Tribunale, fosse per la Regione all’Elba sarebbe chiuso

di Giovanni Fratini

Giovedì 16 novembre il Vice Presidente del Consiglio regionale Stefano Scaramelli ha avuto un incontro con la Commissione giustizia del Senato per richiedere la modifica del decreto legislativo n°155 del 2012 che dispose la soppressione di 31 Tribunali  e 220 Sezioni distaccate. In Toscana il “taglio” interessò il  Tribunale di Montepulciano e, tra le Sezioni, anche quelle di Empoli e la nostra.

Il giorno dopo, venerdì 17,con  un comunicato del Consiglio regionale, ci veniva detto che la Regione aveva preso l’iniziativa di presentare un disegno di legge di modifica di quel decreto legislativo allo scopo di ottenere il ripristino del Tribunale di Montepulciano, l’istituzione   di un Tribunale ad Empoli al posto della “defunta” Sezione distaccata e  infine la conferma  della Sezione di Portoferraio.Una buona notizia che mi aveva  riempito di soddisfazione.

Preso da una certa  curiosità sono  entrato nel sito del Senato. Ho avuto modo, quindi, di leggere il disegno di legge regionale, la relazione di accompagnamento e di ascoltare l’intervento fatto in Commissione da  Scaramelli. Ho potuto anche ascoltare l’intervista  che ha rilasciato. La  si può leggere cliccando sul sito “Istituzioni: Scaramelli,Toscana apripista nella geografia giudiziaria”.

Amara sorpresa! Contrariamente a quanto assicurato nel comunicato del Consiglio regionale del 17,  nel disegno di legge, nella relazione, nell’intervento  e nella intervista  non ho avuto il piacere di leggere o di sentire una, una sola parola sulla esigenza di mantenere la Sezione a Portoferraio per la specificità del nostro territorio. Il Vice  Presidente si è limitato, invece, a sollecitare la riapertura del Tribunale di Montepulciano ed ha speso non poche parole per dimostrare la necessità di istituire un Tribunale a Empoli.

In nostra difesa, nel corso della seduta della Commissione,  ha parlato solo l’On.Tancredi Parenti della Lega.

E tutto questo succede non ostante che:

  • all’art.119 della nostra Costituzione sia scritto che “La Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”. Norma programmatica chiara che fa obbligo al Parlamento nazionale e alle Regioni di attuare politiche che rimuovano o riducano “gli svantaggi”.
  • l’Europa riconosca, all’art.174 del Trattato sul suo funzionamento “ i gravi e permanenti svantaggi naturali” delle Regioni periferiche e in particolare di quelle insulari e si ponga come obiettivo di superarli o attenuarli con la concessione di cospicui finanziamenti.
  • esista una legge delega, licenziata dal Governo Berlusconi nel 2011 e tuttora in vigore, che impone di tener conto di ben precisi criteri per decidere la soppressione o meno di una sede giudiziaria. “ L’estensione del territorio, il numero degli abitanti, i carichi di lavoro e la specificità territoriale del bacino di utenza anche con riguardo alla situazione infrastrutturale “. Evidente che quest’ultimo criterio  sia stato previsto con riferimento alle aree periferiche del territorio nazionale e in particolare a quelle insulari.
  • la Prima Commissione consiliare – Affari istituzionali – della Regione, abbia approvato addirittura due mozioni, con cui è stato chiesto il mantenimento della nostra Sezione. La prima nel gennaio del 2019 e la seconda nel giugno dello scorso anno. Con quest’ultima si chiedeva alla Giunta regionale di “ attivarsi nei confronti del Governo ed in particolare del Ministero della Giustizia affinché si preveda il mantenimento definitivo della sezione distaccata del Tribunale di Livorno a Portoferraio riconoscendo la specificità e le esigenze di continuità territoriale dell’isola d’Elba”.

Alla faccia della coerenza, Signor Vice Presidente!

Ascoltato anche il dibattito che si è svolto in Commissione al Senato, a dir la verità piuttosto “fiacco”, temo che dovremo rassegnarci ad una definitiva chiusura. Con buona pace del Presidente della Associazione forense, l’amico Paolo Di Tursi.O al più contentarci, ancora una volta, di una ennesima, ridicola  proroga. E riascoltare così l’immancabile coro di deputati e senatori che si appiccicheranno sul petto la medaglia per essere riusciti ad ottenerla.

 

Giovanni Fratini

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