C’è una parte d’Italia che ogni giorno deve fare i conti con una difficoltà che per chi vive sulla terraferma può sembrare lontana: raggiungere un ospedale, andare al lavoro, frequentare una scuola, partecipare a un appuntamento o semplicemente spostarsi per necessità. Per chi vive su un’isola, tutto questo dipende spesso da un traghetto, dagli orari di una nave e dalle condizioni del mare. È il tema della continuità territoriale, una questione che riguarda l’Isola d’Elba, ma anche le decine di comunità insulari italiane che rischiano di vivere una condizione di svantaggio rispetto al resto del Paese. Non si tratta soltanto di trasporti o di turismo. Si tratta di diritti, di uguaglianza e della possibilità di essere cittadini con le stesse opportunità, indipendentemente dal luogo in cui si è scelto o si è nati per vivere. La stessa Costituzione, con la modifica dell’articolo 119 entrata in vigore nel 2022, ha riconosciuto le peculiarità delle isole e la necessità di superare gli svantaggi derivanti dall’insularità. Un riconoscimento importante, che però deve trovare una concreta applicazione nella vita quotidiana delle persone. Per l’Arcipelago Toscano si apre adesso una fase particolarmente importante. La Regione Toscana sta portando a conclusione la procedura per il nuovo affidamento dei collegamenti marittimi, con l’obiettivo di far partire il nuovo contratto dal primo gennaio 2027. L’investimento regionale previsto è di circa 192,7 milioni di euro, mentre il valore complessivo stimato della concessione, comprendendo anche gli introiti dei biglietti, raggiunge circa 789 milioni. La Regione ha indicato due obiettivi prioritari: mantenere le agevolazioni tariffarie per i residenti e impedire riduzioni dei collegamenti. Resta tuttavia da affrontare il problema dell’aumento dei costi del carburante, che sta rendendo più complessa la conclusione dell’iter. Una partita che interessa direttamente migliaia di residenti, lavoratori, studenti e imprese dell’Elba e delle altre isole dell’arcipelago. La continuità territoriale, però, non può fermarsi alla traversata marittima. Il viaggio di un cittadino elbano non termina quando la nave arriva a Piombino. Proprio nei giorni scorsi si è aperto in Regione un confronto sulla necessità di migliorare i collegamenti ferroviari tra la terraferma e l’Elba, con particolare attenzione ai collegamenti da Firenze e Roma, ai tempi di percorrenza e al coordinamento tra treni e traghetti. Il principio è semplice: non può essere il cittadino a dover rincorrere coincidenze e coincidenze mancate, assumendosi ogni volta il rischio di perdere una coincidenza a causa di un ritardo o di una corsa marittima modificata. Occorre una rete di trasporti capace di funzionare come un unico sistema, dalla partenza dall’isola fino alla destinazione finale. L’Elba ha tutte le ragioni per portare questa battaglia al centro del dibattito nazionale. Perché quello che accade nel nostro arcipelago riguarda, con modalità e criticità differenti, anche le isole minori della Sicilia, della Sardegna e gli altri territori insulari italiani. La condizione geografica non può trasformarsi in una penalizzazione economica e sociale. Un residente non dovrebbe pagare un prezzo più alto per curarsi, studiare o lavorare soltanto perché abita oltre un tratto di mare. La continuità territoriale deve diventare una politica stabile, con risorse adeguate, servizi affidabili, tariffe sostenibili e collegamenti integrati durante tutto l’anno. L’Elba non chiede privilegi. Chiede che vivere su un’isola non significhi avere meno diritti. Ed è una richiesta che dovrebbe riguardare tutta l’Italia.
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