Caos abitativo: rischio per le democrazie

di Enzo Sossi

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha indetto le elezioni anticipate per il 29 novembre durante un discorso televisivo alla nazione dal Palazzo della Moncloa, la sua residenza ufficiale a Madrid a seguito delle crescenti pressioni derivanti dalle proteste di massa contro la crisi abitativa del paese. Sanchez e’ debole, il voto e’ un rischio, ma la storia dice: con lui le partite non sono chiuse.

Il problema abitativo in Italia e’ simile a quello spagnolo e riguarda soprattutto le grandi città. A Milano, per Cassa depositi e prestiti l’affitto e il mutuo assorbe più della metà delle retribuzioni medie. C’è il bisogno di cambiare rotta, di una nuova politica abitativa dimenticata per anni. Sono convinto che la casa diventara’ un tema centrale della prossima campagna elettorale in Italia, ed e’ fuori discussione che Giorgia Meloni vuole presentarsi agli elettori con una serie di spunte verdi…

L’Italia, secondo dati recenti, e’ ultima in Europa sulla questione dell’accessibilità alla casa di proprietà o in affitto. Un’analisi del Corriere della Sera ripresa da SkyTG24, stima in 1.488 euro al mese di affitto a Roma e di 1.888 a Milano. Inoltre, sempre SkyTG24 riporta che, in città come Milano, Firenze, Bologna e Roma i canoni arrivano a “pesare” anche il 65 p.c. della busta paga.

I rimedi ci sono e sono conosciuti: un programma pluriennale e una Legge quadro di edilizia pubblica e sociale; un sostegno economico agli inquilini per morosità incolpevole; una regolazione che da’ ai Comuni più poteri. La Legge di Bilancio 2026 ha aumentato le tasse per le locazioni brevi e favorire i proprietari verso contratti lunghi; il Piano Casa del governo presentato il 30 aprile 2026 che prevede il recupero degli alloggi pubblici inutilizzabili e l’edilizia sociale.

Oggi, la richiesta popolare per la casa a prezzi calmierati dilaga in tutta l’Europa. Se gli stipendi sono bassi, l’inflazione alta e i prezzi delle case e degli affitti sono fuori controllo, si attuano delle politiche economiche per aumentare i redditi dei lavoratori e dei pensionati o agevolazioni fiscali con il 730, alle spese degli affitti per i redditi tra i 20 e 30.000 euro. Una delle priorità in una democrazia: quella di tutelare la prosperità ed il benessere dei propri cittadini in maggiori difficoltà e ha come termometro di riferimento sociale la casa, se no la politica perde credibilità.

Anche a Bruxelles e’ suonato l’allarme e il 9 settembre la Commissione europea ha presentato – l’Affordable Housing Act -. Se venisse approvato dal Parlamento e dal Consiglio europeo, si applicherebbe direttamente senza recepimento dei parlamenti nazionali in tutta l’UE.

I Comuni potrebbero limitare gli affitti brevi per uso turistico nelle aree sotto stress abitativo seguendo le disposizioni europee e con lo scudo giuridico dell’UE.
Firenze e’ pronta: la sindaca Funaro ha accolto la proposta, ma le regole per ora non cambiano.

A Parigi il nuovo sindaco socialista (2026) Emmanuel Grégoire, ha fatto della casa la sua “priorità assoluta”: ha annunciato di voler chiedere alla prefettura parigina la “requisizione immediata” degli alloggi vuoti da oltre cinque anni, in una città dove quasi un alloggio su cinque è inoccupato, vacante o usato solo occasionalmente. Il nodo è giuridico: in Francia la requisizione esiste dal 1945, ma spetta allo Stato e può essere attivata solo dai prefetti. Per questo il Comune chiede che ai comuni sia delegato il potere di requisire immobili e abitazioni vuoti da anni. Una proposta di legge in tale direzione è stata respinta lo scorso febbraio dalla commissione Affari economici dell’Assemblea nazionale, ma nel 2027 ci saranno le prossime elezioni presidenziali e tutto potrebbe cambiare.

A Berlino il 20 settembre la “Linke” ha vinto le elezioni regionali e ha promesso il blocco degli affitti nei 400mila alloggi pubblici. Chi ha più di 60 alloggi ne deve affittare 20 a prezzi bassi. Come chiesto dal referendum del 2021 vuole acquistare circa 220mila alloggi ai fondi immobiliari a costi controllati: la metà dell’attuale loro valore sul mercato immobiliare.

A Vienna circa il 43 p.c. vive in alloggi del Comune o di cooperative. Gli alloggi non si possono sublocare su Airbnb e per gli affitti brevi vale dal 2024 il limite di 90 giorni l’anno. Secondo molti, una casa data ai turisti e’ una casa tolta a chi vive e lavora: ai residenti. Dove la difficoltà e’ reale e comprovata dall’Unione Europea i sindaci sono obbligati a dire basta agli affitti brevi.

Fiume offre un buon rapporto qualità prezzo e meno stress da turismo di massa rispetto a Spalato o all’Istria. Zagabria è la più cara ma offre più opportunità professionali. Su entrambe pesa l’inflazione, che a giugno 2026 era intorno al 4,2 % e i prezzi in rapida salita.
A Zagabria secondo i dati Njuškalo del 2025, l’affitto medio era di 923 euro al mese, in crescita rispetto agli 867 euro dell’anno prima. Le zone centrali come Gornji Grad arrivano a circa 1.400 euro, mentre Sesvete resta la più economica, intorno ai 579 euro. A Fiume l’affitto medio era di 763 euro al mese nel 2025, con un aumento del 6%, quindi poco sotto Zagabria. Per l’acquisto, Fiume è l’unica località costiera analizzata sotto i 3.000 €/mq (2.853 €/mq), ma con una crescita dell’8,1% in un anno. Resta la più accessibile del litorale, e finora la meno “turistica” delle grandi città costiere.

