Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera firmata “Mare”.
In casa nostra il tema della Famiglia allargata è noto da generazioni .
Non sto parlando di matrimoni multipli con figli di prime , seconde o terze nozze, ma di presenze pelose , pennute o squamate , che sono state parte integrante della Famiglia .
Mio nonno paterno, anche se l’ho perso molto presto , ha plasmato la mia vita . Era un uomo mite e solare , la cui presenza infondeva allegria e sicurezza . Lui per me c’era sempre ! Era un cacciatore appassionato , ma anche un profondo conoscitore della Natura. Amava tutti gli animali , con cui aveva un rapporto molto particolare.
Mi portava nei boschi , mi faceva riconoscere le piante e mi raccontava storie che mi incantavano. Lo accompagnava spesso un merlo , da lui allevato e poi rilasciato, a cui mio nonno aveva insegnato a cantare il walzer del buonumore .
Anche i cani e gatti della famiglia seguivano mio nonno ovunque, con un obbedienza spontanea. Il suo carisma era contagioso ed il suo modo di comunicare con la Natura era straordinario. Sapeva imitare perfettamente i versi di molti uccelli e capiva il significato di ogni cinguettio , ma il suo modo di parlare con gli animali avveniva soprattutto in silenzio. Tutti coloro che hanno in casa animali della stessa specie , sanno che comunicano tra loro continuamente, in silenzio, usano la voce solo in momenti particolari.
I gatti ad esempio miagolano soprattutto per comunicare con noi , perche sanno che non riusciamo a sentire la loro telepatia , lo stesso vale per i cani e anche per gran parte degli animali , ma per mio Nonno era diverso, la telepatia era continua.
Anche mio padre mi ha insegnato tanto, ha sempre avuto cani ed io ci sono cresciuto in mezzo. Quando ho incontrato mia moglie però abitavo da solo e lei mi disse che sarebbe venuta a vivere con me a patto che avessimo preso un cane. Detto fatto , ma è stato solo l’inizio. Nel giro di pochi anni ci siamo trovati con 3 figli, 5 cani , 4 gatti , 7 conigli , 3 cavalli , 3 cocorite , 2 pesci combattenti e 2 tartarughe.
Questa era la famiglia più intima , quella allargata invece ha visto passare una varietà di specie degna di uno zoo. Alcune di queste presenze hanno lasciato un ricordo indelebile.
ANASTASIA era una civetta , trovata ferita una mattina di novembre sul monte Orello . L’abbiamo portata a casa , curata e nutrita per alcuni mesi . Inizialmente stava in una gabbia abbastanza grande , poi quando ha iniziato a svolazzare , le abbiamo dedicato una stanza da cui la facevamo uscire in tutti i momenti di convivialità familiare .Con un po’ di pazienza era stata accettata anche dai cani e dai gatti .
Abitiamo su una piccola collina e all’imbrunire la mettevamo in gabbia e la portavamo in terrazza da cui amava osservare il panorama.
Per cena la liberavamo in sala dove elemosinava cibo a tutti i membri della famiglia, volando di spalla in spalla. Avere una civetta in casa è stata un esperienza che ci ha insegnato moltissimo. A parte la simpatia, con quel modo di girare la testa, come per capire le dinamiche della famiglia, il suo piacere di stare con noi era quasi commovente . Era diventata la protagonista della casa e ne godeva un sacco, ma la sua presenza è stata un dono per tutti noi.
In una serata di fine aprile l’ho portata nuovamente sul terrazzo , ma questa volta ho aperto la porta della gabbia e mi sono seduto a qualche metro di distanza. Era pronta per tornare in Natura . Ecco in quel momento ho capito cosa sentiva mio nonno. Anastasia mi fissava stupita e ho chiaramente percepito che mi diceva “ Oh guarda che hai lasciato la porta aperta ! “ , e io in silenzio ho risposto “ Si lo so …”.
