Costanza Ferruzzi un’elbana che fa onore alla nostra isola

Un suo scritto figura sull'Atlante dell'Arte Contemporanea 2024 leader nel mondo

Costanza Ferruzzi un’elbana che fa onore alla nostra isola. Un suo scritto figura sull’Atlante dell’Arte Contemporanea 2024. L’Atlante dal 1940 racconta il patrimonio culturale del nostro Paese e che da quest’anno, edito dalla Giunti,  la partnership col Metropolitan Museum di New York ha reso l’annuario leader nel mondo. Ed è proprio nel prestigioso Museo il 25 maggio che avverrà la presentazione ufficiale internazionale dopo la presentazione nazionale che si è tenuta pochi giorni fa nel Teatro Odeon di Firenze. Dopo la De Agostini da quest’anno è la Casa editrice Giunti l’Editore di questo prestigioso Annuario e che con la sua più grande catena territoriale in Italia lo distribuisce nelle oltre 250 librerie con il risultato mai raggiunto da nessun annuario italiano sotto la Direzione di Gianni Dunil e Stefania Pieralice e con la Direzione editoriale della collana di Daniele Radini Tedeschi. Lo scritto di Costanza Ferruzzi è un’approfondimento sull’arte pittorica di Michelangelo Antonioni il  celebre regista dell’incomunicabilità e dell’alienazione. Questo scritto nasce dalla Tesi di Laurea Magistrale sostenuta dall’autrice con la relazione del prematuramente scomparso e compianto illustre professore  Marco Maria  Gazzano e che ebbe il riconoscimento della Lode con dignità di pubblicazione. Così scrive Costanza Ferruzzi“…di buzzatiana memoria, le vette esplose nella loro coloristica matericità sono velate di mistero, intreccio di bellezza e drammi inenarrabili, nascosti fra la luce e le ombre delle cavità delle pareti rocciose. La pittura diventa così per Michelangelo Antonioni testimonianza della sua poetica, del suo voler scavare a fondo nell’immagine – pittorica, fotografica o cinematografica che essa sia. Ma in queste montagne misteriose c’è di più, c’è qualcosa che va oltre la fissità dell’immagine riprodotta: si tratta del tempo, della durata cinematografica, che si esprime nel loro andamento fluttuante e senza soluzione di continuità, di inconsistenza materica e di astrazione luminosa che può trovare una corrispondenza nell’immagine video…” Un Michelangelo Antonioni nella veste poco conosciuta di pittore ma che, continua la Ferruzzi,“…nella sua opera c’è tuttavia una piccola ma significativa esperienza che in ultima analisi risulta essere la chiave di lettura del suo cinema così carico di mistero, che per assurdo non trova supporto nella pellicola ma nella tempera su carta; Le Montagne incantate, parentesi pittorica solo apparentemente marginale, risultano indispensabili per la comprensione del punto di vista estetico ed esistenziale dell’autore, vale a dire la ricerca del Vero. Presentate per la prima volta nel 1983 al Museo Correr di Venezia e poi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, queste immagini evanescenti e misteriose, evocative di turbolenze e passaggi di stato nel cuore della materia, in realtà non rappresentano alcuna geografia riconoscibile, bensì uno studio molto ben ponderato delle dinamiche della visione, che trova un evidente corrispettivo in tutta la filmografia antonioniana: tempere e collages, realizzati su supporti di carta di dimensioni molto ridotte, vengono ingranditi in gigantografie con un procedimento di blow-up fotografico, che è come se rappresentasse una pausa raggelata nel flusso del movimento cinematografico…”. Nella edizione 2024 a ben figurare l’Elba anche il riconoscimento verso lo scultore Luca Polesi come l’Accademia del Bello lo è stata per l’edizione 2023.

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