Terza parte:
L’arsenale serve per la costruzione delle galere dell’ordine di Santo Stefano: le galere stefaniane. Due stanzoni molto ampi con una ampiezza tale da contenere ciascuno una galera stefaniana sono proprio per questo progettati nel 1561 da Giovanni Camerini e terminati nel 1575 da Bernardo Buontalenti. La sede dell’ordine dei cavalieri Santo Stefano da Cosimo fondato nel 1562 è trovata nel convento dei frati francescani (oggi complesso De Laugier) e poi, in anni successivi, trasferita nella palazzo vasariano dei Cavalieri in Pisa in quanto meglio difendibile. La sede dell’ordine militare marittimo dei cavalieri di Santo Stefano con l’arsenale concorre a rendere il porto di Portoferraio sede di attracco delle galere stefaniane. Aurelio Scetti dal 1565 al 1577 è forzato alla voga su una di queste ,condannato per aver ucciso la moglie. Ha lasciato un diario di questi anni trascorsi come forzato con un disegno del porto di Portoferraio che mostra galere stefaniane attraccate davanti alla porta di mare con vicino gli stanzoni dell’arsenale.
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Intensa attività di carpenteria navale avviene dentro l’arsenale .
Rossella Rossi nella sua tesi di laurea ne parla (Cfr. Tesi di laurea “Arsenale delle Galeazze”. Copia conservata nella biblioteca comunale di Portoferraio )

Aurelio Scetti. Disegno di Portoferraio con le galere Grifona e Pisana in ormeggio davanti a porta di Mare mentre la Capitania ,la Vittoria e la Firenze sono in partenza. Biblioteca Nazionale Marciana. Venezia. Riconoscibili sono la Linguella con la torre del Martello, l’arsenale delle Galeazze ,forte Stella e forte Falcone, pescatori che stendono reti in mare.
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Di questa attività navale parla nel 1791 anche Sebastiano Lambardi il quale scrive di due grandi stanzoni nei quali furono fatte due bellissime galeazze.
“… due altri grandi stanzoni furono fatti fra la Porta di Mare e il Bastione del Maggiore ,per costruirvi dentro all’occasione Galeazze e Galere come a suo tempo furono fatte colà dentro due bellissime Galeazze a guisa di quelle di Venezia ,lasciando a dirimpetto di quelli Stanzoni o Arsenali, la muraglia della Piazza assai sottile da potersi rompere con facilità e rifare con poca spesa e con prestezza.
(Cfr pg 128-129 di “Memorie antiche e moderne dell’isola dell’Elba”. Sebastiano Lambardi 1791.Ristampa fotomeccanica. Forni Editore Bologna 1966)
In seguito Cosimo fa uso degli stanzoni per ricovero di galeazze
“…Questi poi sono serviti per ricovero della due Galeazze ,che il Duca Cosimo fece fare dopo qualche navigazione ,come fino al 1742 se ne vedeva una ,dentro uno de’ suddetti Arsenali a ricovero ,così lunga che tutto lo sperone passava fuora dell’Arsenale per mezzo della strada ed entrava dentro la muraglia opposta.
L’altra fu fatta disfare dal Provveditore Vespucci fino dall’anno 1675 e la seconda fu comprata dal Console Imperiale Giuseppe Manganaro al tempo del Sig Generale Braittevitz nell’anno suddetto 1742 … Le suddette Galeazze furono fatte fabbricare dal Gran-Duca ,una a Pisa e l’altra a Livorno nell’anno 1571, a guisa di quelle di Venezia ,come si è detto” (Idem come sopra) L’intensa attività cantieristica navale è consentita anche dalla muraglia lasciata sottile davanti all’arsenale per poterla abbattere e facilmente ricostruire onde far passare naviglio dentro l’arsenale dal mare e viceversa La cantieristica navale continua con i successori di Cosimo . Le navi della flotta toscana si distinguono per essere legni bellissimi e arditissimi per costruzione tecnica e per arte decorativa, legni il cui scafo snello, lungo, agile alla manovra, era servito da un corredo di remi adattissimi e da una velatura efficiente, ammirevole per i colori di cui era formata, tra i quali primeggiavano in vivace contrasto l’arancione, l’azzurro, il rosso. E poi fiamme da combattimento sfarzose, bandiere bellissime sui castelli poppieri, pavesi grandi e piccoli dai colori smaglianti, e un insieme fiabesco di fanali, di altorilievi e di bassorilievi scolpiti in legno pregiato e dorati, ornamentazioni di bronzo, speroni arditissimi per l’investimento e l’immobilizzazione delle navi avversarie. Un bel dipinto evidenzia tutto questo.
