Giorni fa ho avuto modo di rileggere gli orari dei collegamenti marittimi con Piombino nella stagione autunno-inverno 1990/1991 garantiti dalla Toremar non ancora ceduta al privato e dalla Società Nav.Ar.Ma e confrontarli con quelli in vigore nel 2025/2026. Ebbene la Toremar, nel ‘90/’91, effettuava già 8 corse giornaliere sulla linea A2 ( Portoferraio-Piombino ), 3 sul versante riese e 4 con il mezzo veloce. La Nav.Ar.Ma garantiva 6 corse al giorno dal lunedì al venerdì, 3 il sabato e una la domenica. Nell’autunno-inverno 2025/2026 la Toremar assicura le stesse corse. Unica novità è un collegamento con il Cavo. La Moby, dal 3 novembre dello scorso anno al 28 febbraio di quest’anno. si limita ad una doppia corsa su Piombino-Portoferraio solo nei giorni lavorativi, che evidentemente, grazie al traffico commerciale, non è in perdita. Ed infine la Blu Navy, nel medesimo periodo, durante la settimana, effettua 7 collegamenti di cui 4 dal lunedì al venerdì e 3 il sabato, la domenica e nei giorni festivi. In sostanza sono passati ben 35 anni, sono notevolmente cambiate e cresciute le esigenze della comunità elbana in termini di traffico passeggeri e commerciale, ma i collegamenti marittimi, nell’autunno-inverno, sono rimasti praticamente immutati. E sono poco sicuri. Succede, infatti, non di rado, che per qualche allerta meteo o per altri misteriosi motivi, la Moby e la Blu Navy rimangano a banchina, spesso anche in compagnia dei traghetti Toremar di proprietà della Moby. Dunque la totale privatizzazione del mercato non ha dato i frutti a suo tempo sperati dal Governo Berlusconi e dalla Regione. La concorrenza tra più Compagnie che avrebbe dovuto farci dono di concreti, sostanziosi miglioramenti nel servizio di cabotaggio marittimo, deve ancora “apparire” sulle acque del canale.
Continuiamo ad essere condannati ad una “discontinuità” territoriale, alla impossibilità di raggiungere la terraferma, ogni giorno, per 7/8 ore. Eppure i Sindaci, nell’ottobre del 2023, in un documento congiunto, espressero l’esigenza di “ridurre le ore di assenza “ di un collegamento con il continente. Lo scorso anno il Consiglio regionale, in una risoluzione approvata all’unanimità, chiedeva “ l’estensione della fascia oraria coperta da collegamenti garantendo corse destinate al rientro serale e notturno dei residenti”. Sia il documento dei Sindaci sia la risoluzione del Consiglio regionale non hanno avuto seguito.
La recente rimodulazione degli orari della Toremar, dopo la “ritirata” della Moby, ci offre “buchi” nelle partenze piuttosto pesanti. Da Portoferraio, se perdi il traghetto delle 18, devi aspettare quello delle 21. E a Piombino, dopo la partenza delle 19,30 della Toremar devi attendere pazientemente quella delle 22,30. Se poi hai la sfortuna di “incocciare” in servizio quell’aborto di traghetto che è il Rio Marina Bella, con un po’ di mare in canale rischi di rimanere, come la nave, a banchina.
Infine è ancora praticamente irrisolto il problema delle coincidenze con i treni e gli autobus sul porto di Piombino. Come uscire da questo non piacevole stato delle cose?
Regione e Autorità portuale dovrebbero esercitare un effettivo e più stringente controllo sul traffico marittimo e adottare una diversa regolamentazione per l’assegnazione degli attracchi. Invece l’Autorità portuale, più che assegnarli tenendo conto, di volta in volta, delle mutate esigenze, sembra che si limiti a prendere atto dei programmi operativi presentati dalle Compagnie. Eppure l’Autorità, su autorizzazione della Regione, potrebbe subordinare la concessione delle banchine al rispetto di specifici obblighi di servizio pubblico o di interesse generale. Questo in virtù della legge istitutiva delle Autorità portuali e del Regolamento dell’Unione europea n°352 del 2017 che consente di obbligare chi utilizza le banchine ad assicurare, tra l’altro, “l’accessibilità economica del servizio per determinate categorie di utenti”e “la fornitura di un servizio pubblico adeguato”
Ma c’è di più. Per il 2026 è stata confermata dal neo Presidente della Autorità la regola secondo cui, ad esclusione della Società Toremar sulla quale gravano gli obblighi di servizio pubblico previsti dal contratto stipulato con la Regione, se Moby e Blu Navy “garantiscono una operatività di almeno l’80 per cento delle corse programmate , nel periodo 1° gennaio/ 31dicembre 2026, sarà loro riconosciuto lo status di ……….”vettore storico” nell’ambito di una regolamentazione relativa alla assegnazione degli slot per l’anno 2027”.
Questo vuol dire che Moby e Blu Navy possono tranquillamente decidere di non effettuare, in qualunque periodo dell’anno, il 20 per cento delle corse autorizzate senza essere obbligate a fornire uno straccio di giustificazione e senza subire una qualche sanzione. Anzi avranno sempre il diritto a fregiarsi della qualifica di “vettore storico” che consentirà loro di essere preferite, nelle future assegnazioni degli slot, ad altre Compagnie, se garantiranno, dal 1° gennaio al 31 dicembre,l’80 per cento delle corse. E questo certo non incoraggia la presenza di altre Società di navigazione.
Ma perché questo duplice privilegio? Il programma completo delle corse che viene licenziato dalla Autorità portuale è proposto dalle due Compagnie che, si presume, abbiano fatto bene “i loro conti”, conoscano bene l’andamento del traffico marittimo. Gli orari da loro scelti vengono ampiamente pubblicizzati e su quegli orari fanno affidamento tutti coloro che devono partire dall’Elba o arrivarci. E’ sicuro che quel 20% verrà sfruttato in periodi in cui il mercato è fiacco. Inoltre, per effetto sempre della regolamentazione in vigore, da ottobre a marzo, ma anche nella mezza stagione, l’operatività potrà essere addirittura inferiore all’80 per cento tanto poi, in piena stagione turistica, sarà senz’altro, superiore. E così la percentuale dell’80 verrà rispettata. In sintesi la disciplina degli attracchi inventata dalla Autorità portuale sembra proprio ispirata al principio per cui Moby e Blu Navy possono partire quando conviene.
E tutto questo succede nell’incomprensibile, rassegnato silenzio della Regione, dei Sindaci e dei Consigli comunali, dei Politici, dei Sindacati dei lavoratori e delle Associazioni economiche.
Giovanni Fratini



