero del patrimonio esistente, attrarre ricerca, università e collaborazioni internazionali.
Non significherebbe naturalmente ricevere automaticamente finanziamenti.
Significherebbe però avere una strategia, un progetto unitario e un riconoscimento internazionale attraverso il quale costruire nuove opportunità.
E potrebbe contribuire anche a sviluppare un turismo differente: culturale, storico, ambientale e maggiormente destagionalizzato.
Ma c’è un altro aspetto che ritengo ancora più interessante.
IL RAPPORTO TRA PORTO E CITTÀ.
Spesso abbiamo l’impressione che il porto di Portoferraio venga considerato principalmente come un’infrastruttura destinata all’arrivo e alla partenza dei traghetti.
Ma Portoferraio non è una città con un porto separato dal proprio tessuto urbano.
Portoferraio È una città costruita intorno al proprio porto.
E c’è un elemento particolarmente importante.
Il Documento di Pianificazione Strategica di Sistema dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale individua già a Portoferraio delle “AREE DI INTERAZIONE PORTO-CITTÀ”, richiamando la disciplina prevista dalla legge portuale.
Tra queste vengono considerate la Darsena Medicea, l’area del porto traghetti e altri ambiti del waterfront.
Nella documentazione strategica dell’Autorità Portuale compare inoltre un obiettivo molto significativo: la RIGENERAZIONE DEL WATERFRONT e la salvaguardia della riconoscibilità storica e visuale del rapporto tra città e mare.
Quindi il tema esiste già.
Non stiamo inventando oggi il concetto di Portoferraio “porto-città”.
È già presente negli strumenti di pianificazione portuale. E allora viene spontanea una domanda:
– SE PORTOFERRAIO È GIÀ RICONOSCIUTA COME UNA REALTÀ NELLA QUALE ESISTONO AREE DI INTERAZIONE PORTO-CITTÀ, PERCHÉ NON SVILUPPARE FINO IN FONDO QUESTO CONCETTO?
Perché il waterfront non può diventare sempre più una parte della città e non soltanto uno spazio funzionale all’imbarco e allo sbarco?
Perché non ripensare progressivamente spazi pubblici, percorsi pedonali, alberature, pavimentazioni, illuminazione, arredi, mobilità e visuali verso le Fortezze come elementi di un unico grande progetto urbano?
Ed è proprio qui che una candidatura UNESCO potrebbe assumere un significato ancora più importante.
Il riconoscimento non trasformerebbe automaticamente il porto né cancellerebbe le sue funzioni.
Ma obbligherebbe tutti i soggetti coinvolti a confrontarsi ancora più attentamente con la tutela del valore storico, paesaggistico e culturale della città, soprattutto qualora il porto e il waterfront fossero ricompresi nel sistema di tutela o nella sua buffer zone.
Autorità Portuale, Comune, Regione, Ministero della Cultura e tutti gli altri soggetti interessati dovrebbero necessariamente ragionare all’interno di una visione coordinata.
Non più il porto da una parte e la città dall’altra.
PORTO E CITTÀ COME UN UNICO SISTEMA.
E forse Portoferraio avrebbe proprio bisogno di questo.
Una grande visione capace di mettere insieme la straordinaria eredità di Cosmopoli con la città contemporanea.
Una candidatura UNESCO potrebbe diventare anche l’occasione per collegare Portoferraio all’intero patrimonio dell’Isola d’Elba: le residenze napoleoniche, il patrimonio minerario, il Parco Nazionale, la biodiversità, il paesaggio, i sentieri, la costa e il mare.
Non per trasformare l’Elba in un museo.
Ma per utilizzare la sua storia come motore di rigenerazione, cultura, qualità urbana e sviluppo sostenibile.
Forse quindi la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Portoferraio riuscirà mai a diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO?”
Forse dovremmo iniziare da un’altra domanda:
“ABBIAMO IL CORAGGIO DI COSTRUIRE INSIEME IL PERCORSO PER PROVARCI?”
Perché Portoferraio ha una storia straordinaria.
Ha un sistema urbano e fortificato unico. Ha un rapporto con il mare che ne ha determinato la nascita e la forma.
E ha già, negli stessi strumenti di pianificazione portuale, il riconoscimento dell’importanza del rapporto tra porto e città.
Forse è arrivato il momento di partire proprio da qui.
Da Cosmopoli.
Dal mare.
E da una nuova idea di Portoferraio.

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