Da poco tempo si è appreso che un contingente di 400 militari dell’Areonautica e 300 dell’Esercito italiani da marzo scorso è schierato in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Con essi quattro caccia Eurofighter, un velivolo radar per l’allarme precoce, un sistema antidrone, una batteria missilistica terra-aria SAMP-T e radar.
Siamo in un’area segnata dalla guerra Usa-Iran e dalle tensioni nello Yemen.
Riteniamo grave tutto questo alla luce di quanto afferma, in un dettagliato comunicato, la Rete Italiana Pace e Disarmo: “Nessuno di questi assetti è stato oggetto di discussione e voto parlamentari specifici. L’Arabia Saudita compare nella scheda 4 della Delibera missioni 2026 soltanto come voce di un elenco generico di Paesi di quell’area geografica, in una Scheda che però è priva di qualunque dettaglio su consistenza, armamenti e finalità del dispiegamento in quello Stato. Il Governo si trincera dietro la facoltà, introdotta con la riforma quadro delle Missioni Militari del 2024, di “spostare forze e assetti nella stessa area geografica” dove già insistono missioni autorizzate. Ma è precisamente questo il punto che Rete Italiana Pace e Disarmo denuncia: un riferimento generico dentro una tabella per aree non equivale ad aver illustrato al Parlamento uomini, mezzi, armamenti e obiettivi operativi di una missione.”
Siamo preoccupati per tutto questo e, mentre invitiamo i cittadini alla vigilanza democratica, ci uniamo alle richieste della Rete Italiana Pace e Disarmo: lo stop immediato del dispiegamento e il ritorno della decisione nella sede che le compete, il Parlamento, con una discussione e un voto specifici sulla missione; che il Governo riferisca con urgenza e in modo completo alle Camere sull’intera consistenza del dispositivo militare italiano nella penisola arabica (uomini, mezzi, armamenti, basi, catena di comando, regole d’ingaggio e finalità) e sui rischi di coinvolgimento in un’eventuale escalation in Yemen; che si apra senza rinvii una revisione puntuale della legge n. 145/2016, per correggere le distorsioni introdotte con l’accorpamento del 2024 e impedire che la “libera interpretazione” governativa dei perimetri geografici svuoti il potere di controllo e indirizzo delle Camere.
Purtroppo, “i fatti sono questi: una missione militare rilevante è stata avviata e resa operativa senza un voto parlamentare specifico, in una regione sull’orlo di una nuova guerra. Nessuna missione militare può sostituire la politica; nessuna sicurezza costruita nell’opacità e nell’aggiramento delle regole democratiche può essere una sicurezza duratura”.


