Che cosa serve davvero a una persona detenuta per tornare a vivere nella società? Il Premio Carlo Castelli lo ha chiesto a chi il carcere lo vive ogni giorno, invitandolo a immaginarsi volontario e a indicare come aiutare gli altri. Hanno risposto in 67. Nei loro scritti ricorrono richieste concrete: essere ascoltati senza essere ridotti al reato commesso, mantenere i legami con le famiglie, acquisire competenze e trovare qualcuno che accompagni il ritorno fuori dalle mura.
La XIX edizione del concorso letterario nazionale, promosso dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV attraverso il Settore Carcere e Devianza, si concluderà venerdì 9 ottobre 2026, alle ore 14.00, nella Casa di Reclusione “Pasquale De Santis”, a Forte San Giacomo 1, Porto Azzurro, sull’Isola d’Elba. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha destinato all’iniziativa una propria Medaglia di rappresentanza. Analogo riconoscimento dalla Camera dei Deputati. I nomi dei vincitori e i titoli delle opere premiate saranno annunciati durante la cerimonia.
Il tema di quest’anno propone un cambio di prospettiva: «Se io fossi un volontario in carcere: come potrei essere una delle chiavi che aprono al futuro di speranza per me e per le altre persone detenute?». Alle persone ristrette viene chiesto di diventare interlocutori del volontariato, capaci di suggerire quali presenze, attività e opportunità possano contribuire al cambiamento.
«Nessuno cresce da solo», scrive la Responsabile del Settore Carcere e Devianza Antonella Caldart nel testo preparato per la conferenza stampa. Da qui il compito di sostenere le relazioni affettive, recuperare la fiducia in sé e costruire un collegamento con la società civile. La richiesta che attraversa gli elaborati è quella di essere un ponte: «Perché il carcere è parte della nostra società».
Un premio che aiuta anche altre persone detenute
Il riconoscimento letterario produce un aiuto concreto. Sono previsti tre premi da 1.000 euro ciascuno, due per gli elaborati degli istituti per adulti e uno per quelli degli Istituti Penali per Minorenni. A ciascun premio si affianca una donazione di altri 1.000 euro: complessivamente 3.000 euro agli autori e 3.000 euro per progetti di reinserimento. Le tre donazioni sosterranno un’iniziativa in un istituto penitenziario per adulti, una presso un Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e una in un istituto minorile. Attraverso la propria opera, chi viene premiato contribuisce così a offrire un’opportunità anche ad altri.
Dalla scrittura al ritorno nella comunità
La giuria, presieduta dalla magistrata Maria Cristina Failla, già presidente del Tribunale di Massa Carrara, ha individuato anche undici elaborati ai quali assegnare un attestato di merito. Le tre opere premiate e le undici segnalate compongono l’antologia della XIX edizione, pubblicata da Anthology Digital Publishing e destinata alla diffusione nazionale in allegato alla rivista “Le Conferenze di Ozanam”. La tiratura supera le 13.600 copie: parole nate in carcere che potranno raggiungere lettori, famiglie e comunità in tutta Italia.
Il Premio mette al centro la possibilità di assumersi la responsabilità del proprio passato e costruire un futuro diverso. Nell’introduzione all’antologia, Failla richiama la necessità di dare continuità alla formazione anche dopo la detenzione: un lavoro, una rete sociale e un accompagnamento capace di sostenere chi torna nella comunità. È su questo terreno che la scrittura incontra la funzione rieducativa della pena richiamata dall’articolo 27 della Costituzione.
La cerimonia e la diretta
La premiazione sarà condotta e moderata da Alessandro Ginotta, responsabile dell’Ufficio di Comunicazione della Federazione. Sarà possibile seguire il pomeriggio dalle ore 14.00 sul canale YouTube della Società di San Vincenzo De Paoli. Dopo la premiazione è previsto un momento di convivialità interno all’istituto, con una performance musicale del gruppo Slenders che coinvolgerà anche alcune persone detenute.
La Conferenza stampa
Alla Conferenza Stampa tenutasi venerdì 2 ottobre sono intervenuti: Roberto Marini, Assessore del Comune di Portoferraio, Ivana Stromillo Educatrice della Casa di Reclusione Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, Giada Fedi, Coordinatrice Regionale Toscana della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, Cristina Guerra, Presidente del Consiglio Centrale Livorno e Grosseto della Fedeazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, Maria Cristina Failla, Presidente della Giuria del Premio Carlo Castelli, Vincenzo Varagona, Membro della Giuria del Premio Carlo Castelli e Presidente nazionale UCSI e Antonella Caldart, Responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.
Roberto Marini, assessore del Comune di Portoferraio, ha portato i saluti del sindaco Tiziano Nocentini, ringraziando gli organizzatori e sottolineando il valore della scrittura come possibilità di raccontarsi, comunicare con il mondo e preparare il reinserimento nella società.