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GM TERRENI (1739-1811). Dipinto olio su tela. Prospettiva della città di porto e fortezze di Portoferraio del ser.mo Granduca di Toscana
Nel 1609 da Portoferraio parte una squadra navale che ottiene grandi successi contro le flotte ottomane. Quando Cosimo II sale al potere nel 1609 , il sultano di Costantinopoli mette in mare una flotta di 45 galee con l’ordine di trovare e distruggere la flotta toscana. Questa, che conta 6 galee ed 11 galeoni, affronta la flotta turca e la sconfigge. Il sultano allora propone al Granduca un trattato: se i toscani avessero cessato le scorrerie nel mar Egeo, avrebbe loro consentito libertà di commercio in tutte le terre e in tutti i mari del dominio turco. Il giovane Granduca rifiuta. Sotto il comando di valenti ammiragli, la flotta toscana conduce una continua guerra di corsa e di scorrerie sulle coste dell’impero ottomano. Dal 1610 al 1613 sono conquistate ben cinque città e fortezze, mentre tra il 1608 e il 1621 sono catturati oltre 50 vascelli e 7 galee da guerra tra cui 4 ammiraglie delle flotte corsare. Concorre all’accadimento di tali eventi la presenza e l’opera di Robert Dudley. Il Dudley dal 1606 è alla direzione degli arsenali navali di Livorno, Pisa e Portoferraio ed è ingegnere navale di spicco, innovatore. Figlio illegittimo del conte di Leicester, a soli vent’anni era già generale della Corona d’Inghilterra e con questo grado aveva guidato una spedizione oceanica fino alla foce dell’Orinoco. Nel 1605, non venendogli riconosciuti i diritti sui titoli del padre, lascia l’Inghilterra e si mette al servizio del Granduca di Toscana. Qui egli opera e rimane fino alla morte nel 1649. Dudley è ingegnere navale e cartografo eccellente. Autore divenuto famoso per aver scritto il più avanzato e completo atlante marittimo della sua epoca :”Dell’arcano del mare” pubblicato in Firenze nel 1646 . Atlante marittimo con carte che servono alla navigazione delle galere stefaniane si devono a lui innovativi progetti per la costruzione dei galeratoni i cui prototipi fa costruire nell’arsenale di Portoferraio. Si tratta di un tipo di nave che avrebbe dovuto unire la maneggevolezza delle galee alla potenza di fuoco delle galeazze, con minor pescaggio di queste. Un solo galeratone nei piani di Dudley sarebbe stato capace di tener testa a quaranta galere nemiche. Queste navi non hanno tuttavia fortuna perché, nonostante fossero ben progettate, si rivelano poco maneggevoli per la guerra di corsa della flotta toscana, che necessita di velocità per gli inseguimenti e grande agilità. Dopo Cosimo II l’arsenale di Portoferraio perse via via importanza a favore di quello di Livorno, il cui porto era stato potenziato dal Dudley con la costruzione della nuova grande diga foranea, che crea un bacino ampio e sicuro capace di contenere e proteggere fino a cento navi. La nomina di Dudley a direttore dei cantieri navali medicei ,tra cui quello in Portoferraio ,conferma come agli inizi del seicento questo fosse in piena attività cantieristica. Nella seconda metà dei seicento i disegni di Ignazio Fabroni dimostrano che l’arsenale delle galeazze è ancora sede di attività di carpenteria navale Ignazio Fabroni pistoiese (1642-1693),cavaliere dell’ordine di Santo Stefano, imbarcato sulla galera stefaniana, descrive la vita dei forzati alla voga sulle galere con disegni ( in tutto 842) disposti in uno codice legato in pergamena col titolo “Album di ricordi di viaggi e di navigazioni sopra le galere toscane dall’anno 1664 all’anno 1687 del cavaliere Ignazio Fabroni “La raccolta di immagini è conservata presso la biblioteca nazionale Centrale di Firenze nel fondo Rossi Cassigoli e costituisce fonte di grande interesse per la conoscenza che si apre a chi osserva tali disegni poiché descrivono gli aspetti più vari della vita che veniva condotta sulle