La telemedicina sbarca sull’isola di Gorgona

Installate sull'isola-carcere le tecnologie per garantire la salute dei detenuti

La telemedicina in carcere diventa realtà: un risultato importante ottenuto nell’isola-carcere di Gorgona, che permetterà di migliorare le condizioni di salute dei detenuti. Con la consegna il 16 giugno scorso delle tecnologie che consentono di abilitare il servizio, sarà possibile realizzare sull’isola esami diagnostici a distanza, riducendo i tempi di attesa, migliorando le prestazioni e abbattendo i costi di trasferimenti, scorte e piantonamenti. Digitalizzare la sanità carceraria rappresenta, infatti, uno dei sistemi più validi e adeguati per sopperire alle inevitabili difficoltà organizzative, economiche e di carenza di personale che da tempo fisiologicamente la penalizzano.

“Sviluppare la telemedicina – sottolinea il direttore dell’area Supporto ai servizi sanitari e al cittadino dell’Asl Alessandro Iala – non significa sostituire la presenza fisica del medico del carcere. Un paziente detenuto che lamenta un disturbo verrà sempre visitato dal medico fisicamente presente nella struttura. Sarà lui a decidere se accedere o meno alla telemedicina, che dovrebbe configurarsi più come un servizio integrativo”.

Proprio nell’ottica della digitalizzazione della sanità l’Azienda USL Toscana nord ovest ha deciso di mettere in campo le proprie competenze e le proprie soluzioni tecnologiche per attivare la telemedicina negli istituti penitenziari collocati nelle diverse zone, partendo proprio dalla Gorgona. L’Azienda sanitaria si è organizzata istituendo un gruppo di lavoro dedicato, coordinato da Alessandro Iala e composto da Riccardo Orsini, Alessandro Gotti e Paolo Nasuto, che ha intanto raggiunto questo traguardo importante e ambizioso: l’utilizzo della telemedicina nel carcere di Gorgona.

Si tratta in realtà del proseguo delle attività legate ad un percorso in atto già da alcuni anni per migliorare i servizi dell’Azienda, a tutto vantaggio dei cittadini e degli operatori. E’ un modo di sperimentare la tecnologia in maniera intelligente, senza sostituire il contatto umano. Attraverso le tecnologie innovative di cui si avvale il servizio di telemedicina, sarà possibile gestire i più frequenti problemi di salute della popolazione detenuta, assicurando televisite, teleconsulti, telerefertazione e telemonitoraggio. Questo progetto rappresenta un esempio di concreta attenzione alla condizione del carcere che, alla luce dell’esperienza drammatica vissuta con l’emergenza Covid, attinge agli sviluppi tecnologici disponibili per consentire l’ottimizzazione delle risorse ma consente, in particolare, di superare alcuni “rallentamenti” dovuti alla logistica organizzativa delle carceri, assicurando una presa in carico del paziente sempre più completa e tempestiva.

“L’emergenza Covid-19 – commenta la coordinatrice aziendale della sanità penitenziaria Anna Santinami – ha sicuramente aumentato la consapevolezza sul contributo cruciale del digitale nel processo di prevenzione, cura e assistenza. Solo un profondo cambio di paradigma, ridisegnando completamente le procedure, può quindi consentire il pieno sfruttamento delle opportunità che la digitalizzazione offre, sia dal punto di vista della qualità dei servizi che di una loro maggiore efficienza, oltre che della riduzione dei costi”.

La necessità è stata evidenziata proprio dalla difficile organizzazione delle scorte per portare fuori i detenuti, soprattutto perché non tutte le carceri sono vicine a un ospedale, proprio come avviene all’isola di Gorgona. In un quadro simile la telemedicina ed in generale un rafforzamento di tutti i servizi digitali diventano un obiettivo primario. Dal confronto con il direttore del carcere Carlo Mazzerbo è emerso che l’uso della telemedicina può concorrere in maniera determinante ad abbattere le barriere geografiche e temporali.

Dal carcere di Gorgona parte dunque un progetto innovativo che avrà impatti positivi, da subito, nella gestione dei problemi di salute dei pazienti detenuti, che sarà possibile replicare nelle altre strutture detentive presenti sul territorio aziendale. L’importanza di estendere il modello a tutti gli istituti penitenziari viene ribadita anche dal direttore generale dell’Azienda USL Toscana nord ovest Maria Letizia Casani: “Questo progetto contribuisce a rendere più efficiente e sicura l’organizzazione penitenziaria, perché un valido servizio di telemedicina garantisce il diritto dei detenuti alla salute e al tempo stesso significa meno scorte, meno traduzioni e concentrazioni di risorse in altri servizi”.

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