Ivana Stromillo, educatrice della Casa di Reclusione “Pasquale De Santis”, ha portato i saluti della direttrice Martina Carducci, definendo la premiazione a Porto Azzurro «un bel ritorno a casa», riferendosi alla prima edizione del Premio promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli, celebratasi nel 2002 proprio nel Carcere di Porto Azzurro. Ha ribadito l’impegno dell’istituto per favorire la partecipazione e fare dell’evento un’occasione di incontro tra carcere e società.
Per la Società di San Vincenzo De Paoli, Giada Fedi ha espresso l’orgoglio di ospitare a Porto Azzurro la XIX edizione del Premio Castelli, nato per offrire alle persone detenute una finestra verso l’esterno e la possibilità di far sentire direttamente la propria voce. Fedi ha ricordato l’impegno dei volontari vincenziani negli istituti penitenziari toscani, nel sostegno alle famiglie dei detenuti e nella collaborazione con i tribunali per percorsi di volontariato presso l’associazione. Un servizio fondato sulla relazione personale, sulla visita domiciliare e sull’ascolto: aiutare chi è in difficoltà significa anche offrire dialogo, comprensione e accompagnamento nella quotidianità.
Cristina Guerra, presidente del Consiglio Centrale di Livorno e Grosseto della Società di San Vincenzo De Paoli, ha espresso l’emozione per il ritorno del Premio a Porto Azzurro, ricordandone le radici nelle prime edizioni del 2002 e 2003, allora intitolate a Emanuele Casalini. Al centro del suo intervento, il valore della cultura come occasione per le persone detenute di esprimere pensieri, aspettative ed emozioni: «Dobbiamo parlare di ponti, non di muri». Guerra ha richiamato l’impegno di Emanuele Casalini e della moglie nel portare speranza in carcere, sottolineando come la scrittura e la musica possano aprire spazi di incontro e condivisione, restituendo centralità alla persona. La giornata del 9 ottobre sarà accompagnata da un intermezzo musicale, affidato agli Slenders un gruppo che ha già portato concerti all’interno del carcere: un’esperienza che Guerra ha descritto come indimenticabile, capace di far incontrare culture, sensibilità e passioni diverse.
Antonella Caldart ha richiamato la necessità di una giustizia «che non umilia, che non identifica la persona con il proprio reato», capace di preparare un ritorno dignitoso nella società. Dagli elaborati emerge una richiesta rivolta anche ai volontari: trasformare le storie ascoltate in parole pubbliche, generando responsabilità e coinvolgendo le nuove generazioni, come avviene attraverso il progetto vincenziano “Scegliamo Bene”. Caldart ha inoltre evidenziato una novità di questa edizione: il collegamento alla diretta YouTube della premiazione è stato messo a disposizione, attraverso le direzioni degli istituti, di tutte le 67 persone detenute partecipanti al concorso, per consentire anche a chi non sarà presente di condividere la giornata.
Maria Cristina Failla, Presidente della Giuria del Premio Carlo Castelli e già presidente del Tribunale di Massa, ha sottolineato il valore dell’ascolto, richiamando le parole degli autori in concorso: un ascolto che aiuta a guardarsi dentro «senza pregiudizio, ma anche senza scuse» e sa «scorgere l’uomo dove la società vede solo il reato». Dalla lettura degli elaborati emerge l’importanza di un accompagnamento che prosegua oltre la detenzione: trovare qualcuno che chiami per nome, un luogo in cui essere accolti e un lavoro da cui ripartire può dare concretezza al reinserimento. Failla ha quindi auspicato che il Premio e l’impegno dei volontari possano continuare senza ostacoli, ricordando che la crescita personale di chi esce dal carcere rappresenta un beneficio per l’intera società.
«Riportare il carcere al centro della società»: è questo l’impegno richiamato da Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell’UCSI e membro della giuria del Premio Carlo Castelli, che ha sottolineato l’entusiasmo con cui i giornalisti cattolici partecipano all’iniziativa. Un’esperienza che si inserisce in un percorso di attenzione alle fragilità e di formazione a un’informazione capace di riconoscere la dignità delle persone detenute. «Il linguaggio esprime sempre l’evoluzione del pensiero», ha ricordato Varagona, evidenziando la responsabilità dei media nel contribuire al modo in cui la società guarda alla realtà penitenziaria. Accanto al valore del Premio come ponte tra carcere e società civile, Varagona ha segnalato un dato che sollecita una riflessione: dai quasi duecento elaborati di alcune precedenti edizioni si è passati a meno di settanta in quella attuale. Una diminuzione sulle cui ragioni la giuria si è interrogata, avanzando l’ipotesi che il bando non abbia raggiunto alcuni istituti, in particolare quelli di massima sicurezza, a causa delle recenti disposizioni del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria).