navi dell’ordine di S. Stefano. In un disegno da lui intitolato “Nel Arsenale di Portoferraio” il Fabroni descrive il lavoro che ivi è eseguito. Si tratta di schiavi musulmani riconoscibili dalla testa rapata con un ciuffetto di capelli alla nuca ,catturati durante la guerra di corsa. Sbarcati a terra sono impiegati nei lavori dentro l’arsenale ,con ancora il piede legato alla catena tramite il quale sono forzati alla voga del remo sulla galera stefaniana. Nel 1694 il governatore di Portoferraio Mario Tornaquinci scrive che viene “rifatta dalla pianta tutta la grossezza che mancava alla muraglia per dove furono tirate le Galeazze in longhezza di b 50 alta b 20 larga in d.a pianta b 4ridotta alla superfice in b. 1 con più accresciutoli il parapetto di dentro al suo marciapiede” (Miscellanea Medicea. Filza 464.Inserto n° E.cc. 32 “Nota dei lavori di Fortificazioni età altri Civili fatti da me Mario Tornaquinci nella Città Presidio e Fortezze di Porto Ferraio .Cominciati l’anno 1688:89:90:91:92:93:94 e 95 “ Archivio di stato Firenze) Questi lavori eseguiti sul finire del seicento di rinforzamento della muraglia che era stata lasciata sottile per poterla abbattere facilmente in occasione del varo di navi o per trasportarle all’interno dell’arsenale significano che l’attività di cantiere navale che ha caratterizzato l’arsenale dalla fondazione fino ai primi anni del seicento non esiste più. In un disegno conservato nel fondo bigazzi della biblioteca moreniana in Firenze sono evidenziati i lavori di consolidamento del muro posto davanti all’arsenale. Il muro è chiamato “muraglia castellana” e viene lasciata una porta piccola con davanti il “porticciuolo delle Galeazze” utile al passaggio di piccole imbarcazioni dentro e fuori l’arsenale.
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Arsenale di Portoferraio . La muraglia posta davanti dopo i lavori di consolidamento del 1694
Disegno a matita ,penna e inchiostro .Biblioteca moreniana Firenze. Fondo Bigazzi
Anche il tetto che nel 1673 ha bisogno di riparazione significa che l’arsenale navale Le Galeazze è stato in qualche modo abbandonato altrimenti non si sarebbe arrivati da parte Raffaele del Bianco a relazionare uno stato strutturale così decadente e con necessità di pronto intervento Costui è ingegnere inviato dal granduca a in Portoferraio “a riconoscere tutte le occorrenze di quelle fabbriche “ .Fa una relazione di tutte le occorrenze e sull’arsenale scrive “si trova essere necessario fare prontamente gl’appiè restauramenti già che la stagione è adeguatissima per farli e prima: nell’Arasenale dove sono le Galeazze ,nella navata dove resta la Galeazza buona…” (Archivio Mediceo .Filza 2559.”Portoferraio negozi diversi dal 1673 al 1707” Inserto n°8 :”Relazioni e Disegni di Raffaello del Bianco delle Fortificazioni di Portoferraio 1673”.Archivio di stato Firenze) I disegni inviati con la relazione sono molto interessanti perché non solo evidenziano il tipo di lesione su cui prontamente si deve intervenire (crollo per cedimento di capriata lignea ) e il modo con cui operare ma anche si mette in evidenza che il tetto dell’arsenale è stato costruito a capanna sostenuto da capriate lignee : stessa modalità di copertura che gli ingegneri cinquecenteschi hanno messo in atto per altre opere come ad esempio la chiesa granducale del SS Salvatore .In questa chiesa come all’arsenale .Con la tecnica di copertura a capanna si viene incontro pure ad un altro importante e vitale scòpo quello della raccolta delle acque meteoriche in cisterna per uso potabile. Al’ arsenale questo avviene con la costruzione di un acquedotto posto sul retro
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foto 6: Raffaello del Bianco .Capriata puntellata dell’arsenale delle galeazze,1673.Penna e inchiostro ,acquerello policromo.Mediceo del Principato 2559,inserto 8. Archivio di stato Firenze
