Spiagge libere all’Elba, sono ancora molte le criticità

La Toscana nel Dossier Spiagge di Legambiente, tra record negativi e buone pratiche

La Spiaggia del Direttore a Rio

Il Dossier Spiagge 2022 pubblicato oggi da Legambiente parla molto di Toscana, anche perché la nostra è tra le regioni che non garantisce per legge una quota minima di spiaggia libera o libera attrezzata e ha alcuni tra i Comuni italiani con la maggiore occupazione di spiagge in concessione: Pietrasanta 98,8%, Camaiore 98,4%, Montignoso 97%, Forte dei Marmi 93,7%, Massa 90,3%, Carrara 84,8%, Viareggio 71,5%.

Quando analizza i canoni demaniali il Dossier si occupa anche del capoluogo dell’Isola d’Elba:

Situazione simile a Portoferraio, sull’isola d’Elba, con 22 stabilimenti che versano meno di 1.000 euro l’anno e 2 tra 1.000 e 5.000 euro (nei restanti casi il dato non è disponibile).

E l’Elba viene di nuovo citata quando il Dossier si occupa dell’accessibilità al mare:

RIO (LI) – SPIAGGIA DEL DIRETTORE

Questa spiaggia, situata tra Rio Marina e Cavo, nell’isola d’Elba, è una di quelle che sono regolarmente apparse nei dossier “Mare in Gabbia” pubblicati da Legambiente Arcipelago Toscano negli anni passati. La situazione è quella di un tratto di costa che, con la vendita a privati della Casa del Direttore e della porzione di spiaggia e terreni verso monte, è stato chiuso all’accesso. L’unico modo per raggiungere la spiaggia via terra è attraverso la disagevole costa verso Cavo, ma negli anni scorsi sono stati segnalati diversi episodi di persone che sono state allontanate da una spiaggia ormai considerata “privata”. Si tratta di una spiaggia con sabbia nera e rossa, sassi bianchi, circondata da macchia mediterranea, leccete e pini, che potrebbe diventare un’attrazione per un turismo escursionistico e attento del territorio e dove esistono anche emergenze archeologiche dell’antica e recente civiltà mineraria elbana. Nonostante la disponibilità dei due proprietari delle strutture turistiche e abitative a monte, l’accesso alla spiaggia non è possibile per la “chiusura” dell’ultimo tratto – poche decine di metri – che rientra nella proprietà della Casa del Direttore. Nel 2017, sembrava che si fosse trovata una soluzione con un passaggio tra le due proprietà a monte e l’utilizzo dell’ultimo tratto, con la creazione di un sentiero pubblico che sfrutterebbe un percorso già individuato, senza impattare la vegetazione. Con il cambio di amministrazione e l’unificazione dei Comuni di Rio Marina e Rio nell’Elba, il progetto non è andato avanti per l’indisponibilità del proprietario dell’ultimo tratto. Legambiente Arcipelago Toscano chiede al Comune di Rio di riprendere in mano le proposte rimaste in qualche cassetto e di attivarsi per la rapida realizzazione di un percorso di accesso a una spiaggia magnifica e dimenticata. Con buon senso e disponibilità si può trovare una soluzione che consenta la fruizione sostenibile della Spiaggia del Direttore.

Il dossier analizza anche la situazione dell’erosione e i casi più gravi regione per regione, con una scheda dedicata alla Toscana:

