Il video e l'intervista

Incendio, al Chiusello serve via d’uscita, la strada è cieca

Solo un accesso, stretta e tortuosa, poco conosciuta. Tragedia sfiorata, serve attenzione

L’ingegnere Emiliano Venturi, residente sulla strada del Chiusello  a Rio, interessata dalle fiamme che hanno colpito la zona lo scorso 21 agosto racconta alle telecamere di ElbaPress, i momenti terribili dell’incendio e alcune soluzioni per rendere più agevoli le eventuali operazioni di soccorso in caso di emergenza.

Ecco i video e a seguire l’intervento

Io e mia mamma eravamo saliti sul terrazzo al piano superiore per rilassarci e guardare la Baia d’Ortano sullo sfondo davanti a noi. Il tempo era meraviglioso e l’aria calda. Stranamente e piacevolissimamente calda. Mi alzo dallo sdraio per scendere giù e caricare degli oggetti in auto. Girandomi di spalle e alzando lo sguardo vedo il profilo alto della collina dinanzi a noi già completamente incendiato con fiamme altissime.
Erano circa le 21:20. Sembrava il cratere di un vulcano quando erutta.
Ho pensato che l’incendio doveva essersi originato più in alto, sulla SP26, ma stava scendendo pericolosamente e velocemente sotto al Chiusello.
Ho subito temuto che nessuno, fra le forze impegnate, avesse visibilità di ciò che stava succedendo al Chiusello.
Non vedevo e non sentivo alcun mezzo giungere in nostro soccorso. Ho preso l’auto e insieme alla mamma abbiamo percorso la Via del Chiusello, entrando sulla SP26 e dirigendoci verso Porto Azzurro dove pensavo e speravo di trovare i pompieri.
Infatti, dopo un paio di tornanti, erano dispiegati più mezzi di VV.FF, Carabinieri, Protezione Civile.
Ho cominciato a implorare, supplicare i vari pompieri di scendere giù al Chiusello perché la situazione era critica. Ho incontrato lungo strada e parlato col D.O. dei pompieri, colui che decide le operazioni e smista gli uomini. Non smetterò mai di ringraziarlo perché mi ha ascoltato, creduto e poi ordinato “Le do’ questa squadra, ma deve guidarla lei per raggiungere il posto”.
Ho fatto strada al Camion dei pompieri con la mia auto sulla SP26 in direzione Rio Elba fino al bivio del Chiusello, poco prima del distributore Beyfin. Ho lasciato la mia auto sulla SP26 e data alla mamma per allontanarsi e mettersi in salvo. Sono salito sul camion dei pompieri imboccando la via del Chiusello che non conoscevano e continuavano ripetutamente a chiedermi se il camion potesse passarci dubitando che ciò fosse possibile (ma questa è l’unica via di accesso!!!!!). Ho garantito che il camion ci passava dato che più abitazioni sono state ristrutturate in quella via e più camion di pari dimensioni vi sono già transitati.

Siamo giunti alla mia abitazione dove ho messo loro a disposizione sia il mio ampio parcheggio che le mie riserve d’acqua per contrastare l’incendio.
La mia abitazione è servita come avamposto strategico ai pompieri per consentire le operazioni di contenimento/spegnimento fiamme nella zona del Chiusello.
I pompieri volontari di Portoferraio capeggiati da Emanuele sono stati meravigliosi, incredibili.
A pensarci mi vengono ancora i brividi.
Vorrei incontrarli di nuovo, uno ad uno, per abbracciarli e ringraziarli di persona.

Rimangono ancora, tuttavia, interrogativi inquietanti: “Che cosa sarebbe successo al Chiusello se io non fossi stato presente a casa quella sera dato che non si conosceva né la via di accesso e nemmeno si credeva che fosse utilizzabile per 1 mezzo pesante”.
La Via del Chiusello è una strada ai più poco nota perché colpevolmente trascurata dagli organi competenti.

Inoltre, fatto ancor più grave, non ha una via di fuga come mi hanno confermato tutti i soccorritori intervenuti la notte dell’incendio e che stanno continuato a presidiare la zona nei giorni successivi dai Pompieri alla Protezione Civile. Eppure, la soluzione per creare la via di fuga sarebbe banale e davvero a portata di mano. Concludo il mio intervento evitando di guardare a ciò che non hanno fatto le precedenti amministrazioni comunali di Rio. Confido che la storia possa cambiare con questa nuova amministrazione dopo una tragedia davvero sfiorata. Una tragedia che non si è verificata, forse, anche un po’ grazie a me.

Ing. Emiliano Venturi

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