All’Isola d’Elba il referendum costituzionale consegna una fotografia non uniforme. Il Sì prevale su sei comuni su sette, a Rio ha vinto il No. Ma il dato politico che emerge con forza è un’isola dove il consenso non è né plebiscitario né omogeneo. I numeri parlano chiaro: a Campo nell’Elba il Sì raggiunge il 60,32%, segnando uno dei risultati più netti, seguito da Capoliveri (56,52%) e Porto Azzurro (57,34%). Percentuali importanti, che indicano una fiducia diffusa nella riforma proposta dal Referendum. Anche a Marciana il Sì supera il 53%, mentre a Marciana Marina si assiste a un vero testa a testa, con uno scarto minimo: 50,28% contro 49,72% (5 voti). Il dato più significativo arriva però da Portoferraio, il comune capoluogo, dove il Sì si ferma al 51,90%. Una vittoria, sì, ma che racconta di un elettorato profondamente diviso. Ancora più emblematico è il caso di Rio, unico comune dove prevale il No con il 53,54%. Qui il risultato ribalta la tendenza generale e diventa un segnale politico preciso: una parte dell’isola non si riconosce nella direzione proposta dalla riforma. Nel complesso, l’Elba consegna quindi un messaggio doppio. Da un lato una maggioranza favorevole al cambiamento, dall’altro una forte presenza di scetticismo e resistenza. Non c’è un’onda travolgente, ma piuttosto un equilibrio delicato tra due visioni. È proprio questo equilibrio a dover far riflettere. Perché se è vero che il Sì vince, è altrettanto vero che quasi la metà degli elettori ha scelto diversamente. Un dato che, in chiave politica, pesa quanto una vittoria. L’Elba, ancora una volta, si dimostra laboratorio interessante: piccola nei numeri, ma capace di essere se stessa
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