Dalle promesse al degrado, la storia di un triste epilogo

di Gruppo di Minoranza Consigliare “Orgoglio Gigliese”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il destino politico dell’attuale amministrazione comunale sta scivolando verso il basso: chi ha costruito la propria ascesa sulla battaglia “contro il degrado e contro l’abbandono” sembra oggi essere travolto proprio da quelle stesse parole che un tempo scandiva come un mantra di rinnovamento e riscatto. Chi è incompetente, infatti, non possiede gli strumenti necessari per riconoscere la propria inadeguatezza, risultando eccessivamente sicuro delle proprie abilità. Questo fenomeno, noto come effetto Dunning-Kruger, è una distorsione cognitiva per cui individui con scarse competenze in un determinato ambito tendono a sovrastimare le proprie capacità, ignorando le proprie carenze a causa di un deficit metacognitivo.

Quelle che dovevano essere promesse di cura e attenzione per il territorio si sono trasformate, a distanza di pochi mesi, in simboli di immobilismo, disordine amministrativo e crescente preoccupazione istituzionale. Oggi, con la responsabilità di governo tra le mani, quegli stessi protagonisti sembrano incapaci persino di garantire la manutenzione ordinaria e di rispondere alle più elementari esigenze della comunità. Si moltiplicano le segnalazioni, le richieste inevase, le promesse rinviate a data da destinarsi, con una superficialità che allarma. Ci asteniamo dal pubblicare le foto delle situazioni di degrado solo perché ciò rappresenterebbe una pubblicità negativa per l’isola, ma restiamo profondamente preoccupati per un immobilismo imperdonabile che trova giustificazioni nell’accusare altri.

Ma ciò che più preoccupa non è soltanto l’assenza di visione politica. A destare forte allarme è soprattutto la gestione della macchina comunale sotto il profilo amministrativo e contabile: stipendi mancati e poi pagati in ritardo, pagamenti che non trovano riscontro, scadenze imminenti il cui esito è ancora ignoto, un bilancio di cui ancora non si parla e un rendiconto avvolto nell’incertezza; attività di recupero crediti ferme, mancato recupero delle violazioni che rischiano di ricadere sull’ente negativamente e, infine, errori nelle delibere. Un quadro che la minoranza osserva con crescente inquietudine, tanto da aver ritenuto necessario rivolgersi anche al Prefetto affinché venga garantita la regolarità amministrativa e il rispetto delle norme.

Il rischio più grave, però, riguarda i progetti PNRR. Sull’isola parliamo di interventi che sfiorano complessivamente i 7 milioni di euro: risorse strategiche e irripetibili che oggi appaiono seriamente a rischio a causa di ritardi, incertezze e della mancanza di una guida amministrativa solida, capace e competente. Sono già andati persi 640.000 euro a fondo perduto per l’indispensabile attracco di Giannutri, risorse ormai irrecuperabili. Ma non si tratta di un caso isolato: se il comportamento della maggioranza continuerà a essere questo, altri progetti seguiranno la stessa sorte. Tra questi, anche il finanziamento per la palestra di Campese, pari a 700.000 euro, che potrebbe svanire nel silenzio generale. Restano inoltre fermi la piazza di Giglio Castello, il tratto di pavimentazione comunale adiacente all’area portuale finanziato dalla Regione, e la sala conferenze all’interno della delegazione di Giglio Porto, anch’essa sostenuta da fondi regionali. A tutto ciò si aggiunge l’implosione interna di una giunta che dimostra ogni giorno di non saper gestire nemmeno le dinamiche basilari dell’ente.

Il clima che si respira all’interno del Municipio è teso, segnato da fratture evidenti con il personale dipendente, disorientato da decisioni estemporanee e da un metodo di governo che alterna improvvisazione e arroganza. Emblematico, in questo senso, il decreto firmato dal sindaco lo scorso 5 gennaio: un provvedimento che esautora il responsabile della Ragioneria dalle sue funzioni, sostituendolo con un assessore che, per sua stessa ammissione, non conosce l’ABC del bilancio. Una scelta politicamente e amministrativamente incomprensibile, che suona come un atto di sfiducia verso i dipendenti comunali e, allo stesso tempo, come un segnale lampante di inadeguatezza nella gestione di un ente pubblico. Come può un’amministrazione pretendere di guidare un territorio complesso come la nostra isola se non riesce neppure a garantire competenza, serenità e coesione all’interno delle proprie stanze?

Più passa il tempo, più appare evidente che non si tratta di errori isolati, ma di una deriva strutturale: un’amministrazione che ha perso il contatto con la realtà quotidiana, che non dialoga con il territorio e che, soprattutto, si rifiuta di ammettere la propria crisi interna. Di fronte a questo scenario, l’unica scelta davvero dignitosa, l’unico gesto onesto nei confronti dei cittadini, sarebbe un passo indietro. Alla luce dei risultati ottenuti, il sindaco dovrebbe trarre le dovute conseguenze e assumersi la responsabilità che tutti aspettiamo da tempo. Il gesto del Sindaco non sarebbe una resa, ma un atto di rispetto verso una comunità che merita competenza, visione e coerenza, non un’amministrazione che, dopo aver promesso “la fine del degrado”, finisce per incarnarlo, in tutti i sensi.

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