Riceviamo e pubblichiamo integralmente
Una piazza di Paese, poche anime, voci senili e niente più. Si tratta di sport, news del circondario, politica spicciola e poi nuovamente di sport. Si vocifera che il tempo sta cambiando, quando in realtà lo si è detto anche ieri. Un clima piatto degno di una gabbia di cristallo, ma è inevitabile, questo luogo sta morendo lentamente. Chi è costui che condannò a morte le sorti di Cosmopoli ? Diamo la colpa al singolo o alla totalità? Io una risposta ce l’avrei: diamo la colpa all’anoressia culturale che si sta manifestando non solo nella piccola realtà, ma forse nell’intera penisola. E come se non bastasse ne risente persino l’attività politica, che ormai rispecchia una sorta di regime oligarchico e triste. Quel che manca è colui che si distingue in ogni suo eclettico aspetto sempre per grandiosità, feroce coraggio, forse spregiudicatezza, ma sicuramente per titanica eccellenza. Sto parlando di un leader a cui si legge in faccia la parola “carisma”. Ma in chi riporre ogni speranza? Nessuno si fa avanti, nessuno si mette in gioco per il bene della comunità, per tutelare una preziosa memoria storica. Per non parlare del patrimonio naturale paragonabile in beltà ad una tela di Pierre-Henri de Valenciennes. C’è stato un tempo felice per la politica, in cui tutto il corpo comunitario viveva di stimoli ideologici e gli scontri tra punti di vista opposti rendevano vivace la vita di ogni giorno. Perché la politica è insita nell’uomo, e non sono un’utopista se penso che Portoferraio possa ancora farcela, mobilitarsi, ricrescere. Se non vado errando mi risulta che la presenza femminile in politica sia in stasi già da molti anni, declassate forse per via del loro “ragionare con l’utero” o per casualità? Non penso che le Donne siano delle perfette incapaci, ma ne intravvedo molte con la stoffa, con ampie capacità organizzative e tanta voglia di uscire allo scoperto… Per non parlare dei giovani: divisi tra la partita di calcio, tik tok e lo studio, proiettati già verso l’esodo universitario, per cui vivono attendendo quel giorno : la fuga verso la città. E nel mentre si attende mi chiedo se ci si potrebbe attivare per il bene di un posto che segnerà per sempre la loro identità, anche se molte volte si tende ad oscurare le proprie origini, il che non è chic. E per giunta la scarsa densità di popolazione favorisce il decesso delle correnti ideologiche e non rimane altro che valutare per meritocrazia indipendentemente dal partito (qualora ce ne fosse più di uno). E’ il caso di riflettere attentamente, perché non premiare la meritocrazia è come concimare l’erba cattiva per farla crescere ed usare il diserbante per far morire l’erba buona. Per il momento si definisce il clima politico “senza infamia e senza lode” , e se non si vuole rischiare di fare una fine infelice occorre collaborare e lavorare con discrezione senza vociare o additare. Si spera così il ritorno della piazza di un tempo, dove si respirava un clima acceso e di sana competizione. Insomma: “bene o male purché se ne parli” sarebbe già un buon segnale d’apertura, parlarne per nulla di solito non presagisce nulla di buono.
Concluso con una frase lampante del celebre romanzo “il Gattopardo “:
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

