La soluzione al caos di Giannutri è la zonazione a mare

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago sta pianificando nell’area protetta a mare di Giannutri

Le problematiche che in questi anni sono emerse a Giannutri sono note ed oggetto di lavoro ed attenzione da parte dell’Ente Parco, per quanto riguarda i temi di competenza. In particolare, è noto che la piccola isola è la più vicina alla costa dell’intero Arcipelago Toscano e di conseguenza quella maggiormente presa d’assalto dalla nautica, con ancoraggi che impattano soprattutto nelle zone all’esterno dei confini del Parco (Cala Spalmatoio) ma che insidiano anche l’area protetta.

Per dare soluzione a queste annose problematiche, oltre a stimolare interventi più massicci da parte degli organi di vigilanza per fare rispettare le regole attualmente vigenti ed intervenire in modo puntuale sulle segnalazioni che pervengono, l’Ente Parco ha da alcuni mesi formulato la propria proposta di variante del Piano del Parco che interessa anche l’area a mare dell’isola di Giannutri; tale variante è stata inviata alla Comunità del Parco nel maggio scorso con l’ipotesi di adottarla nell’autunno per poi aprire la fase delle osservazioni da parte delle amministrazioni locali, cittadini, associazioni e stakeholder vari.

Secondo quanto previsto dalla variante, la zonazione a mare dell’isola di Giannutri non sarà più suddivisa in Zona 1 e Zona 2, ma, articolata in aree A, B, C, D, a diverso grado di protezione (dalle riserve integrali alle zone di promozione economica e sociale), così come avviene nel resto del Parco Nazionale a terra e nell’area protetta a mare di Capraia. In particolare, sarà posta forte attenzione agli ancoraggi intorno all’isola relativamente a tutte le zone che ricadono all’ interno dell’area Parco. Parallelamente, grazie alle risorse messe a disposizione dal PNRR l’Ente Parco sta portando avanti un progetto di ampliamento dell’attuale campo boe, già realizzato negli anni scorsi in via sperimentale. L’obiettivo del progetto, che è vicino alla definitiva approvazione da parte di ISPRA per un costo complessivo di circa 525.000 €, è quello di consentire, all’interno delle acque protette dal Parco Nazionale intorno all’ isola, esclusivamente ormeggi alla boa, regolamentati e gestiti, e non più ancoraggi dannosi per gli habitat di Posidonia oceanica e habitat di scogliera.

Proprio l’esperienza di questi anni, nonostante il persistere di alcuni problemi, le difficoltà del caso, nonché le richieste di una utenza molto variegata ed eterogenea, consentirà nei prossimi mesi all’Ente Parco di apportare tutte quelle necessarie modifiche alle regole di cui c’è sempre più bisogno e che non vedono più adeguate le attuali Zone 1 e 2.

Peraltro, l’auspicio è che anche per le zone esterne alle aree protette a mare del Parco Nazionale, ovvero i tratti di mare a Cala Spalmatoio e a Cala Maestra, possano essere regolamentate dagli enti competenti (Regione e Comune) anche lavorando sul fronte delle aree contigue e provvedendo all’installazione di campi boe.

foto Roberto Ridi per il Pnat

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Fondazione Acqua dell’Elba presenta il programma di SEIF

Il festival dal 28 al 30 giugno è dedicato al mare e mette al centro le “Connessioni”

Quando all’isola d’Elba c’erano i fochi di San Giovanni

Il 23 giugno trekking urbano. L'iniziativa di Legambiente, Parco Nazionale e Proloco

Elba, fanalino di coda della sostenibilità nell’Arcipelago

I dati della ricerca di Legambiente sugli obiettivi di sostenibilità europei e italiani