Che il 2026 rafforzi dialogo tra carcere e comunità elbana

di Raimonda Lobina*

Riceviamo e pubblichiamo

Note e riflessioni ai margini del Natale

A Natale, si sa, si è tutti più buoni e quest’anno anche il Giubileo dei Detenuti, proclamato da Papa Leone XIV, ha spinto moltissimi pellegrini a Roma, per denunciare le condizioni spesso degradanti di chi è ristretto e per sensibilizzare la società e la politica su queste tematiche. Appunto, la politica e le amministrazioni, le amministrazioni locali, che invitate a far visita al carcere dell’isola e ad essere presenti in modo concreto, non hanno risposto all’invito, salvo due solitarie e timide eccezioni. Appunto, del carcere non se ne vuole occupare nessuno, non se ne parla, fatta eccezione per quando si verificano eventi critici che permettono di dar fiato alle trombe del sensazionalismo e ad evocare rimedi securitari e repressivi.
Ma oggi voglio essere buona e voglio condividere con i lettori una notizia positiva.
Infatti, nonostante i tempi difficili che vive la Fortezza di San Giacomo e le mille difficoltà che tutti i diversi attori affrontano quotidianamente, si è riusciti ad organizzare qualche evento. In particolare quello del 18 Dicembre quando ha avuto luogo il Concerto di Natale che ha visto coinvolti detenuti e volontari. Il pubblico ha partecipato entusiasta e c’è stato anche il tempo per la distribuzione dei diplomi scolastici e delle borse di studio. Questo concerto è il frutto di un lungo lavoro del progetto musicale “Cambio musica” che da un paio di anni circa è attivo presso la Casa di Reclusione di Porto Azzurro e che vede impegnati detenuti e volontari dell’Associazione di volontariato “Dialogo”. Il corso conta circa 15 partecipanti e il gruppo si ritrova due volte alla settimana, nel pomeriggio, con tre volontari.
La musica per i detenuti rappresenta un modo per sfogarsi, per esprimere e rielaborare le proprie emozioni, per cercare di arginare quell’infinita solitudine che vivono quotidianamente e che spesso è insopportabile. E’ un modo per parlare agli altri, per sentirsi un po’ liberi sebbene ristretti, è un modo per comunicare e per comprendere meglio se stessi. Durante questi momenti si suona, si canta e nei mesi dopo l’estate è stato appunto preparato il concerto per Natale. Alcuni detenuti hanno veramente talento e una preparazione alle spalle, altri improvvisano un po’ e altri ancora stanno soprattutto imparando a suonare uno strumento. E’ anche un’occasione per stare insieme, per comunicare e socializzare in modo sano e spontaneo. Ovviamente i volontari sono impegnati gratuitamente mentre gli strumenti musicali e le varie attrezzature sono stati comprati grazie ad un contributo dell’Associazione Soci Coop, sulla scorta di un progetto promosso dall’Associazione di volontariato “Dialogo”.
La musica rappresenta dunque una grande opportunità per chi vive la detenzione ma non sempre è valorizzata in modo adeguato. Il teatro, la lettura, la formazione, lo sport sono fondamentali nel percorso di riabilitazione e rieducazione, ma la musica offre qualcosa di più, non conosce confini linguistici, etnici, religiosi, culturali, parla un linguaggio universale ed è un momento veramente liberatorio che migliora il proprio benessere. E’ quindi positivo che gli istituti penitenziari incoraggino sempre più la presenza di una sala musica e favoriscano la partecipazione a corsi di musica che valgono forse tanto quanto la presenza in un’aula scolastica o in un campo di calcio. A Porto Azzurro ci stanno provando e il gruppo musica è sempre più affiatato e determinato, grazie anche all’impegno, alla pazienza e alla caparbia dei detenuti, dei volontari e dell’educatore che segue il progetto.
Con queste riflessioni, foriere di speranza, auspico che il nuovo anno favorisca una maggiore conoscenza fra mondo carcerario e comunità elbana, per una crescita ed un miglioramento di entrambi.

*Raimonda Lobina – Garante dei diritti dei detenuti della Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” di Porto Azzurro

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