“Sognando lo Rio” approda al Museo Bolano

di Fondazione Italo Bolano

Due ragazzi, un pallone e un viaggio nel tempo: Rio Marina raccontata attraverso il cinema.
Ma non è una storia qualunque: è un cortometraggio realizzato dagli alunni della classe 5ª A della scuola primaria di Rio nel corso dello scorso anno scolastico, che è risultato vincitore del Premio Paolo Gobetti – sezione scuola infanzia e primaria – nell’ambito del concorso nazionale “Filmare la storia”, promosso dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. “Questo importante premio nazionale rende omaggio all’impegno degli alunni e al supporto delle famiglie” – hanno dichiarato i docenti della scuola – un premio che ci rende davvero felici perché riconosce il valore del progetto, in cui il territorio diventa protagonista attraverso lo sguardo dei bambini, mettendone in luce bellezza, cultura e storia.

Lunedì 17 agosto, alle ore 21,30 il corto approderà al Museo Bolano. Presenterà il lavoro Barbara Bardazzi Formichini, esperta cinematografica.

“La Fondazione Italo Bolano, sempre attenta al connubio tra contemporaneità e territorio è lieta di ospitare questo lavoro realizzato da giovanissimi elbani, per tutti – ha dichiarato Alessandra Ribaldone, Presidente della Fondazione – e spero che tanti giovanissimi, con le loro famiglie vengano a vederlo qui, in questo Giardino dell’Arte voluto da Italo Bolano, soprattutto per loro.

Il racconto è semplice ma geniale: un pallone da calcio che attraversa il tempo diventa il filo conduttore di una storia che mette in dialogo due ragazzi di Rio Marina, separati da quasi ottant’anni ma uniti dallo stesso luogo e, soprattutto, dal desiderio di giocare, incontrare gli altri e sentirsi parte di una comunità.
È questa l’idea al centro del cortometraggio diretto da Fabio Punis, ambientato tra il 2025 e il 1948. Due epoche lontane si incontrano in modo misterioso e quasi magico, attraverso due palloni che sembrano avere la capacità di superare il tempo. Da questo incontro nasce un confronto tra due adolescenze profondamente diverse, ma anche sorprendentemente simili.
Il ragazzo del 1948 vive una realtà segnata dalla fatica, dalla povertà e dal lavoro minorile, in una Rio Marina legata alle miniere e al duro lavoro degli uomini. Il ragazzo di oggi, invece, vive una solitudine diversa, spesso nascosta dietro lo schermo di uno smartphone, tra social network e comunicazioni virtuali. Cambiano le condizioni di vita, cambiano le tecnologie e le abitudini, ma rimangono gli stessi bisogni fondamentali: avere un amico, giocare, essere ascoltati e sentirsi parte di qualcosa.
Il pallone diventa così molto più di un semplice oggetto. È un ponte tra generazioni, un elemento capace di conservare la memoria di un luogo e di mettere in comunicazione passato e presente. Attraverso il gioco, i due protagonisti scoprono che, nonostante le enormi differenze tra le loro vite, esistono sentimenti che non cambiano con il passare del tempo.
Con un’atmosfera leggera, poetica e onirica, il cortometraggio affronta temi importanti senza perdere la dimensione fantastica e adatta anche a un pubblico di bambini. Al centro rimangono il valore dell’amicizia, il piacere del gioco e l’importanza della memoria.
E sullo sfondo c’è Rio Marina, con la sua identità fortemente legata alla storia mineraria, al mare e al paesaggio dell’Elba. Una città che diventa essa stessa protagonista e memoria vivente del racconto.

Un film tutto realizzato all’Elba: la Regia e la Sceneggiatura sono di Fabio Punis, quest’ultima assieme a Pierluigi Martano; la Direzione della fotografia e il montaggio di Stefano Muti, il Suono di Donatello Guerra e l’Assistenza alla produzione di Giorgia Bruni.
Un piccolo viaggio nel tempo che parte da un pallone e arriva a una domanda semplice ma importante: quanto siamo cambiati davvero, noi ragazzi di ieri e di oggi, e quanto invece continuiamo ad avere bisogno delle stesse cose?
Il film è anche stato selezionato al RAM film festival 2026 che si terrà ad ottobre a Rovereto.

L’ingresso è libero.

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