TOSCANA

La costa della Toscana ha una estensione di 379 km, con 201 km di costa bassa e 178 di costa alta (Dati Tnec 2018). Dai dati ufficiali relativi allo Studio della Commissione De Marchi (1970) fenomeni di erosione accentuata erano già presenti in alcune zone del litorale, in particolare per 6 km a sud del porto di Marina di Carrara, 3 km a nord del porto di Viareggio e 4 km subito a sud della foce dell’Arno (Marina di Pisa). Questi 13 km in erosione erano già in sostanza dotati di opere rigide (barriere e pennelli) per contenere il fenomeno. Altri tratti in erosione per 7 km circa erano presenti nel Golfo di Follonica, a Punta Ala e nella zona dell’Argentario (spiaggia della Giannella). Ulteriori tratti in erosione sono sempre legati alla presenza di manufatti, come i porti minori di San Vincenzo, Marina di Grosseto, Salivoli, Cala Galera e Marina di Campo che hanno innescato evidenti processi erosivi nelle aree adiacenti. Dai dati ricavati da APAT 1995 dei 470 km complessivi della costa Toscana (inclusa l’Elba ma non le isole minori), il 30% era in erosione o minacciato di erosione e in particolare risultavano in erosione 122 km di costa bassa (sui 216 allora censiti), pari al 57%. Risultavano, inoltre, 604 opere rigide sul litorale toscano, per uno sviluppo di circa 60 km. Gli ultimi dati regionali pubblicati anche nelle Linee Guida Nazionali sulla erosione costiera (TNEC – 2018), sono riferiti al periodo 2005-2010 e riportano la presenza di 78,8 km di tratti di litorale in erosione (pari a circa il 39% del totale delle spiagge basse sabbiose), con una perdita di arenile nel periodo stimata in circa 800.000 metri quadrati. Dai dati ISPRA relativi agli ultimi 50 anni i metri quadrati di spiaggia erosa in Toscana ammontano a circa 4 milioni, che rappresenta un bene economico diretto del valore capitale complessivo di circa 6 miliardi di euro. A questi dati vanno aggiunte le problematiche erosive dell’Elba, che interessano oramai circa il 60% delle spiagge per una lunghezza complessiva di circa 10 km, come risulta dallo studio “Beach erosion and protection in Tuscany”, redatto nel 2014 dalla Regione Toscana con l’Università di Firenze. Secondo i dati ISPRA tratti dal “Rapporto sul dissesto idrogeologico 2021” in Toscana, tra il 2007 ed il 2019, il 13,8% della costa bassa ha subito fenomeni di erosione. Tra gli ultimi interventi finanziati vi è quello per la realizzazione di due nuove spiagge a Vada e Punta Ala, decisi dalla Regione Toscana per circa 5 milioni di euro. Per la spiaggia di Vada si tratta di 17mila metri cubi di nuovi sedimenti protetti da tre pennelli composti da massi naturali; il costo dell’intervento è stato di 2 milioni di euro. Per la spiaggia di Punta Ala l’intervento riguarda il ripascimento protetto di circa 1,2 chilometri nel tratto meridionale e centrale del litorale di Punta Ala con 90.000 metri cubi di sabbie provenienti da ambito marino prelevate davanti al porto di Punta Ala e 15.000 metri cubi di sabbie silicee provenienti da cava terrestre (sabbie del Po). A protezione di questo ripascimento è stato effettuato il ripristino di 4 dei 5 pennelli emersi esistenti e la realizzazione di 3 nuovi pennelli, con un costo totale di 2,85 milioni. A queste azioni si aggiungono altri 2 milioni e mezzo per interventi strutturali destinati a Marina di Pisa. Il piano complessivo della Regione per la lotta all’erosione costiera prevede 95 milioni di euro di investimenti, per i quali è stato richiesto un finanziamento al Governo nell’ambito dei progetti bandiera del PNRR.

LE MAGGIORI CRITICITÀ

Una delle coste più drammaticamente interessate dall’erosione è quella tra le foci dei fiumi Arno e Magra. In questo tratto della Toscana settentrionale ci sono 250 mila metri cubi di sabbia in meno a causa degli interventi di ripascimento e dragaggio condotti a partire dagli anni Ottanta. Uno studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa quantifica, nel tratto finale del fiume Magra, l’estrazione in alveo di circa 24 milioni di metri cubi di sedimento, fatti in gran parte durante la costruzione dell’autostrada tra gli anni ’50 e ’70. In questo tratto si trovano casi come quello di Viareggio (LU) con oltre 400 metri di spiaggia sulla darsena del porto dovuti alla ridistribuzione delle sabbie erose a sud nel Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli che è invece in forte erosione. Situazione molto simile per la zona di Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta, sempre in provincia di Lucca, che al momento godono del vantaggio di trovarsi al centro di una convergenza di correnti litoranee. In questa regione spiccano poi le problematiche erosive dell’Isola d’Elba, che interessano circa il 60% delle spiagge per una lunghezza complessiva di circa 10 km.

Ma la Toscana è citata anche per le iniziative green:

In Toscana è di recente definizione la creazione della destinazione turistica Costa Toscana Sostenibile, un unico territorio che coinvolge i dodici ambiti costieri regionali in un progetto che prevede il raggiungimento di buone performance ambientali da parte dei diversi operatori turistici che lavorano sul litorale. nelle buone pratiche per la gestione dei litorali.

BAGNO TERESA – VIAREGGIO (TOSCANA)

Questo stabilimento ha ricostruito la duna sabbiosa, rinunciando alla vista mare dal ristorante, ma permettendo l’abbassamento del cuneo salino ed il ripristino e mantenimento dell’ambiente autoctono. Tutte azioni che sfruttano la rinaturalizzazione dei luoghi per contrastare l’erosione costiera e l’innalzamento delle acque. Il lido ha poi avviato un progetto di coltura idroponica in spiaggia con l’Università di Pisa, ed è particolarmente attento al risparmio idrico, grazie ai dosatori di flusso, ai temporizzatori per le docce, al distributore di acqua per la ricarica di borracce che quindi evita l’utilizzo di plastica. Il ristorante usa al 98% prodotti a km0 e nel menù sono indicati in prima pagina i produttori/ fornitori e la distanza rispetto allo stabilimento; quando non è possibile – per la sicurezza dei clienti – usare stoviglie lavabili usa tutti prodotti compostabili comprese le cannucce che comunque fornisce solo su richiesta; è completamente accessibile ai disabili motori. Dal punto di vista energetico sono installate lampade a LED, pannelli solari termici per l’acqua calda e fotovoltaici per l’elettricità.

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