Il video e le interviste

Dall’Elba a Milano, 550 km di speranza contro il bullismo

Andrea Pieri partirà il 25 ottobre per sostenere l'iniziativa e il giovane Paolo Sarullo

Quindici tappe, 550 chilometri e un messaggio da portare lungo tutta la strada: la violenza può cambiare una vita per sempre, ma dalla sofferenza può nascere anche la forza di aiutare gli altri. È la sfida che Andrea Pieri, elbano e lavoratore in una gelateria di Procchio, si prepara ad affrontare dal 25 ottobre all’8 novembre, camminando da Portoferraio fino a Milano per sensibilizzare l’opinione pubblica sul bullismo e sulla violenza tra i giovani.
L’iniziativa è stata presentata alla Gattaia, in un incontro nel quale il significato della maratona è emerso soprattutto attraverso le testimonianze dei protagonisti. A raccontare perché quei chilometri contino così tanto è stata anche la voce di Paolo Sarullo, collegato in video dalla clinica in cui sta affrontando il proprio percorso di recupero. «Non si molla un caxxo. Mamma, mi manchi». Poche parole, capaci di restituire immediatamente la dimensione umana di una vicenda che ha sconvolto una famiglia e che oggi vuole diventare un richiamo per l’intera società. Paolo è rimasto gravemente ferito nella notte del 19 maggio 2024, dopo un’aggressione all’uscita di una discoteca nel Savonese. Un gruppo di giovani avrebbe cercato di sottrargli il monopattino, fino al pugno che lo ha fatto cadere battendo la testa sull’asfalto. Sono seguiti due interventi neurochirurgici e mesi di coma. Le conseguenze sono state devastanti: una tetraplegia e una lunga strada per recuperare, almeno in parte, le capacità perdute. Oggi, però, Paolo parla e ha ripreso a camminare. Ha anche compiuto una scelta difficile da comprendere per chi ha visto da vicino la sua sofferenza: perdonare chi gli ha fatto del male. Accanto a lui, in questo percorso, c’è la madre Miranda, che ha sacrificato la propria quotidianità e rinviato persino le cure oncologiche pur di restargli vicino. La sua testimonianza ha restituito alla sala il peso di una vicenda che nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a vivere. «Quando mi ha detto che li aveva perdonati, per una settimana gli ho risposto che io non c’ero, che lui non mi vedeva», ha raccontato Miranda. Solo in seguito ha compreso fino in fondo il senso della decisione del figlio: andare avanti e provare a evitare che altri ragazzi e altre famiglie debbano attraversare un’esperienza simile. «Per una piccola cosa, una cazzata, può succedere di tutto. E non deve succedere». È proprio da questa consapevolezza che nasce il valore della maratona. Andrea Pieri non è un maratoneta professionista. Lavora da dieci anni in una gelateria di Procchio e fino a pochi mesi fa la sua attività sportiva consisteva nel correre circa cinque chilometri al giorno. Ora si prepara a moltiplicare quella distanza, affrontando un percorso che richiederà determinazione, allenamento e capacità di superare inevitabili momenti di difficoltà. La decisione è maturata dopo aver conosciuto la storia di Paolo. Ma c’è anche una ragione personale: durante l’infanzia Andrea ha subito episodi di bullismo legati al proprio peso. «Quando ho conosciuto la storia di Paolo non potevo restare indifferente. Ho scritto alla Fondazione e ho deciso di partecipare», ha spiegato. Il contatto è arrivato dopo l’intervento di Sarullo al Festival di Sanremo, lo scorso febbraio. Da allora, il progetto ha raccolto attenzione e sostegno anche sull’isola. Il suo obiettivo non è soltanto raggiungere Milano. Andrea vuole coinvolgere più persone possibile, invitando chi lo desidera ad accompagnarlo per una parte del tragitto. Non occorre essere sportivi né percorrere centinaia di chilometri: anche camminare al suo fianco per una sola tappa significa contribuire alla diffusione del messaggio.  Dietro la maratona c’è un’attività che prosegue ben oltre le due settimane di cammino. La Fondazione Uniti per Paolo ETS offre sostegno legale e psicologico, mette a disposizione borse di studio e promuove nelle scuole il progetto «Un’idea contro la violenza». L’obiettivo comprende anche la possibilità di costruire percorsi di responsabilizzazione per chi ha commesso violenze. Un principio che si lega alla decisione di Paolo di perdonare i suoi aggressori, senza per questo sminuire la gravità di quanto accaduto. «Vogliamo offrire anche una seconda opportunità agli aggressori, perché Paolo ha perdonato», ha spiegato Rossella Lamarra. Il viaggio attraverserà luoghi e incontrerà famiglie segnate da altre tragedie. Tra gli appuntamenti annunciati figurano quello di Viareggio e un incontro con la famiglia di Aba, il ragazzo morto dopo essere stato accoltellato a scuola. Una delle tappe più significative sarà quella di Genova. Il 31 ottobre, alle 19.30, Paolo potrà tornare allo stadio Luigi Ferraris per assistere a Sampdoria-Entella, grazie a un permesso speciale della clinica. Per lui, che da quasi tre anni non torna a casa, sarà un momento carico di significato. Sugli spalti potrà seguire anche Andrea Tiritiello, calciatore portoferraiese che milita nell’Entella. Alla Gattaia, il racconto della vicenda di Paolo si è intrecciato con quello di un’altra famiglia colpita da una perdita irreparabile. Era presente Silvia, madre di Rachele Franchelli, morta a sedici anni a causa di una rara forma di tumore. Attraverso l’associazione Rachele Franchelli APS, Silvia porta avanti una battaglia per introdurre nella lingua italiana una parola dedicata ai genitori che perdono un figlio: «atèfano». Un termine di origine greca che punta a dare un nome a una condizione umana per la quale, a differenza di quanto avviene per chi perde il coniuge o resta orfano, non esiste una definizione comunemente riconosciuta. I Consigli regionali di Liguria e Piemonte hanno chiesto all’Accademia della Crusca di promuoverne l’introduzione. La parola sarà anche sulle magliette dei partecipanti alla maratona. Durante la proiezione del video dedicato a Rachele, Silvia e Miranda si sono strette in un abbraccio. Un’immagine che ha raccontato, senza bisogno di altre parole, il legame tra due esperienze diverse e il desiderio comune di fare qualcosa perché il dolore non resti soltanto dolore.
Il 25 ottobre Andrea partirà da Portoferraio. La destinazione sarà piazza XXIV Maggio, sui Navigli di Milano, ma il traguardo più importante sarà il messaggio lasciato lungo il percorso: il bullismo non è uno scherzo, la violenza non è mai una soluzione e nessuno dovrebbe essere lasciato solo ad affrontarne le conseguenze.
Per sostenere l’iniziativa è possibile effettuare una donazione tramite bonifico all’IBAN IT19B0306909606100000414261, indicando nella causale «Maratona 2026».

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