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Sezione Pd Rio Elba: “Un pesce d’aprile a scoppio ritardato?”

di Simone De Rosas e Massimo Scelza

Ieri mattina alcuni compagni ci hanno segnalato il testo di un intervento che ci chiamava in causa, la firma era di cinque sedicenti, loro sì, coordinatori del circolo di Rio nell’Elba. Leggendolo, istintivamente, così sulle prime, abbiamo pensato di essere vittime di uno scherzo. Un pesce d’aprile a scoppio ritardato, del resto prima erano impegnati. Dovevano comporre la lista del candidato Corsini, dopo un accurato confronto, a casa, tra loro cinque.
Capito che non era uno scherzo di cattivo gusto, abbiamo ragionato sul documento firmato da quello che (impropriamente in quanto non eletto da nessuno) si definisce solennemente “il coordinamento” di un circolo composto di dieci iscritti dei quali tre o quattro non sono neanche d’accordo con i coordinatori. Sostanzialmente, i cinque coordinano loro stessi.
Avevamo pensato di non rispondere, tanto ci pareva ridicolo l’intervento, ma siamo in campagna elettorale ed è palese il fine di questa nota. Provare a buttare nel torbido i nostri elettori riesi per cercare di accaparrare qualche voto pro Corsini (con Salvini all’Elba e con Marcella Amadio – FDI, alle regionali, a proposito di sinistra); perciò meglio fare chiarezza.
Non sono mancati, lo ammettiamo, lo stupore e qualche sorriso.
A partire dal primo periodo che ci attribuisce “toni apocalittici e messianici” usati (..) per screditare il circolo Berlinguer del PD di Rio nell’Elba”. Non si capisce quale screditamento sia avvenuto nei confronti del circolo di Rio nell’Elba e quale apocalisse avrebbero mai potuto provocare otto iscritti coordinati da cinque (o in fila per tre col resto di due!).
Certo, un mese fa abbiamo dovuto dire la verità su quelle persone, che non coordinano niente e nessuno. E che in nessun modo rappresentano il Partito Democratico.
Ovvero che quelle cinque/sei persone avevano riaperto la sezione di Rio nell’Elba (con nostra grande gioia, perchè ignari) solo a uso e consumo dell’ex sindaco Corsini.
A confermarlo, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’ex presidente del consiglio comunale di Rio che raccontava in un articolo uscito sulla stampa come Giuseppe Paletta (allora coordinatore del circolo di Rio Elba) entrava e usciva dal palazzo comunale come da casa sua. Ovviamente dimenticando di informarne le compagne e i compagni riesi anche dopo nostre reiterate richieste sul posizionamento in vista delle amministrative e dopo le numerosissime riunioni alle quali i coordinatori di loro stessi non hanno partecipato.
Continuano poi, i sedicenti coordinatori, chiedendosi cosa intendiamo noi per “politica e trasparenza”. Marzullo avrebbe detto “si faccia una domanda e si dia una risposta”.
Noi sappiamo bene cosa significano politica e trasparenza e soprattutto appartenenza a una comunità di compagne e compagni, anche quando sbagliano. Solo a titolo di esempio potremmo dire che abbiamo rinunciato a querelare alcune di queste persone che, in chat pubbliche, sostenevano la nostra partecipazione a incontri carbonari con questo e quello con l’unico obiettivo di screditarci.
Ovviamente messaggi seguiti da cori di indignazione e di calunnie. Incontri naturalmente non veri e dei quali non potevano portare nessuna prova.
Esilarante poi il riferimento al “fantomatico PD Elba”, praticamente (se abbiamo capito) vorrebbero i nomi di tutte le compagne e i compagni dell’Elba che quell’organismo rappresenta. Nei partiti, ma loro evidentemente non lo sanno perché nelle riunioni a casa non se lo sono detto, esistono organismi di rappresentanza come i segretari e le assemblee, tutte cose che diventano pane quotidiano per chi vive il partito. Per chi lo vive, appunto. Non per chi fa usare la sezione per anni per deposito di bidoni della spazzatura, come hanno fatto loro.
Organismi peraltro eletti, non nominati non si sa nemmeno da chi.
Così, dopo aver concluso la lettura, c’è venuto in mente un racconto su un signore milanese che a cena in una casa portoferraiese, davanti a tutti, ostentava la sua cultura enologica pur non avendo mai bevuto una goccia di alcol perché “astemio”.. fu così che durante la forbita dissertazione fu bruscamente interrotto: “bada che pe’ capìcci di vino bisogna anco esse un po’ briachi!”.

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