Atefano, battaglia linguistica per dare nome alla sofferenza

Nell'evento "Uniti per Paolo" lanciata l'iniziativa. Il commento di Lorenza Burelli

“Oggi ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie, che ogni giorno portano avanti battaglie potenti, con coraggio, amore e una forza che merita tutta la nostra ammirazione. Così scrive sulla pagina facebook del Comune di Portoferraio Lorenza Burelli, assessore all’istruzione e alla cultura del Comune di Portoferraio.

“In occasione della presentazione della prima edizione dell’iniziativa della Fondazione Uniti per Paolo, che partirà dall’Isola d’Elba il 25 ottobre per concludersi a Milano l’8 novembre – racconta Lorenza Burelli –  ho avuto il piacere di incontrare i familiari di Paolo Sarullo e Silvia, la mamma di Rachele Franchelli, una ragazza che ci ha lasciati a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale.

Silvia ci ha raccontato qualcosa di semplice, ma dal significato profondissimo. Ci ha posto una domanda: come si definisce un genitore che perde un figlio?

Una domanda alla quale la lingua italiana, ancora oggi, non offre una risposta. Esiste una parola per chi perde un marito, una moglie o un genitore, ma non esiste un termine specifico per chi affronta la perdita più innaturale e dolorosa che si possa immaginare: quella di un figlio.

Da questo vuoto linguistico e umano nasce ATEFANO, una parola voluta da Silvia e dalla sua famiglia per dare un nome a questa condizione, affinché il dolore di tanti genitori possa trovare un riconoscimento anche attraverso le parole.

Ora c’è bisogno di tutti noi. Perché questa parola possa diffondersi, entrare nell’uso comune e, un giorno, trovare il suo posto ufficiale nel dizionario italiano, dobbiamo iniziare a utilizzarla, a parlarne e a farla conoscere.

Come Amministrazione, ci siamo assunti un impegno concreto: portare questa parola nelle scuole, tra i giovani e nelle nostre comunità, affinché possa diventare patrimonio condiviso e contribuire a colmare questo vuoto.

Vi invito a fare la vostra parte. Condividete questa storia, parlatene, usate la parola ATEFANO.

A volte, per sostenere una battaglia così grande, basta davvero poco: una parola, un gesto, una condivisione.

Facciamo in modo che il dolore di queste famiglie non resti senza nome. Aiutiamo Silvia e la sua famiglia a portare avanti questa importante battaglia.

Basta un #Atefano per iniziare a fare la differenza”.

per maggiori info e conoscere la storia: www.rachelefranchelliaps.it

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