Allora si è posata sull’ ingresso della gabbia e mi ha guardato di nuovo: “ Guarda che io scappo…” , ed io ho risposto :” Coraggio, è il momento …”. Dopo alcuni istanti è volata sulla ringhiera . Il sole stava tramontando e lei guardava l’orizzonte infinito della libertà . E’ rimasta li alcuni minuti a riflettere , poi finalmente ha capito e mi ha detto: “ Ma allora tu Vuoi liberarmi …” , mi ha guardato profondamente negli occhi , poi ha aperto le ali ed è volata in modo perfetto sino al ramo di un pino a un tiro di schioppo. Ormai era una piccola sagoma lontana , ma io sentivo il suo sguardo fisso su di me e la sua voce silenziosa che mi diceva tante cose, in sintesi: “Grazie, grazie , grazie….”. Poi è arrivato il buio ed è sparita .
Quando io e mia moglie abbiamo spiegato ai bambini che avevamo “liberato” la loro amica , non erano felici e un pò di nostalgia l’avevamo tutti.
La notte successiva ,e tutte le notti per almeno un mese , Anastasia è tornata. Si posava sui rami fuori dalla nostra finestra e cantava a squarciagola. Le civette fanno molteplici versi , ma spesso si tratta di un baccano misto che rende il sonno impossibile.
Dopo le prime notti abbiamo iniziato a farle capire che volevamo dormire e i concerti si sono diradati nel tempo, ma è tornata per anni ed erano sempre momenti di gioia.
La cosa incredibile è che ieri , appena dopo aver scritto queste righe , una civetta è tornata di nuovo a fare i soliti versi alla finestra . Non può essere lei , sono passati troppi anni , ma la Natura è misteriosa e forse siamo tutti “teleconnessi” in qualche modo.
MARO invece era un Mufloncino appena nato , trovato sulle cime del Calanche da una giovane famiglia svizzera , con una gamba rotta , incastrata tra le rocce. Perdeva sangue e belava come un disperato. .
Dopo aver telefonato al Parco che si è subito offerto per sopprimerlo , si sono rivolti al veterinario che avendo visto gli sguardi dei bambini della coppia , ha prestato gratuitamente le prime cure , ha steccato la zampa e poi ha pensato bene di chiamare mia moglie. Insomma ci è toccato quasi un mese di biberon con latte di capra , giorno e notte.
Non avrei mai pensato che un muflone con pochi giorni di vita , aveva ancora il cordone ombelicale attaccato , potesse dimostrare un carattere così deciso . Deciso a sopravvivere , deciso a guarire , deciso ad amare e farsi amare , ma anche farsi rispettare .
Arrivato a casa per prima cosa ha affrontato a testa bassa i cani che erano grossi il doppio di lui . Chiariti i rapporti non ci sono più stati problemi. Tutti amici.
Dormiva in un piccolo recinto in giardino, ma poi era sempre in casa . Mia moglie di fronte allo sguardo di Maro si scioglieva completamente: Amore di Mamma .
Con Maro , ma anche con altri cuccioli , mia moglie ha sempre telepatizzato meglio di me.
Quando Maro fu fuori pericolo non si ricordava più di essere un muflone , la sua famiglia eravamo noi . Capivamo che non avremmo potuto tenerlo , ma anche liberarlo all’ Elba non avrebbe funzionato .
Ci ha aiutato il Cruma Lipu di Livorno , un centro di recupero fauna selvatica , con cui avevamo già collaborato anni prima. Gli portai Maro e si innamorarono anche loro. Ricordo ancora il suo sguardo prima dell’ addio , lo lasciammo a malincuore ma sapevamo che era in buone mani.
Da Livorno ci relazionavano in via informale : dopo un breve periodo, Maro è stato liberato in una grande oasi cintata e protetta vicino a Grosseto , si è integrato con un branco di Mufloni e spero che viva ancora in pace . Varie volte ci è venuta la tentazione di andarlo a trovare, ma ci siamo sempre detti che era meglio non farlo, per il suo bene .
In cuor nostro però forse le cose erano un po’ diverse . Come l’avremmo presa se non ci avesse riconosciuto o considerato ?
Forse preferivamo ricordarlo mentre ci veniva incontro sgambettando felice , quando vedeva il biberon.
Mare




