Stamani ero in piazza con gli studenti. Senza tirarmi indietro, non per puntare il dito, non per cercare responsabili da additare, ma per ascoltare e per dire le cose come stanno.
E bisogna farlo partendo da un punto che deve essere chiaro: la loro manifestazione è legittima. Manifestare per il diritto a scuole sicure, dignitose e funzionanti è giusto. Nessuno può mettere in discussione che le condizioni dell’edilizia scolastica, qui come nel resto d’Italia, rappresentino una criticità reale e strutturale. Le Province hanno competenza sulle scuole secondarie di secondo grado e sulle manutenzioni, e nessuno intende nascondersi dietro un dito. Ma è altrettanto doveroso dire tutta la verità: le Province, dopo la riforma, vivono da anni in una condizione di limbo istituzionale e finanziario. Non è un alibi, è la base del problema. Una condizione che incide concretamente sulla possibilità di programmare e realizzare interventi strutturali importanti. Sugli episodi recenti, come il blocco delle caldaie, c’è da chiarire che si è trattato di guasti improvvisi e che purtroppo certi problemi possono verificarsi. Questo non significa sottovalutarli, ma affrontarli per quello che sono, senza alimentare narrazioni semplicistiche. Agli studenti voglio però dire anche un’altra cosa, con rispetto e franchezza: fate attenzione a chi proverà a cavalcare questa protesta per altri fini da chi oggi non ha soluzioni da offrire se non qualche slogan. Il confronto, la critica e la partecipazione sono fondamentali, ma devono poggiare sulla consapevolezza dei limiti attuali delle istituzioni e sulla volontà reale di migliorare le cose, non sullo scaricabarile.
Da parte mia, e dell’ente provinciale, il dialogo resta aperto. Lo è sempre stato, e lo dimostra anche la scelta di essere presente in piazza. Proprio perché questa protesta è seria e fondata, credo sia giusto rilanciarla con una proposta concreta: perché non unire le forze? Perché non costruire un coordinamento con gli altri parlamenti degli studenti d’Italia e portare questa battaglia a Roma, dove si decidono le riforme e dove oggi mancano le risorse per le Province e, di conseguenza, per la sicurezza delle scuole?
Le criticità che viviamo all’Elba non sono un’eccezione: riguardano tutta Italia. Ed è a livello nazionale che va affrontata la riforma delle Province, restituendo competenze chiare, risorse adeguate e la possibilità di garantire sicurezza non solo negli edifici scolastici, ma anche nelle strade e nei trasporti che ogni giorno studenti e cittadini utilizzano. Una mobilitazione unitaria, consapevole e nazionale avrebbe una forza enorme, molto più di mille polemiche locali. Sarebbe il modo migliore per trasformare una protesta legittima in una richiesta politica seria, concreta e rivolta al futuro. Da parte mia e della Provincia di Livorno, la disponibilità al confronto non mancherà mai.