Da qui l’appello alle istituzioni «a non arretrare» e a creare le condizioni perché l’impegno della Società di San Vincenzo De Paoli, dell’UCSI e di tutti i soggetti coinvolti possa svilupparsi pienamente. Varagona ha inoltre richiamato la prospettiva di un coinvolgimento più ampio, capace di dare spazio, accanto alle persone detenute, anche agli agenti di polizia penitenziaria, alle dirigenze degli istituti e alle vittime dei reati. Un orizzonte di ascolto e confronto che renda concreto il dialogo tra carcere e società.
Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, ha ribadito questo impegno, rilanciando l’appello alle istituzioni e alla società civile affinché opportunità culturali come il Premio Castelli non siano precluse a una parte importante della popolazione detenuta. Antonella Caldart ha definito la situazione inedita e grave, riferendo che due membri della giuria hanno rassegnato le dimissioni per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà che alcuni vincoli burocratici stanno ponendo a chi opera volontariamente in ambito penitenziario. Un segnale che sollecita ascolto e confronto, perché l’impegno del volontariato possa continuare a offrire occasioni concrete di formazione e partecipazione.
In questo quadro, Antonella Caldart ha sottolineato il valore formativo del Premio: la scrittura offre uno spazio per rileggere la propria esperienza, maturare consapevolezza e aprirsi al confronto con gli altri. Il Premio Carlo Castelli rappresenta così un ponte tra chi vive dentro il carcere e la società civile, attraverso il quale le parole possono oltrepassare le mura, suscitare ascolto e costruire relazioni. Consentire alle persone detenute di partecipare significa mantenere aperto quel passaggio e riconoscere nella cultura uno strumento essenziale di crescita e reinserimento.
Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV: dare una mano colora la vita
“Serviens in spe è il nostro motto: servire nella speranza. Questo facciamo: offriamo, insieme al nostro aiuto, vicinanza ed amicizia, buoni semi per costruire un futuro migliore”.
La Società di San Vincenzo De Paoli, fondata a Parigi nel 1833 dal beato Federico Antonio Ozanam e un gruppo di giovani amici universitari, è un’organizzazione internazionale di laici cattolici aperta a tutti coloro che desiderano vivere la fede cristiana nell’amore e nel servizio di chi si trova nel bisogno.
Con più di 12.000 tra soci e volontari in Italia, distribuiti in 896 gruppi operativi chiamati Conferenze, la Società di San Vincenzo De Paoli è accanto a chi vive in condizioni di disagio. Sono circa 30.000 le famiglie (oltre 120.000 persone) aiutate sul territorio nazionale. L’Associazione è presente in 155 Paesi del mondo ed ha una rappresentanza all’ONU di Ginevra, all’UNHCR e partecipa al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Ma perché Conferenze? Il termine deriva dalle conferenze di diritto e di storia che i giovani studenti frequentavano all’Università della Sorbona. Ozanam propose ai propri amici di costituire un’associazione che non solo si occupasse di discutere sul tema della povertà, ma che intervenisse materialmente per alleviarla. Così i fondatori iniziarono a visitare periodicamente le famiglie più disagiate, salendo nelle soffitte di Parigi, recandosi nei bassifondi, portando generi di prima necessità, ma soprattutto amicizia ed attenzione. Il carisma della Società di San Vincenzo De Paoli era già chiaro: creare occasioni di incontro, di ascolto e di relazione.
Le attività dell’associazione comprendono diversi tipi di assistenza: materiale, morale e spirituale, fornita attraverso relazioni personali caratterizzate da vicinanza, ascolto ed amicizia, oltre che aiuto materiale. Questo impegno è finalizzato a promuovere la dignità e lo sviluppo integrale di ciascun individuo. La Società di San Vincenzo De Paoli, perciò, non si limita a lenire le sofferenze delle persone in povertà, ma si adopera anche per identificarne, curarne e rimuoverne le cause alla radice, attraverso un’efficace azione sociale.
LA MISSIONE UMANA
Il Regolamento internazionale afferma che “nessuna forma di povertà è estranea alla Società di San Vincenzo De Paoli”. Questo principio è il centro della missione dell’associazione: sia che si tratti di persone senza tetto, pensionati in difficoltà economica, disoccupati, migranti, rifugiati, donne in situazioni difficili, minori, malati o detenuti, la Società di San Vincenzo De Paoli si impegna a fornire supporto a chiunque ne abbia bisogno.
In poche parole, la missione dell’associazione è prendersi cura della persona, andando oltre la dimensione della povertà.
