L’Isola d’Elba si candida a diventare un modello di transizione ecologica nel Mediterraneo: i primi dati del progetto europeo CO2 PACMAN rivelano un bilancio netto di emissioni di gas serra pari a 135 mila tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, ma anche un forte potenziale per le rinnovabili e un’alta consapevolezza tra i cittadini. A Portoferraio, durante il Living Lab finale “L’Isola che vorrei” (dal 22 al 24 marzo), sono stati presentati i risultati dell’inventario dei gas serra dell’isola e di un sondaggio su un campione rappresentativo di cittadini (43% uomini, 57% donne), nell’ambito del progetto CO2 PACMAN coordinato dall’Università di Siena e finanziato dal programma Interreg Euro-MED.Le priorità indicate per ridurre gli impatti ambientali sono chiare: in testa la gestione dei trasporti (72%), seguita dalle energie rinnovabili (67%), dalla gestione dei rifiuti (53%), dall’efficienza energetica negli edifici (33%), dall’agricoltura e silvicoltura sostenibili (17%).
“L’alta consapevolezza dei cittadini elbani, unita al notevole potenziale rinnovabile del territorio (fotovoltaico, eolico, agrivoltaico e altre soluzioni integrate), ci dà grande fiducia – commenta il professor Simone Bastianoni dell’Università di Siena e coordinatore di CO2 PACMAN –.Abbiamo dato un metodo per capire quanta CO2 può essere risparmiata con le politiche da mettere in atto, accompagnando i cittadini verso la transizione ecologica e la decarbonizzazione”. Lo strumento del CO2 PACMAN Tool e i processi partecipativi già avviati permetteranno alle istituzioni locali – Comuni elbani, Regione Toscana, Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – di comporre con gli abitanti la loro ricetta di decarbonizzazione grazie a dati scientifici solidi, inventari delle emissioni, scenari di decarbonizzazione multi-settoriali e roadmap condivise per programmare politiche integrate e coerenti con la missione Green Living Areas del Mediterraneo. Una impostazione rafforza il coinvolgimento attivo dei cittadini nelle scelte strategiche: non si tratta solo di consultazione, ma di vera co-progettazione e co-creazione, in cui la comunità contribuisce direttamente a definire priorità, soluzioni e traiettorie di transizione verso un’isola carbon neutral. Il prossimo passo è una cooperazione con le altre due isola Brac e Creta per allineare l’approccio alla decarbonizzazione prima della conferenza finale ad Atene a maggio prossimo. Parte di questo percorso anche l’istituto Isis Foresi. “La scuola – dice la dirigente Alessandra Rando – ha accettato con piacere di lavorare su temi fondamentali come la decarbonizzazione che sembra lontana ma che, con il cambio dello scenario internazionale, diventa una questione quotidiana che devono affrontare le famiglie come le imprese”. Un percorso che permette di invertire anche il paradigma per cui l’Elba viene vista come un luogo marginale. “Per questo tipo di progetti le isole sono i luoghi per eccellenza – spiega la dirigente– perché c’è una comunità ristretta che può sperimentare e vedere i risultati. Da tenere presente anche che per le rinovabili oltre al vento e al sole qui abbiamo anche il mare”. Uno studio importante che permette di potare a scuola una progettualità diversa di ampio respiro “per dare il nostro piccolo contributo termina – alla riduzione del gender gap nella scelta delle materie scientifiche delle nostre ragazze”. E proprio alcune studentesse del Foresi hanno presentato tre progetti. Uno sulla riduzione diretta di CO2 sulle banchine del porto , un altro sull’impiego di traghetti ibridi o elettrici e il terzo sul riutilizzo della posidonia (come compost, in attività di bioedilizia o per manufatti). Uno dei tre verrà scelto per rappresentare l’Italia nella manifestazione finale ad Atene .

