Martedì scorso l’Università del tempo libero mi ha offerto la possibilità di visitare il faro del Forte Stella. L’appuntamento dei soci dell’Università era stato fissato in un’ora per me un po’ infelice: alle 14,45 all’ingresso del Forte. Fin da giovane ho avuto l’abitudine, dopo pranzo, di riposarmi un’oretta e anche più. Ma la curiosità di entrare dentro il faro ha avuto il sopravvento. E alle 14,25 ero già pronto per affrontare la salita di Via della Campana.
Era un bel tempo, una insperata giornata di sole rinfrescata da un gradevole venticello di maestrale. Insomma ero felice di andare a visitare il faro.
Arrivato quasi alla fine della via, mi volto e scopro uno squarcio bellissimo del golfo di Portoferraio, che va dalle Grotte fino a Bagnaia. Sulla sinistra poi trovo una antica scalinata molto stretta e ripida, di recente dedicata dalla Amministrazione comunale alla memoria di una donna “eroica” come Olimpia Mibelli, che salvò dalle violenze commesse dalle truppe dello sbarco diverse giovani donne. Da questa scalinata puoi avere una visione stupenda del porto mediceo racchiuso tra il molo del Gallo e la torre della Linguella. Capisco perché, durante la stagione turistica, vedo spesso gruppi di turisti che scendono da Via della Campana ed altri che, al contrario, la salgono giungendo da Via dll’Amore .Con rammarico, mi sono chiesto come abbiano potuto, negli anni passati, le diverse Amministrazioni che si sono succedute non preoccuparsi del pessimo stato di manutenzione della scalinata di Via della Campana che ti costringe a procedere con passo attento per evitare di cadere. E come possa l’attuale Amministrazione non avere una particolare attenzione per quelle ripide scale dedicate ad Olimpia da tempo ricoperte da rigogliosi cespugli d’erba.
Metto da parte il rammarico ed arrivo puntuale alle 12,45 davanti all’ingresso del Forte. Dopo l’appello dei presenti fatto dalla Presidente dell’Università Donatella Maffoni, l’amico Massimo Battaglini ci ha intrattenuto brevemente sulla storia del Forte e del faro, voluto nel 1788 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. A seguire la farista Francesca Fabrizi ci ha parlato dell’importanza dei fari per la sicurezza della navigazione marittima e della evoluzione dei diversi sistemi di accensione..
Accompagnati dalla farista abbiamo iniziato la visita salendo una stretta e ripida scala a chiocciola dotata, per fortuna, di una grossa corda come corrimano. Abbastanza stressato per non aver riposato dopo pranzo, per essere arrivato da Via della Campana e per aver faticato non poco su quella scaletta a chiocciola, decido di non arrivare fino in cima, fino alla lanterna del faro e mi fermo all’altezza di un terrazzino che lo circonda. L’eccezionale, meraviglioso panorama che ho visto da lassù mi ha aiutato a dimenticare il riposo perso e le fatiche subite.
Rivedere la parte del Grigolo sottostante il Forte Stella mi ha fatto ricordare non pochi momenti della mia infanzia. Quando, ad esempio, durante l’inverno, andavo a cercare legna sulla spiaggia o sotto i bastioni per accendere la stufa o a fine estate, dopo una abbondante pioggia, mia madre mi mandava a cercare lumache da cucinare con la nepitella dopo essere state spurgate per tre giorni. O quando, ancora, assistendo alla pesca dello zero quasi sempre qualche pescatore che mi conosceva me ne dava un sacchetto ed io, contentissimo partivo a razzo per portarlo subito a casa.
Ma mentre mi “rifiorivano” in testa altri ricordi, improvvisamente, guardando in basso, intravedo appena, perché quasi sommerso dalla vegetazione, un sentiero. E poi anche un cavo per la luce e alcuni riflettori rotti ed uno addirittura ancora sano. Mi ritorna alla mente che, negli anni ‘90, l’Amministrazione comunale ebbe l’idea di illuminare le mura del Forte Stella e quelle sopra Via Ninci e di realizzare anche un sentiero che dal Grigolo consentisse di arrivare fino alla villa dei Mulini. Dall’idea si passò ad un progetto che, ottenuta sia pure con qualche fatica l’approvazione della Soprintendenza di Pisa, fu realizzato. Purtroppo, con il passare degli anni, mano a mano tutte le luci si sono spente e il sentiero di fatto è da tempo impraticabile. Peccato!
Sono ritornato a casa, in piazza Padella, ripercorrendo lentamente Via della Campana con addosso questo non felice ricordo, ma anche tanto soddisfatto per aver potuto vedere straordinarie bellezze panoramiche della mia città che nessuna Amministrazione potrà mai spengere.
Giovanni Fratini