Il 29 novembre avremo il voto politico per il nuovo governo spagnolo che sarà anche uno dei banchi di prova sulla casa. Sicuramente un azzardo per l’ex premier Pedro Sanchez, ma un segnale per tutta l’Europa sulla questione abitativa che per troppi decenni e’ “degenerata” causando problemi alla popolazione e un notevole aumento delle disuguaglianze.

Pare strano che nell’Europa del welfare, dello Stato di diritto, dei diritti civili vi sia ancora nel XXI secolo chi deve protestare per un diritto fondamentale e garantito come quello della casa e quanto avviene nelle città della Spagna, con centinaia di migliaia di persone che sono costrette a scendere in piazza, con le chiavi in mano e facendo sentite il loro tintinnio sono li’ a dimostrarlo. In una società occidentale evoluta non si sfratta una donna anziana di Madrid a cui un fondo immobiliare le ha triplicato l’affitto (deceduta a causa di ciò?). La domanda che sorge spontanea: forse qualcosa non va, forse ora bisogna cambiare la politica abitativa?

In Italia la questione abitativa ebbe una risposta strutturale con il Piano Fanfani del 1949: un programma pubblico, finanziato da Stato, imprese e lavoratori, che in poco più di un decennio mise a disposizione milioni di vani per le famiglie, trasformando l’edilizia popolare in uno dei motore della ricostruzione e occupazione. Un modello di intervento ampio e continuativo che oggi, di fronte a una nuova emergenza europea, resta un termine di paragone ineludibile.

Quanto sta avvenendo a Madrid si può ripetere a Roma, Parigi, Zagabria… e altri Paesi europei; il malcontento e la rabbia della gente si manifesta anche in forme di astensione dal voto che sono sintomi pericolosi per la tenuta della democrazia.

Tuttavia, il motivo delle proteste per la casa riguardano: affitti sempre più alti, sfratti in aumento, scarsità di alloggi nelle grandi città, conseguente difficoltà dei giovani a rendersi autonomi e ai pensionati di vivere in serenità gli ultimi anni della loro vita. Bisogna mettere in conto la rabbia della gente verso scelte politiche scellerate sulla casa da parte di tutti i governi, anche verso l’opposizione, entrambi impotenti e inerti alle esigenze dei propri cittadini sul bene comune del diritto abitativo.

Le urne vuote non sono silenzio: sono un grido di allarme che nessuno ascolta. Chi rinuncia al voto vuole e crede di punire la politica, ma finisce per consegnarle un potere ancora più libero da controlli. Da Roma a Parigi, da Berlino a Varsavia, fino a Zagabria l’astensionismo cresce a ogni elezione, e il distacco e’ in aumento tra i cittadini e le istituzioni.

La democrazia non crolla all’improvviso, ma si svuota un seggio deserto alla volta e danno un vantaggio ai nuovi populisti e sovranisti che avanzano. Protestare è un sacrosanto diritto, ma la protesta più efficace resta quella che pesa con il voto. Disertare le urne significa lasciare ad altri che decidano per noi.

La mobilitazione generazionale in difesa del diritto alla casa, a una vita dignitosa dovrebbe essere il mantra della politica con incentivi, semplificazioni e certezze normative. Serve una vera politica che si concentri sull’edilizia sociale abitativa e non solo per le grandi città, ma anche per i comuni minori e per rispondere alla cosiddetta “fascia grigia” composta da lavoratori, da giovani, famiglie, pensionati e da genitori separati che hanno un reddito troppo alto per accedere alle offerte pubbliche ma troppo basso per sostenere i prezzi del mercato privato.

La casa e’ un bisogno collettivo e deve essere accessibile a tutti, altrimenti la democrazia ha fallito ed ecco emergere le figure autoritarie che promettono alla gente di risolvere i loro problemi. Serve che la politica batta un colpo prima che sia tardi e per il bene comune. Il nostro Paese ha milioni di case inutilizzate, eppure è in crescita il disagio abitativo. Servono alleanze tra pubblico, privati e il Terzo settore per trasformare la casa in benessere comune.

Le proteste per il rincaro delle case e degli affitti e’ un atto dovuto, ma non devono far perdere lucidità. Una parte dell’opinione pubblica individua come responsabili i fondi immobiliari, ma non esiste, al di là degli slogan, un’alternativa esclusivamente pubblica, che si scontra sempre anno dopo anno con la coperta corta della spesa pubblica.

Le cifre sono impietose, secondo l’Ocse: in Italia lo stock di edilizia residenziale pubblica e’ pari al 4 p.c. delle abitazioni, contro il 30 p.c. dell’Olanda, il 24 p.c. in Austria, il 20 della Danimarca, il 18 della Francia e il 16 della Gran Bretagna.

Ovvio che bisogna cambiare rotta prima che la rabbia della gente dilaghi, occorre un patto sociale tra pubblico e privato: le regole devono essere chiare con tempi e costi certi, incentivi urbanistici, fiscali e finanziari.

La cura non e’ demonizzare alcuno, ma coinvolgere tutti in una nuova stagione di investimenti nella casa accessibile alla gente. L’Italia e’ in coda in Europa sia sul versante pubblico come quello privato: proprio per questo ha grandi margini per risalire la china. Dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a lavorare. Altrimenti il rischio maggiore e’ per la democrazia.

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