Marciana Marina

Premio La Tore: il nuovo libro di Beppe Severgnini

di Jacopo Bononi*

Riceviamo da Jacopo Bononi, una breve critica del nuovo libro di Beppe Severgnini vincitore dell’edizione 2027 del “Premio La Torre”: Severgnini sarà ospite in piazza a Marciana Marina  nel prossimo mese di luglio e sicuramente racconterà i dettagli e le sfumature del volume stesso. Ecco il testo:

‘Il mio compito alla vigilia dei settant’anni è un altro: invecchiare con decoro. Anzi con poesia.(…) La poesia è una forma di pronto soccorso, diceva Mario Luzi. Uno che con lo sguardo improvviso, può cogliere la sostanza dubbia che sfugge agli altri (….) La poesia ci aiuta a sopravvivere, perché contiene quello che fingiamo di non sapere’. (Beppe Severgnini. ‘Brontolo e la magnolia. L’arte di sopravvivere poeticamente’. Rizzoli, 2026). Il nuovo libro di Beppe Severgnini, che è il vincitore 2027 del nostro premio, è ben racchiuso in questi ‘stralci’ dello stesso. Egli con la sua consueta scrittura fluida e leggera ma solo in apparenza, segna di sicuro un’ulteriore tappa nel suo percorso di scrittore e saggista, autore di veri e propri best sellers. Capita di incontrarlo spesso in tv in questi giorni di promozione del volume e se si rapporta la sua partecipazione come opinionista e editorialista ‘tout court’ sui temi dell’attualità politica e culturale, si nota nel presentare il libro una forte emozione nel raccontare la sua ultima fatica letteraria. Essa coinvolge difatti le parti più intime e personali dell’autore: la cosa è lampante, come lo è stato nello scrivere il suo ultimo successo dedicato alla nipotina. In più qui si legano al testo il racconto della ‘casa’ che diventa una co-protagonista silenziosa e la partecipazione attraverso dei bei disegni del figlio. Insomma intimismo e intimità si mescolano e si complemetano tra di loro in tutto il testo, volendo egli attraverso lo stesso omaggiare in primis l’’arte della poesia’ che come egli stesso spesso sottolinea si distingue nettamente dalle altre ‘attività letterarie’ dell’uomo che siano la saggistica, il giornalismo o la narrativa. Essa per l’autore ha un posto più ‘alto’:(…) Mi piace la precisione, la consapevolezza che tutto dipende da poche parole. Considero i poeti scrittori inarrivabili. Noi tutti -saggisti,narratori,giornalisti- abbiano qualcosa da imparare. Il volume traccia un percorso attraverso una dozzina di suggerimenti, guidati e illuminati dai versi di cinquanta poeti italiani dell’ultimo secolo, con contributi e racconti curati anche da Paolo Di Stefano. Severgnini invita a ritrovare la poesia nelle piccole cose di ogni giorno: nelle parole di una canzone, nei ricordi di scuola, o nei gesti quotidiani. L’autore sceglie deliberatamente di non usare imperativi, preferendo i verbi all’infinito, il modo verbale più caro alla poesia, per suggerire una serie di piaceri e attitudini: concedersi piccoli piaceri quotidiani, indignarsi solo quando è davvero necessario, saper tornare nei propri luoghi del cuore, alzare i calici e brindare agli amici che non ci sono più, rispettare l’immaginario delle nuove generazioni, dai Pokémon alle Winx. Il volume si configura così come un invito per ‘giovani romantici e anziani fantasiosi’ a riappropriarsi del proprio tempo, imparando a guardare il mondo con curiosità e meraviglia. Due pilastri della letteratura del Novecento come Mario Luzi e Umberto Saba fanno da sponda culturale alle riflessioni di Severgnini. Per ciascuno dei 50 poeti, Paolo Di Stefano ha curato una scheda che racconta una ‘vita poetica’. Non si tratta di aride note enciclopediche, ma di ritratti focalizzati sul lato umano dell’autore, per mostrare come la poesia sia nata direttamente dalle loro vicende personali. La scelta dei componimenti copre l’ultimo secolo di storia della poesia italiana. Include sia i ‘mostri sacri’ studiati a scuola, utili per riattivare i ricordi d’infanzia del lettore, sia voci più intime, isolate o ingiustamente dimenticate, che si adattano perfettamente ai dodici suggerimenti esistenziali proposti nel testo. Ciascun poeta viene introdotto per dare una risposta ideale e un ‘soccorso’ a un’azione quotidiana, come saper pranzare all’aperto, rassegnarsi al disordine o accettare il tempo che passa. Al centro della scena oltre a molti poeti minori ma non meno apprezzati dall’autore spiccano appunto i citati Mario Luzi e Umberto Saba: Umberto Saba (1883–1957) rappresenta la via di una poesia ‘onesta’ e quotidiana, apparentemente semplice ma dotata di una densità psicologica straordinaria mentre Mario Luzi (1914–2005) è stato una delle voci più durature e autorevoli del secolo, evolvendo la sua scrittura lungo l’arco di oltre sessant’anni, passando dal periodo ermetico ad uno più ‘pragmatico’: la sua poesia si è aperta alla storia, al dialogo drammatico, alla coralità e alla dimensione quotidiana, pur senza mai scadere nel neorealismo piatto o nella totale ‘prosaicizzazione’ del verso. Tra le pagine più intense nel libro ci sono quelle dedicate a Milano ove nel gioco appassionato di unire la sua prosa, ripeto leggera ma colta, sciolta ma intensa, si uniscono da parte dello scrittore poeti come Montale o Alda Merini, nel tentativo riuscito di parlare della sua città adottiva, essendo egli cremasco, in un ‘miscuglio’ di alta poesia e prosa che entra nel dettaglio anche topografico della metropoli. Allora la poesia dei grandi si mescola alla analisi storico architettonica della città per restituire della stessa un’immagine forte e definita: (…) Milano, a Londra ha sottratto gli esuli fiscali. A Milano c’è il Quadrilatero della moda; a Londra Mayfair.(…)La chiamiamo Milondra? Il nome ‘forse, sarebbe piaciuto a Dino Buzzati.’ (….) Accanto a questo percorso si unisce quello della ‘casa’, quella con la grande magnolia in giardino, la sedia o poltrona da giardino che dir si voglia preferita del nostro e Brontolo, che lui saluta sempre passandogli vicino. Segue poi un lungo elenco dettagliato di libri che si sono conservati in quella casa che diviene protagonista anch’essa, come già detto, del libro, delle parole e della poesia raccontata dall’autore. Che brutte sono quelle case moderne, ‘pulite’, lineari, senza nulla appeso ‘di famigliare’ alle pareti e senza libri, anche polverosi, negli scaffali sostiene il nostro. Ed è ora che accade ‘il miracolo’ perchè nel leggere il libro e nello sfogliarlo, come mi capita di fare spesso dando anche alla carta e al suo odore e alla sua impaginatura un valore intrinseco, come viene naturale darlo nell’impasto del colore e nella densità delle ombre e delle luci a un quadro, così anche io leggendo di polvere trovo nell’edizione appena comprata un segnalibro sbriciolato che cade dal volume: si stabilisce così ancora una volta una magica alchimia tra chi legge, chi scrive e la ‘matericità’ del mezzo comunicativo. Lascio al lettore il gusto di leggersi questo testo così ricco, così denso e così colto, ma soprattutto così emozionato ed emozionante: il resto ce lo faremo raccontare a luglio a Marciana Marina.

Il video

 https://www.youtube.com/watch?v=AFg-EEsi300

*Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

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