Premio La Tore: Scurati, ‘sono un patriota europeo’

di Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

Il nuovo libro di Antonio Scurati si intitola ‘Storie di donne e uomini in lotta per la democrazia’, in uscita il 20 ottobre 2026 per l’editore Feltrinelli. Questo saggio/racconto segna una svolta rispetto alla sua precedente produzione recente, nascendo da un dialogo con Corrado Augias sulla democrazia e sulla necessità di riscoprire e valorizzare le storie di chi ha combattuto per i valori democratici. L’intervista integrale esce oggi 9 ottobre su venerdi di Repubblica e con Antonio ci siamo sentiti on line in merito dopo che questa estate è stato il protagonista della serata dedicata all’ottantesimo compleanno del Premio Strega in collaborazione con la Fondazione Bellonci e il suo direttore l’amico Stefano Petrocchi. Sapete bene che ha vinto anche il nostro premio nel 2025 e che lo abbiamo conosciuto per l’edizione dello Strega che ha vinse nel 2019. Prima di questa pubblicazione, Scurati ha concluso nell’aprile del 2025 la sua celebre e monumentale saga storica su Benito Mussolini con il quinto e ultimo volume intitolato ‘M. La fine e il principio, edito da Bompiani, che ripercorre gli ultimi seicento giorni del fascismo e della vita del dittatore, dalla caduta del regime fino a Piazzale Loreto. Mi sembra che sia stata logica la strada di proseguire con biografie, non mono tematiche per così dire e che coprissero un periodo storico più ampio. L’autore stesso ha paragonato la scrittura di questo libro al ‘gesto antico di un marinaio sperduto in mare che alza gli occhi al cielo per orientarsi con le stelle’. Le stelle sono le vite esemplari di grandi europei del Novecento. Non è un romanzo, bensì un’opera di epica civile che unisce saggio e narrazione biografica. Il libro raccoglie le biografie e le esistenze straordinarie di figure storiche note e meno note che si sono opposte ai totalitarismi. Tra i protagonisti figurano Sandro Pertini, Anna Politkovskaja, Franco Basaglia, Gisèle Halimi, Alexander Langer, Livia Bottardi e Manlio Milani. I temi portanti del volume sono il fatto che la democrazia non è debole, ma intrinsecamente fragile e che la sua forza di emancipazione richiede una manutenzione costante e il corpo esposto dei cittadini. Scurati mostra come la lotta contro il potere abbia progressivamente allargato i confini democratici per includere i diritti dei lavoratori, delle donne, degli omosessuali, degli studenti, dei malati e dell’ambiente. Il libro è nato in un momento in cui l’autore avverte la democrazia come nuovamente minacciata dai populismi e dai sovranismi globali, il testo invita a trasformare la parola ‘lotta’ in ‘impegno’ e partecipazione quotidiana. Egli stesso si definisce un ‘patriota europeo’. Il passaggio da ‘M. La fine e il principio’ (2025) a ‘Storie di donne e uomini in lotta per la democrazia’ (2026) rappresenta sia un punto di rottura stilistico sia la naturale evoluzione concettuale del percorso letterario e civile di Antonio Scurati. Il volume si intreccia con la sua produzione precedente attraverso alcune dinamiche fondamentali: per quasi un decennio, Scurati si è immerso nel ‘buio’ della storia italiana, analizzando dettagliatamente il fascismo, i meccanismi del totalitarismo e la figura del tiranno nella saga di M. Egli ha mostrato come una democrazia fragile possa collassare e come il potere violento possa sedurre una nazione, il nuovo volume invece si pone come il perfetto contraltare ‘luminoso’. Esaurito il racconto del fascismo, Scurati passa a narrare chi a quel fascismo e ai totalitarismi in genere ha resistito: è il passaggio alla celebrazione degli ‘anticorpi’ democratici. Nel quinto volume di M, la morte di Mussolini segna la fine della dittatura ma anche il ‘principio’ di qualcosa di nuovo. Questo nuovo libro raccoglie quel testimone. Le storie di figure come Sandro Pertini o Leone Ginzburg si legano direttamente alle macerie lasciate dal fascismo della saga precedente, mostrando lo sforzo umano e civile necessario per edificare la democrazia dalle ceneri della guerra. Scurati non scrive mai di storia per puro accademismo e se in M l’obiettivo era mettere in guardia il lettore contemporaneo sulle radici dei populismi attuali, in ‘Storie di donne e uomini in lotta per la democrazia’ l’intento diventa pedagogico e militante. Mentre la saga di M era un monumentale ‘romanzo documentario’ in cinque volumi basato su una vastissima ricerca d’archivio e una forte componente narrativa, questo nuovo testo, pubblicato peraltro da un editore storico diverso come Feltrinelli, adotta la forma del saggio-racconto biografico ed epica civile. Abbandona la grandezza enciclopedica per farsi testo più agile, esortativo e corale, nato in gran parte anche dalla sua parallela esperienza di scrittura per lo spettacolo teatrale omonimo. Con Antonio poi la polemica, anche pungente, non manca mai e nella intervista con Augias si lascia andare ad una battuta che ritengo condivisibile: ‘Per me è rimasto un opprimente e tedioso insegnamento scolastico. La penso come Silvio Orlando in un vecchio film di Luchetti: mentre Manzoni scriveva e riscriveva ‘I promessi sposi’, Tolstoj infilava sei capolavori uno dietro l’altro.’ E ditemi se è poco. Il ‘monumento della cultura ottocentesca di matrice cattolica’ viene demolito in una battuta, presa in prestito niente meno che da un nostro comune apprezzato autore quale è Daniele Luchetti, regista mai troppo rivalutato eppure con ‘in casa’ alcuni lungometraggi di valore. Qui la battuta essendo del professore galoppino o meglio portaborse (Il portaborse, 1991) del mitico Ministro Botero, nella grande interpretazione di Nanni Moretti. Esso fu un film sceneggiato dal grande duo Rulli e Petraglia e anticipatore di pochi mesi, direi, di quello che sarebbe stato lo scandalo più grande del secondo Novecento italiano ossia Tangentopoli. Bocciato Manzoni e promossi gli altri protagonisti del suo libro non ci resta che attendere il suo nuovo libro e leggerlo appena uscirà: non mancheremo ovviamente ai suoi eventi di presentazione a Milano.

Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

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