A fine novembre 2024 l’associazione ambientalista francese France Nature Environment (FNE – Provence – Alpes – Còte D’Azur) ha pubblicato il dossier“Destruction d’herbiers de posidonie: reconnaissance du préjudice écologique!” nel quale informa che in Francia è in atto una rivoluzione nell’ambito della protezione delle praterie di Posidonia oceanica, una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo molto importante come area nursery per gli avannotti dei pesci, per la protezione delle nostre coste, come produttrice di ossigeno e per assorbire e stoccare CO2. Per proteggere gli habitat prioritari a Posidonia, con l’arrêté préfectoral n. 123/2019 del Prefetto marittimo del Mediterraneo introdotta nel 2019, la normativa francese ha stabilito che le navi da diporto, cioè le imbarcazioni superiori a 24 metri di lunghezza, non possono ancorare su fondali inferiori ai 40 metri. Però, solo a partire dal 2024 questa norma è diventata pienamente operativa e con effetti a volte dirompenti. Infatti, riconoscendo l’esistenza di un danno ecologico causato dall’ancoraggio illegale di imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore a 24 metri, i giudici del Tribunale marittimo di Marsiglia hanno emesso alcune sentenze importanti a favore della conservazione delle praterie di Posidonia oceanica, stabilendo che ol danno è arrecato non solo alla natura stessa, ma anche ai benefici che l’uomo ne trae (servizi ecosistemici), e pertanto giustifica un risarcimento. E’ quello che è capitato alle imbarcazioni “Take Off” e “My Falcon”, rispettivamente di 25,86 e 51,8 metri. Come riporta il comunicato di FNE, “La prima ha gettato l’ancora tre volte sulle praterie di Posidonia tra Cannes e Saint-Tropez. È stata dichiarata colpevole di ancoraggio illegale e multata di 20.000 euro, oltre al divieto di navigazione nelle acque territoriali francesi per un anno. La seconda ha gettato l’ancora una sola volta a Cannes, è stata anch’essa dichiarata colpevole e multata di 15.000 euro”. Alcune normative locali francesi, come quella di Villefranche-sur-Mer, vietano l’ancoraggio a imbarcazioni di lunghezza superiore a 20 metri in alcune zone. Queste norme mirano a proteggere le praterie di Posidonia dai danni causati dalle ancore dei grandi yacht in aree già gravemente colpite. Per questo motivo La “Belongers”, lunga 49,9 metri, ignara del fatto che le sue dimensioni le impedissero di gettare l’ancora così vicino alla costa, ha avuto una multa di 15.000 euro. Se poi il capitano è recidivo la norma prevede anche la perdita dei titoli professionali del comandante. I giudici sono riusciti a risalire agli ancoraggi illegali di queste imbarcazioni utilizzando il sistema GPS delle navi stesse. In questo modo non c’è stato bisogno di alcun intervento delle capitanerie di porto locali con un notevole risparmio di tempo e di costi. Sempre grazie a questo, Il 12 giugno 2024, il Tribunale marittimo di Marsiglia ha inflitto alla società proprietaria del catamarano E-Colorato una multa di 50.000 euro, con pena sospesa, per due ancoraggi illegali che hanno distrutto circa 435 m2 di praterie di Posidonia. La Francia si è dotata anche del piano Zones de Mouillages et d’Équipements Légers (ZMEL) per realizzare campi boe ecologici lungo il litorale che dovranno servire sia ad evitare di creare impatti sulla posidonia, sia a impedire che i grandi yacht, spaventati dalle multe salate, fuggano dalle coste francesi. Che è quello che è successo nell’estate del 2025 in Italia, dove lungo le coste del nord della Sardegna e molto probabilmente anche nell’Arcipelago Toscano, si è registrato un aumento considerevole di queste grandi imbarcazioni, tutto a danno delle praterie di posidonia oceanica che i francesi difendono con normative (che applicano quelle europee) e multe salate. In Italia purtroppo – come dimostrano anche le continue segnalazioni e denunce di Legambiente Arcipelago Toscano per l’Elba e Giannutri – , non esiste alcuna normativa nazionale paragonabile a quanto fatto in Francia e quindi questi grandi yacht hanno vita facile perché difficilmente vengono applicate loro multe o sanzioni pesanti quando ancorano sulle praterie di Posidonia oceanica.
Il Sole 24 ore in un articolo del 13 dicembre 2025 dal titolo “Sardegna, cresciute del 15,8% le presenze estive di yacht” (https://www.ilsole24ore.com/art/sardegna-cresciute-158percento-presenze-estive-yacht-AIMuoNN?refresh_ce=1) magnificava questa invasione di megayacht in Gallura, nel Parco Nazionale della Maddalena e nel resto del nord della Sardegna, scrivendo che il patrimonio aggregato dei paperoni proprietari dei megayacht ammontava a 2000 miliardi. In realtà sono state molte le voci di protesta che segnalavano come questo tipo di turismo incontrollato degrada la natura e la cultura, con numerosi articoli di giornali e servizi di alcuni telegiornali nazionali. Alcuni di questi segnalavano le multe “ridicole” che vengono applicate in Italia (https://www.corriere.it/cronache/25_agosto_23/invasione-maddalena-sanzioni-f014b473-7f90-4acf-87bd-4d8a235a4xlk.shtml). Il TG7 faceva un confronto impietoso con quanto stava avvenendo in Francia a pochi chilometri da noi, segnalando la mancanza di tutela nelle coste italiane (https://tg.la7.it/cronaca/yacht-maddalena-multe-23-08-2025-243045). Il 25 agosto 2025 sul giornale la Nuova Sardegna veniva pubblicato un articolo dal titolo “Assalto di yacht nel mare protetto di La Maddalena: dal 2026 stop ancoraggi nelle aree fragili” nel quale la Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, Rosanna Giudice, denunciava l’insostenibilità prodotta da un tale carico antropico incontrollato e i danni prodotti da questi megayacht sulle nostre praterie di Posidonia oceanica, annunciando che nel 2026 a queste imbarcazioni verrà impedito di ancorarsi su fondali fragili (https://www.lanuovasardegna.it/regione/2025/08/25/news/assalto-di-yacht-nel-mare-protetto-di-la-maddalena-dal-2026-stop-ancoraggi-nelle-aree-fragili-1.100752554). In effetti sarebbe molto semplice impedire questo scempio, basterebbe copiare quanto fatto dalla Francia e predisporre un piano di campi boe per queste grandi barche in modo da evitare che creino danni consistenti alle praterie di posidonia. Allo stesso tempo si potrebbero creare tutta una serie di servizi legati ai campi boe per queste imbarcazioni e così generare un’economia legata alla protezione della posidonia oceanica. Un governo così attento alla difesa del nostro Paese come può permettere che i proprietari di tali imbarcazioni, quasi sempre battenti bandiera di Paesi stranieri, vengano in Italia solamente per sfruttare e distruggere le sue bellezze e la sua biodiversità? Non capiamo il motivo per cui i fondali delle nostre coste debbano essere deturpati e depredati da questi signori, i quali vengono in Italia solamente perché pensano di farla franca. In occasione della giornata nazionale del Mare, Il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha affermato che l’Italia è in prima linea a livello nazionale e in tutti i consessi globali, nella difesa del mare. A questo punto perché non si fa promotore affinché una norma come quella francese venga approvata anche in Italia?



