Tra nuovi criteri nazionali, timori per la perdita dei fondi e la mobilitazione dei Sindaci, l’Isola si prepara a far sentire la propria voce a Roma. Ma questa volta non è solo una battaglia amministrativa: riguarda direttamente la Comunità elbana e il suo futuro.
C’è un momento in cui una decisione amministrativa smette di essere soltanto una questione tecnica e diventa una storia collettiva. La riclassificazione dei Comuni montani che esclude l’Isola d’Elba dalle agevolazioni previste, non riguarda solo leggi e parametri altimetrici ma tocca la vita quotidiana di un territorio che vive tra mare e montagna e che da sempre cerca equilibrio tra sviluppo e residenzialità. È per questo che la discussione uscita dalle stanze istituzionali sta diventando un tema pubblico, capace di coinvolgere amministratori, cittadini e realtà locali in una riflessione più ampia sul futuro dell’Isola.
Il Fondo Sviluppo
La questione non è soltanto tecnica, ma profondamente politica e culturale, e riguarda da vicino ogni elbano. Se da un lato la Legge 31 dicembre 2021 n.234 aveva istituito il Fondo Sviluppo Montagne Italiane (FOSMIT) per salvaguardare le aree montane e sostenere i Comuni più esposti allo spopolamento, dall’altro la riforma successiva ha avviato un riordino complessivo delle agevolazioni che rischia di cancellare un lungo riconoscimento ambientale che includeva l’Elba tra i territori montani. Una scelta che, secondo molti amministratori locali, non tiene conto della complessità morfologica dell’Isola, dominata dal Monte Capanne con i suoi oltre mille metri di altezza, né delle diseconomie evidenziate anche dagli studi regionali sull’insularità montana. Proprio su questo punto si concentra la preoccupazione dei Sindaci elbani, pronti a promuovere un’azione condivisa per chiedere una revisione dei criteri.
Se davvero l’Elba vuole
L’ipotesi di perdere la classificazione montana significherebbe l’esclusione da bandi e finanziamenti che negli anni hanno consentito interventi concreti sul territorio. Ma dietro le cifre e le norme c’è una realtà quotidiana fatta di scuole, servizi sanitari, collegamenti marittimi e qualità della vita, temi che non riguardano solo le amministrazioni ma l’intera popolazione. È qui che la partita si allarga. Perché una decisione di questa portata non può restare confinata nelle stanze istituzionali. Se davvero l’Elba vuole far valere la propria specificità, sarà fondamentale che anche i cittadini seguano, comprendano e partecipino al dibattito pubblico, trasformando una vertenza amministrativa in una consapevolezza collettiva. Informarsi, discutere, chiedere chiarimenti ai propri rappresentanti locali diventa parte integrante di una “veglia civile” che precede le scelte definitive e che può rafforzare la posizione dell’Isola nei confronti del governo.
Un fronte comune
Le dichiarazioni degli amministratori locali mostrano una convergenza rara nel panorama politico isolano. Da Marciana a Portoferraio emerge la convinzione che il nuovo assetto normativo rischi di accentuare le diseguaglianze territoriali, penalizzando proprio quelle realtà che avrebbero maggiore bisogno di sostegno. L’idea di un fronte comune, con incontri istituzionali e possibili iniziative a livello nazionale, rappresenta il segnale di una volontà di difesa che supera i confini dei singoli Comuni per assumere una dimensione comunitaria, nella quale ogni residente può sentirsi parte attiva e non semplice spettatore. Sul piano giuridico e istituzionale, la partita resta aperta. La legge costituzionale del 2022 ha introdotto il principio del riconoscimento dell’insularità, impegnando la Repubblica a rimuovere gli svantaggi derivanti dalla condizione geografica delle isole.
Davanti al proprio futuro
È proprio su questo terreno che l’Elba potrebbe costruire una linea argomentativa capace di tenere insieme le esigenze della montagna e quelle dell’insularità, chiedendo un’applicazione più equilibrata dei criteri nazionali e una maggiore coerenza con le politiche regionali orientate alla cosiddetta “Toscana diffusa”. Non è soltanto una questione di classificazioni o di fondi pubblici: è il momento in cui un territorio decide se restare spettatore o divenire ora, e non con “il senno del poi”, parte integrante delle scelte che lo riguardano. L’Elba, oggi, non è chiamata solo a essere difesa dalle istituzioni, ma a riconoscersi come Comunità consapevole, capace di seguire, comprendere e partecipare a ciò che sta accadendo. Perché quando i cittadini si sentono coinvolti prima delle decisioni, le battaglie non appartengono più a pochi amministratori, ma diventano il segno concreto di un’Isola che sceglie di non restare in silenzio davanti al proprio futuro.
Tutto il resto è zona montana
D’altra parte, su una superficie di circa 220 chilometri quadrati vivono poco più di trentaduemila abitanti distribuiti in sette comuni, con pochi altri nuclei abitati minori. A prima vista potrebbe sembrare una densità contenuta, ma l’osservazione concreta del territorio rivela l’opposto: gran parte dell’Isola è caratterizzata da macchia mediterranea, sia a basso sia ad alto fusto, versanti rocciosi e ampie zone collinari e montane difficilmente accessibili. La popolazione si concentra dunque nei sette Comuni e nelle limitate aree insediative e agricole non per una scelta urbanistica, ma per una necessità imposta dalla conformazione geografica. Come emerge dagli studi effettuati e conservati agli atti anche di alcuni Comuni dell’Elba, oltre i tre quarti del territorio, circa il 76%. risultano segnati dall’impervietà del suolo collinare e montano, fattore che ha sempre limitato l’espansione urbana e la distribuzione demografica sull’Isola.
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Ma come si potrebbe
Ma come si potrebbe sostenere che l’Isola d’Elba non costituisca una comunità montana quando oltre i tre quarti del suo territorio risultano segnati da impervietà orografica e geografica, di fatto inaccessibili agli insediamenti urbani e all’agricoltura stabile? Se le aree realmente urbanizzate occupano meno di un quarto della superficie complessiva, appare difficile negare che proprio questa distribuzione del suolo rappresenti l’espressione più evidente di una struttura territoriale tipica delle Comunità montane, anche quando affacciate sul mare.