foto 7: Raffaello del Bianco, Capriata restaurata dell’arsenale delle galeazze 1673. Idem come sopra
In qualche modo anche la descrizione dell’arsenale fatta da Fra Giuseppe da Fiorenza padre cappuccino venuto all’Elba nel 1698 sembra confermare che ormai si tratta più un “magazzino” che un arsenale navale in attività. Scrive Fra Giuseppe “vi si vede in un grande arsenale posto di là dalla darsena una galeazza di smisurata grandezza, e queste erano già due fabbricate già da’ nostri serenissimi principi, e queste sono state quasi le prime galeazze di questa grandezza che si sono viste in mare, e sono 150 braccia lunghe, e larghe a proporzione, et in questa che resta si ammira la vastità del legno et il bel ordine con che era fabbricato, quante camere, sale, appartamenti e altri luoghi che vi si vedono, armi, cannoni assai che vi erano, e basta dire ch’avevano ordite una di queste di combattere con 60 galere, adesso però non è più buona per la navigazione, ma resta per memoria, e tutti i forestieri, che vengono qua la prima cosa dimandano di vedere la galeazza”. (“Giuseppe da Fiorenza, Relazione delle Missioni e dell’Isola dell’Elba con le vedute de’ luoghi più singolari e di molte particolarità della medesima” Fabrizio Fiaschi, Persephone Edizioni, Capoliveri 2023.) Con Pietro Leopoldo nell’anno 1750 Portoferraio diviene porto sede della Marina Granducale, della flotta granducale. A seguito di questo evento pare essere avvenuta una ripresa di attività di cantiere navale all’interno dell’arsenale .Sembrano confermarlo la relazione dell’ing Taddeo Mussio del 1778 che scrive di aver iniziato a far rimettere in ordine tutti i materiali che si trovano all’interno dell’arsenale . (Rapporto del 31 dicembre 1778. “Scrittoio fortezze e fabbriche ,Fabbriche lorenesi”. f. 563,Archivio di stato Firenze) e quella del novembre del 1780 dove lo stesso ingegnere scrive si è iniziato ad ammassare per categoria tutto il legname depositato nell’edificio (Rapporto del 18 novembre 1780 Idem come sopra )- Nel 1782 è riparata una porta di ingresso dell’edifico (Rapporto del 3 febbraio 1782. Idem come sopra) Un rapporto dell’ing Giovanni Mori che ha sostituito l’ing. Taddeo Mussio a partire dal marzo 1782 fa conoscere che si provvederà a far ricostruire il tetto (Rapporti dal 18 maggio 1782 e del 7 giugno 1783. Idem come sopra). Nel settecento intensa urbanizzazione si è sviluppata intorno all’arsenale. Lo documenta il particolare di un dipinto olio su tela
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PARTICOLARE di “Prospettiva della città di Porto e fortezze di Portoferraio dl ser,mo granduca di Toscana”
GM Terreni (1739-1811).Sviluppo urbanistico intorno all’arsenale galeazze. Dipinto olio su t
Anche carta di archivio ritrovata dallo scrivente evidenzia come intorno all’arsenale si è sviluppata intensa urbanizzazione nella seconda metà del settecento. Giuliano Manganaro, Provveditore di strade e fabbriche della magistratura comunitativa di Portoferraio si rivolge ai membri di tale magistratura chiamandoli “molto magnifici signori rappresentanti della magnifica comunità” per segnalare che in seguito alla pioggia il ponticello di tavole sopra la fogna delle Galeazze che serve di appoggio alle persone è impraticabile e va quindi sostituito da rifarsi con un altro in calcina con mattoni .
Questo il documento integralmente trascritto :
“Molto Magnifici Signori Rappresentanti questa Magnifica Comunità
Giuliano Manganaro Provveditore di Strade e Fabbriche di questa Magnifica Comunità, rappresenta alle Signorie Loro molto Magnifiche che il ponticello di Tavole sopra la fogna della Galeazze il uale serviva per appoggio alle Persone ,quando seguono le piogge ,è presentemente del tutto inservibile, dopo che è necessario prontamente rifarsi per commodo delle persone che vi hanno in codesto contorno le loro abitazioni .
