“Le bandiere non smettono mai di svettare”

In Ricordo di Beppe Frangioni. Una poesia inviata da Gordiano Lupi

Riceviamo e pubblichiamo:

A Portoferraio. A Piombino.
Le bandiere,
non smettono mai
di svettare.

L’ho imparato da te, Beppe.
Libero d’altri tempi,
quando libero voleva dire ultimo,
rude terzino spazza-difese,
l’uomo dietro a tutti
che metteva una pezza al mondo.

La maglia biancorossa,
non una maglia,
una seconda pelle,
cucita addosso, col sale.

Beppe il portuale,
scorza di granito
e cuore d’oro,
in mezzo, l’uomo.

Perché in campo ti trasformavi,
ringhiavi, aggredivi,
non facevi respirare l’avversario,
gli stavi sul collo,
col fiato corto del mare in burrasca.

E poi, da allenatore,
maestro,
senza lavagna,
senza frasi.
Pane e calcio,
per tanti ragazzi cresciuti così.

Al vecchio Carburo
sterrato, polvere bianca,
ginocchia sbucciate.
Da una parte la piccola tettoia,
quella tribuna povera,
costruita sulla parete
dei magazzini comunali,
sotto casa di mia nonna.
Dall’altra, un’impalcatura,
tubi Innocenti, arrugginiti,
che reggeva il tifo.

Portoferraio dei fratelli Frangioni,
di Zamboni, Arrostini, Matacera e Galliano.
Nomi detti come si dice una preghiera
la domenica.

Portoferraio che vinceva a Piombino
con gol di Marianelli dopo 8 minuti.
8 minuti e già sotto.
E io che guardavo stupito
mio padre che sorrideva.

Lui era di Portoferraio,
e conosceva un po’ tutti,
quella mattina di marzo del 1970
ne aveva rivisti parecchi
di amici perduti.

Il derby del canale,
che da tempo non si disputava.
Mio padre diceva:
“Ma qui il derby una volta
era con Grosseto e Livorno”.

Povero Beppe, quel giorno,
la tua grinta e il tuo sorriso
mentre salutavi mio padre,
quando vincesti al Magona,
con quel tuo incedere fiero
da capitano, a sfidare la folla.

Arrostini giocava con noi,
vecchio elbano,
Aliscafo come lo chiamavano tutti.
E l’Audace aveva Cecchetti, Nurra,
persino Vemati – piombinese di scoglio –
Giuffrida, Galliano e i fratelli Frangioni.

Marianelli col 10 alle spalle
ci fece lo scherzo.
Tu, il capitano,
avanti a tutti.

Che tempi abbiamo passato.

Ora però,
se chiudo gli occhi,
ho solo questo ricordo di te, Beppe Frangioni.

Ti vedo che mi vieni a salutare
mentre scendo dalla nave,
mi prendi sottobraccio e mi porti al campo
dove ho una partita da fare.
Sono sicuro che durante la gara
mi manderai chissà quante volte
a quel paese.
Ma al fischio finale sarà tutto finito,
come vuole lo sport,
come è sempre stata la tua legge morale.

Beppe Frangioni,
quando t’ho visto giocare
eri già anziano,
io soltanto un bambino
che credeva invincibile il suo Piombino
(un giorno aveva battuto la Roma).
È stato merito tuo,
Beppe,
se ho capito la differenza
tra sogno e realtà.

Gordiano Lupi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Beppe Frangioni non ti dimenticheremo. Lui, l’Audace e l’Elba

Il ricordo dopo la sua scomparsa con un articolo scritto da Michele Melis nel 2014

Portoferraio ricorda la tragedia del piroscafo “Sgarallino”

di Amministrazione Comunale di Portoferraio