I cinghiali non risparmiano nemmeno l’arte e le storia

di Alessandra Ribaldone Fondazione Italo Bolano

Dopo orti, campi, giardini e proprietà private, pendii che incombono sulle strade e fossi, i cinghiali devastano anche i luoghi della cultura. Colpiti l’Open Air Museum Italo Bolano e la Villa romana delle Grotte. Possibile che le Istituzioni continuino a non trovare una soluzione?

C’è un limite oltre il quale non si può più parlare soltanto di danni provocati dalla fauna selvatica. Quando un fenomeno diventa sistematico, quando si ripete da anni e coinvolge ormai anche luoghi di straordinario valore culturale e ambientale, è necessario chiamare in causa chi ha il dovere di intervenire. All’Isola d’Elba quel limite sembra essere stato ampiamente superato.

L’ultimo episodio riguarda l’Open Air Museum Italo Bolano, a San Martino, Portoferraio.
È un Museo senza pareti, dove l’Arte respira all’aperto, tra il sole, i colori e la vegetazione mediterranea dell’Elba, fondato oltre 60 anni fa da Italo Bolano per offrire ai giovani, ai turisti e a tutti gli abitanti un luogo di pace, armonia e Arte. Un luogo nel quale Natura e Arte non sono elementi separati, ma componenti inseparabili di un unico progetto culturale.
Italo Bolano lo aveva immaginato e realizzato proprio così: un parco di circa 10.000 metri quadrati, dove le opere dialogano con gli alberi, i sentieri, le stagioni e il paesaggio. Un patrimonio artistico e spirituale che appartiene non soltanto alla Fondazione che oggi ne custodisce l’eredità, ma all’intera comunità elbana fino a proiettarsi oltre il canale.

Ebbene, anche questo luogo è stato nuovamente preso di mira dai cinghiali.
Gli animali hanno divelto la recinzione, sono penetrati nell’area museale, hanno sconvolto il terreno e provocato danni, arrivando persino a compromettere una tubazione dell’acqua creando una grave perdita.
Un quadro desolante, che lascia amarezza e preoccupazione.
Per fortuna il Museo è attualmente chiuso per il consueto riposo invernale. Ma questo non rende meno grave quanto accaduto. Al contrario, il periodo di chiusura dovrebbe essere utilizzato per ripristinare i danni e soprattutto per mettere in sicurezza l’area, evitando che la riapertura coincida con una nuova emergenza.
Ma l’Open Air Museum non è un caso isolato.
La stessa sorte è toccata alla Villa romana delle Grotte, uno dei siti archeologici più importanti e suggestivi dell’Isola.
Qui le incursioni hanno provocato danni particolarmente seri: terreno sconvolto, recinzioni danneggiate, smottamenti in prossimità delle strutture archeologiche, pannelli informativi e arredi divelti o distrutti. Una situazione denunciata dalla Fondazione Villa romana delle Grotte, che ha nuovamente richiamato l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di interventi concreti.
E non dimentichiamo anche i gravi incidenti che hanno già provocato addirittura vittime sulle strade elbane!!!

E allora viene spontaneo domandarsi: che cosa deve ancora accadere?
Non sono soltanto gli agricoltori a pagare il prezzo di questa situazione. Non sono soltanto gli orti familiari, le coltivazioni, i giardini e le proprietà private a essere quotidianamente esposti alle incursioni. Adesso sono coinvolti anche luoghi che custodiscono la memoria, la storia e l’identità dell’Isola.
È difficile accettare che un patrimonio costruito con anni di lavoro, passione, sacrifici e risorse debba essere continuamente ripristinato a causa di un problema che tutti conoscono e del quale si discute ormai da troppo tempo.
Non si tratta di invocare interventi improvvisati o di ignorare la complessità della gestione della fauna selvatica. Si tratta di pretendere una strategia efficace, coordinata e soprattutto verificabile. Le responsabilità istituzionali devono essere affrontate senza ulteriori rinvii:
i Comuni dell’Isola, che conoscono direttamente le conseguenze del fenomeno sui rispettivi territori; il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che ha competenze e strumenti nella gestione degli ungulati; e soprattutto la Regione Toscana, alla quale spetta un ruolo determinante nel coordinamento e nelle decisioni necessarie per affrontare un’emergenza che ormai investe l’intera Isola devono intervenire.
Non bastano più dichiarazioni di circostanza, incontri, promesse e buone intenzioni.
Servono interventi, tempi certi, risorse e responsabilità chiaramente individuate.
Occorre proteggere le aree culturali e archeologiche, mettere in sicurezza le recinzioni, affrontare il problema alla radice e rendere finalmente efficace il piano di gestione della popolazione dei cinghiali.
Perché non possiamo continuare a chiedere a Fondazioni, associazioni, agricoltori e singoli cittadini di sostenere da soli il costo economico e materiale di un’emergenza collettiva.

C’è anche un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato: l’Elba vive anche della propria bellezza, del paesaggio, della storia, dell’arte e della ricchezza del suo patrimonio naturale e culturale.
Che immagine diamo di un’isola capace di attrarre visitatori da tutto il mondo, se non siamo in grado di proteggere nemmeno i suoi luoghi più preziosi?

L’arte di Bolano, le testimonianze della civiltà romana, i campi coltivati e i giardini dei cittadini meritano tutti la stessa attenzione e la stessa tutela.
Non possiamo aspettare che i cinghiali arrivino a devastare ogni luogo per continuare a parlarne. La domanda, a questo punto, non è più se esista un problema.
La domanda è: quanto ancora dovremo aspettare perché le istituzioni decidano finalmente di affrontarlo sul serio?

Alessandra Ribaldone

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