Progetto adunque alle Signorie Loro Molto Magnifiche che per maggiore stabilità e di minore spesa di farsi un Ponticello a calcina con mattoni e la spesa ascenderà in tutto a circa a lire undici, Che è quanto
A dì 22 ottobre 1782”
(Filza “ Istanze comunitative dal 1784 al 1790 “ C25- 19.Carta senza numero di pagina .Carteggio magistrale. Archivio preunitario del comune di Portoferraio. Archivio storico comune di Portoferraio).
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1782. Relazione di Giuliano Manganaro ,provveditore di strade fabbriche ai molto magnifici signori rappresentanti la magnifica comunità di Portoferraio.
Alla intensa urbanizzazione ha certamente contribuito la presenza dell’arsenale . Sorgono negozi e botteghe che producono materiale per la cantieristica navale .”Vicolo dei funai” viene chiamato il luogo dove si intrecciano e lavorano funi . Nel corso degli anni si è sviluppato il quartiere delle Galeazze popolato di abitanti Nel 1796 gli inglesi occupano Portoferraio .I soldati delle truppe inglesi hanno bisogno di alloggi e requisiscono edifici privati e pubblici: tra questi figura l’arsenale delle galeazze (In “Orazio Nelson e occupazione inglese di Portoferraio” A.Gasparri. In ‘Rivsita italiana di studi napoleonici e di storia dell’Elba’ ,n.2.anno XXVI ,1989,pagine 157-166) Nel 1802 Portoferraio diventa territori metropolitano della repubblica francese .Il genio militare francese redige piante di alcuni monumenti ed edifici della città . L’arsenale delle galeazze è riferito come magazzino anche se chiamato ancora arsenale (In “F. Beaucour.”Les plans du porte t de la rade de Porto.-Ferrajo”. In ‘Rivista italiana di studi napoleonici e di storia dell’Elba’n. 1.anno VI,pagine 118-128,1967) Sul finire dell’ottocento, nel 1877, i due locali dell’arsenale sono stati destinati a magazzino uno d’artiglieria e l’altro del genio come descritti nel manoscritto Leoni “Arsenali Furono costruiti nella seconda metà del cinquecento per ricovero di galere, Sono situati presso il lato orientale della cinta al rovescio della cortina fra i bastioni S Giuseppe e S Carlo . Constano di due vasti locali attigui ad un solo piano ,destinati a magazzini uno d’artiglieria e l’altro del genio. Il tetto è sostenuto in entrambe i locali da ampie arcate sulle quali posano gli arcarecci ,Sono in ottime condizioni rispetto alla distribuzione e e conservazione dei materiali” (Manoscritto Leoni. 1877. Collezione privata) Nello stesso manoscritto sono descritti la caserma padiglione e magazzini delle Galeazze in parte ancora oggi visibili in fondo a via di porta Nuova in completo stato di abbandono
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Portoferraio. Via di Porta Nuova .Stato attuale
Nel novecento durante la seconda guerra mondiale l’edificio è stato colpito da bombardamento .Vecchie cartoline prima della guerra mostrano la copertura dell’immobile completamente chiusa mentre le successive alla guerra mostrano che i tetti dei due corpi di fabbrica sono dotati di lucernari in ferro e vetro . Il tetto è rimasto a capanna con manto in tegole marsigliesi. Fino agli anni cinquanta del novecento l’arsenale è stato continuato ad essere usato come magazzino . Negli anni sessanta del secolo scorso si è deciso di destinare l’immobile a mercato coperto comunale con progetto dell’ing. Benedetto Provenzali e come tale è inaugurato il 16 ottobre 1960.
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Portoferraio 1960. Ingresso dell’arsenale destinato a centro commerciale
Da allora l’edificio è rimasto sempre con la stessa destinazione d’uso fino alla recente conclusione di ogni attività commerciale al suo interno con chiusura della porta di ingresso al pubblico. La sua importanza quale memoria storica della città di Portoferraio è ricordata dalla epigrafe marmorea apposta sulla facciata e dalla presenza a Portoferraio della sede di una legazione vedi link https://www.istituzionecavalieri.it/legazione-isola-elba/
MARCELLO CAMICI



