Il Tour di Simone Velasco: non c’è spazio per le emozioni

L'elbano della Astana è 54.mo, terzo degli italiani. "Il sogno? la passerella di Parigi"

Simone Velasco

Tre giorni in Danimarca, poi un giorno di riposo, da usare come trasferimento per tornare in Francia. Il Tour de France iniziato venerdì 1 luglio quest’anno per gli appassionati di ciclismo dell’isola d’Elba ha un motivo di interesse in più: la presenza di Simone Velasco nelle file dell’Astana, uno dei 176 corridori ciclisti professionisti che si giocano ogni giorno la partita più difficile del loro sport spingendo al massimo delle loro possibilità fisiche e psicologiche.

Abbiamo sentito Simone approfittando della pausa, e lui ci ha raccontato le sue sensazioni di questi primi tre giorni.

“Una grandissima emozione e un gigantesco stress messi insieme. A parte la crono di Copenaghen, bellissima perchè corsa fra due ali di folla ma molto insidiosa per le condizioni meteo, le due tappe successive sono state una guerra: lotta per stare davanti, concentrazione per le condizioni del vento che hanno provocato diverse cadute, velocità altissima. Siamo comunque riusciti a portare il nostro capitano Lutsenko indenne e senza danni a ridosso dei primi ( è 23.mo a 52″ da Van Aert) e questo è quello che conta”.

“Oggi ci siamo preparati per le prossime tappe, già domani c’è una zona molto pericolosa per il vento e siamo andati a vederla, poi ci sarà il pavè sullo stile della Parigi – Roubaix… se riusciamo a passare bene questa settimana dove non sono ancora iniziate le montagne saremmo già a metà dell’opera. Dopo ci penserà lui, ha una grande condizione e saprà come comportarsi, lo ha già dimostrato in passato”.

Simone se la sta cavando abbastanza bene per ora, è 54.mo  e terzo degli italiani dopo Cattaneo (14°) e Ganna (30°) a 1’13” dalla maglia gialla.

“Per ora non penso a niente che non sia il lavoro di squadra. Certo che quello che vediamo intorno a noi è emozionante: il Tour è un altro mondo, quasi un rito al quale i corridori devono sottoporsi affrontando tutte le difficoltà che si possono trovare in bici. La prima tappa in linea è stata impressionante: abbiamo fatto 200 chilometri fra due ali di folla, non c’era un metro  – tranne che sullo spettacolare attraversamento del ponte – senza pubblico. Incredibile.”

Facile immaginare quale è stato il momento più emozionante: “La partenza della crono, la prima tappa: per me è stato un sogno che si è avverato. Obiettivi? Un altro sogno, quello di arrivare alla passerella finale di Parigi. E poi se strada facendo capiterà qualche opportunità, staremo a vedere”.

In bocca al lupo, Simone. L’Elba è con te.

 

 

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