Inizia oggi il periodo quaresimale. Vale solo per i credenti o è un tempo che parla anche a chi non crede ed è in ricerca?
Direi che interessa tutti, perchè in tutti – in modo consapevole o meno – c’è l’aspirazione alla civiltà dell’amore.
Ed è qualcosa di cui c’è bisogno soprattutto nei momenti di ” decadenza” dell’umanità, del senso umano.
La quaresima è un tempo per il cambiamento (conversione, per i credenti). Un cambiamento che è possibile se ci si apre a realtà antiche, eppure sempre nuove, di umanizzazione, espresse con parole (la Parola divina, per i credenti).
A tale proposito, mi sembrano di particolare utilità le tre parole che papa Leone ha messo al centro del suo messaggio per la quaresima di quest’anno: ascoltare, digiunare e insieme.
Ascoltare che è volgersi verso la realtà, superando lo stordimento tipico di chi vive nell’irrealta. Quanto i mezzi di informazione, i social e il web contribuiscono all’ascolto della realtà? E’ una domanda che ci si pone, finalizzata allo sviluppo del senso critico. Si tratta di porsi in ascolto delle voci dell’umanità, in particolare di chi fatica a vivere, di chi soffre, di chi patisce ingiustizie. In ascolto delle tante voci profetiche – e ce ne sono! – che aprono sull’orizzonte del cambiamento dei criteri di giudizio e stimolano e sostengono cammini di liberazione personale e sociali.
Digiunare è fare ordine nella propria vita, scegliendo ciò che contribuisce ad una vita più autentica, più sobria. E’ particolarmente interessante il passaggio del pontefice a proposito del digiuno (astensione) dalle “parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”. E’ una forma di disarmo che riguarda il linguaggio (parole taglienti, giudizio immediato, parlar male di chi è assente e non può difendersi, calunnie). Il che è anche impegno a coltivare la gentilezza, ovunque, nei rapporti prossimi e in quelli sociali, con particolare riferimento a social media, dibattiti politici, mezzi di comunicazione. “Allora – afferma papa Leone – tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Insieme vuol dire considerare il valore del vivere associato e della cooperazione. In tal senso, è importante valutare anche lo stile delle proprie relazioni, la capacità di vero dialogo, il modo di lasciarsi mettere in discussione dalla realtà e di “riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione”.
Se ci stanno a cuore la nostra esistenza e quella degli altri, le tre parole possono aprire l’intelligenza della mente e quella del cuore ad una comprensione che si concretizza in atteggiamenti e comportamenti positivi.
Sì, perchè la quaresima è un cammino di gioia non verso il venerdì santo ma verso la Pasqua della liberazione e della rinascita. E non solo personale. Però dipende anche da noi.
Nunzio Marotti

