Riceviamo e pubblichiamo integralmente
A distanza di mesi dalla sua rielezione a Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani continua a tradire una delle promesse più nette e solenni fatte agli elbani in campagna elettorale: la nomina immediata di un Commissario straordinario per l’eradicazione di cinghiali e mufloni dall’Isola d’Elba. Lo aveva detto chiaramente e a più riprese: serviva un commissario ad hoc per coordinare interventi rapidi ed efficaci, superare le lungaggini burocratiche, mettere in atto il piano ISPRA, applicare le norme per le aree non vocate e collaborare finalmente in modo strutturato con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Una promessa ripetuta davanti a comitati, sindaci, agricoltori, associazioni e semplici cittadini esasperati da incidenti stradali (ricordiamo il tragico scontro mortale del maggio 2025), aggressioni, danni alle colture, devastazione della biodiversità e minaccia costante al turismo.
E invece? Niente!
Nemmeno l’ombra di un decreto, di una determina, di un nome. Solo silenzio, rinvii, incontri spot e belle dichiarazioni di circostanza quando capita di mettere piede all’Elba. Il punto più grave è proprio questo: la nomina del Commissario è un atto di competenza esclusiva del Presidente della Regione. Non serve una legge dello Stato, non serve il Parlamento, non serve un accordo con altri enti. Basta la volontà politica e una firma. Punto. E invece Giani, che pure ha dimostrato in altri campi di saper usare il potere commissariale, su questo dossier ha scelto la strada del mancato mantenimento della parola data, della perdita di tempo ingiustificata, della beffa continua verso una comunità che ormai lo considera una presa in giro. Il Comitato Eradicazione Cinghiali – Isola d’Elba, ormai da anni autore del dossier-studio sui cinghiali e della conseguente Petizione, a suo tempo firmata da decine di imprese ed associazioni di categorie economiche nonché di un pezzo enorme del tessuto sociale elbano, continua a vedere i propri appelli sempre più inascoltati. Anche Sinistra Italiana-Avs, realtà che ha sostenuto Giani, è stata costretta a ricordargli pubblicamente l’impegno preso. Persino l’ex vicepresidente Stefania Saccardi aveva espresso sostegno alla nomina. Tutto inutile. Nel frattempo i cinghiali continuano a proliferare, i mufloni e le capre a pascolare indisturbati dove non dovrebbero, gli incidenti rischiano di ripetersi, gli agricoltori perdono raccolti, gli operatori turistici vedono minacciata la reputazione dell’isola e la percezione del problema tra i residenti è ormai schizzata al 93% (dati aggiornati del Parco). Quanto tempo ancora deve perdere l’Elba? Quanto sangue, quante lacrime, quanti danni economici e ambientali servono ancora perché il Presidente della Regione Toscana si decida a fare quella benedetta nomina che lui stesso aveva promesso solennemente?
E ora arriva anche la beffa scientifica.
Proprio in questi giorni è stato pubblicato un importante “paper” scientifico intitolato “Wild Boar Management and Environmental Degradation: A Matter of Ecophysiology – The Italian Case”, a firma di Andrea Mezzatenta (Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara), apparso sulla rivista “Conservation”. Lo studio, basato su dati ufficiali governativi, dimostra in modo schiacciante che la gestione venatoria intensiva degli ultimi decenni – in particolare dopo il 2000, con l’istituzionalizzazione dei piani di abbattimento e la diffusione della braccata – non ha controllato le popolazioni di cinghiali, ma le ha fatte esplodere. Ha indotto un passaggio dalla strategia riproduttiva “K” (lenta e stabile) alla “r” (esplosiva e precoce), con cucciolate multiple all’anno, maturità sessuale anticipata e maggiore fertilità come risposta allo stress antropico. In Toscana la correlazione tra abbattimenti e crescita della popolazione è quasi perfetta (r = 0,99997). In pratica: più si caccia, più si riproducono. Un paradosso che dovrebbe far riflettere chi ancora crede che basti aumentare i fucili per risolvere il problema. La verità è semplice e amara: per Giani l’emergenza Elba evidentemente non è una priorità vera, ma solo un tema da campagna elettorale da riporre nel cassetto una volta ottenuti i voti. Un atteggiamento inaccettabile, irresponsabile e – lasciatecelo dire – profondamente irrispettoso verso un territorio che già paga prezzi altissimi per scelte e inerzie di chi dovrebbe proteggerlo. Presidente Giani, gli elbani non sono più disposti ad aspettare. O nomina subito il Commissario straordinario, oppure abbia almeno la dignità di ammettere che quella promessa era solo una foglia di fico elettorale.
Il tempo delle scuse è finito. Il tempo dei fatti è scaduto da mesi.
COMITATO ERADICAZIONE CINGHIALI – ISOLA D’ELBA