LE ATTIVITÀ SOLIDALI
Sono diverse le iniziative mirate a contrastare le molteplici forme di povertà ed emarginazione.
Tra queste rientrano attività come l’ascolto e l’accoglienza, l’erogazione di beni primari, l’orientamento e l’accompagnamento nell’uso dei servizi con Enti pubblici, la ricerca e l’aiuto nell’inserimento lavorativo, il sostegno allo studio, il supporto nell’individuazione di uno stile di vita compatibile con le proprie entrate, l’educazione all’ambiente e ad un uso efficace delle risorse, iniziative di integrazione sociale per stranieri e nomadi, l’assistenza morale e psicologica per il recupero del disagio, la compagnia e il sostegno a persone sole, anziane e malate, i colloqui con i detenuti e l’affiancamento delle loro famiglie in condizioni di disagio.
Sono state istituite in tutta Italia strutture per l’accoglienza temporanea, condomini solidali, mense, dormitori, case rifugio per donne in difficoltà, empori solidali, ambulatori, centri ricreativi, strutture per il doposcuola e la formazione dei giovani, una casa per studenti e persino una stireria solidale.
L’elemento distintivo dell’associazione consiste nella “visita a domicilio”: periodicamente ci si reca nelle case delle famiglie affiancate, stabilendo relazioni solide basate su fiducia e disponibilità. L’obiettivo è aiutare chi si affida ai vincenziani a superare le difficoltà e ad emergere dalla condizione di bisogno.
L’associazione si impegna attivamente in diverse sfere di solidarietà e servizio:
· Solidarietà internazionale: attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, l’associazione finanzia progetti per la realizzazione di scuole, ospedali, pozzi e dissalatori per garantire le risorse idriche, interviene in emergenze internazionali con invii di aiuti ed il sostegno a distanza per migliorare le condizioni di vita di minori e studenti.
· Il Settore Carcere e Devianza: la Società di San Vincenzo De Paoli dedica particolare attenzione al contesto carcerario, offrendo non solo aiuti materiali, ma soprattutto attenzione umana, incoraggiamento ed opportunità formative per offrire ai ristretti ed alle loro famiglie la prospettiva di un reinserimento nel tessuto produttivo e nella società civile.
· La San Vincenzo-Ente filantropico ETS, gestisce il patrimonio finanziario ed immobiliare per sostenere iniziative socioassistenziali a favore di persone in condizioni di svantaggio e disagio sociale ed economico.
· La Famiglia Vincenziana: la Società di San Vincenzo De Paoli fa parte della Famiglia Vincenziana, unendo sforzi con diverse congregazioni religiose e comunità ispirate a San Vincenzo de’ Paoli per promuovere la pastorale della carità della Chiesa. La collaborazione si estende a progetti comuni, seguendo uno sviluppo spirituale condiviso.
Nel corso del 2025 per assistenza diretta, iniziative assistenziali diverse ed aiuti attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo sono stati erogati circa € 10.000.000.
LA STRUTTURA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE ITALIANA SOCIETÀ DI SAN VINCENZO DE PAOLI ODV
La struttura, conforme allo Statuto, comprende i seguenti organi: Assemblea dei Soci, Comitato Direttivo, Giunta Esecutiva, Presidente, Organo di Controllo e Comitato di Conciliazione.
Le Conferenze di un delimitato territorio sono riunite in una associazione autonoma denominata Consiglio Centrale, che rappresenta le Conferenze in tutti gli atti verso terzi. Sono 81 i Consigli Centrali afferenti alla Federazione Nazionale soci della Federazione stessa, oltre a 3 Opere speciali (Il Dormitorio San Vincenzo De Paoli ODV di Brescia e l’Emporio Solidale Basso Piave ODV di San Donà di Piave e l’Associazione Ozanam ODV di Vicenza).
Quando in una regione esistono almeno tre Consigli Centrali viene costituito un Coordinamento Regionale e se in una regione esistono meno di tre Consigli Centrali, questi si possono aggregare ad una regione limitrofa, costituendo un Coordinamento Interregionale. Qualora in una regione sia necessario, per avere rapporti con Enti a livello regionale ed esistano almeno otto Consigli Centrali, può essere costituita una Federazione Regionale.
“Bisognava formare un’associazione di mutuo incoraggiamento per i giovani cattolici, dove si trovasse amicizia, sostegno, esempi. Ora il legame più forte, il principio di una vera amicizia, è la carità e la carità non può esistere nel cuore senza spandersi all’esterno; è un fuoco che si spegne in mancanza di alimenti e l’alimento della carità sono le opere buone. Se noi ci diamo appuntamento sotto il tetto dei poveri, serve più a noi che a loro, per diventare migliori e più amici.”
Federico Ozanam, Lettera a E. Bailly, 3 novembre 1834 – n. 4


