Intelligenza artificiale: opportunità, sfide e orizzonti etici

Convegno organizzato dal Lions Club Elba con il patrocinio del Comune di Portoferraio

La percezione della riuscita del convegno si è avuta dal tempo dedicato in chiusura agli interventi del pubblico e alle domande poste ai due giovani relatori, che si è protratto quasi quanto quello impegnato per lo svolgimento della conferenza stessa.
In apertura dei lavori il Presidente del Lions Club Isola d’Elba, promotore dell’evento, Fabio Chetoni, porgendo il benvenuto al pubblico intervenuto numeroso nel pomeriggio di venerdì 12 aprile alla sala congressi del Centro De Laugier, ha voluto esprimere la riconoscenza dei lions elbani al Comune di Portoferraio per aver ospitato e patrocinato l’incontro ed ai due relatori per aver accettato di argomentare su di un tema di così grande attualità e dagli imprevedibili futuri sviluppi.
Ha preso quindi la parola Daniele Mazzei, Professore associato presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, che ha iniziato affermando che l’intelligenza artificiale riesce a dare a una macchina capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, ecc., ma non è una novità, in quanto esiste già da circa venti anni sui vari social che usiamo quotidianamente.
Mazzei ha continuato ricordando che l’intelligenza artificiale fa parte delle ultime due delle cinque rivoluzioni industriali che, a differenza delle tre precedenti che si sono sviluppate ciascuna nell’arco di circa un secolo, hanno impiegato ognuna solo una decina di anni per entrare a far parte del nostro tempo.
Grazie alla fortissima velocità nell’usare i dati e al conseguente risparmio di tempo ed energie questa epocale innovazione trova applicazione in tantissimi settori: dalla produzione industriale, alla ristorazione, all’esposizione dei prodotti in vetrina, ai trasporti, alla pubblicità, all’insegnamento, alla sanità ospedaliera e ambulatoriale, ecc.
Tutto ciò, come ha proseguito il relatore, genera preoccupazione, ma la risposta non deve essere quella di rinchiudersi in casa per difendersi da un processo inarrestabile, bensì quello di affrontarlo con adeguate normative che disciplinino non tanto l’apparato dell’intelligenza artificiale che è in continua velocissima evoluzione, quanto quello dell’uso che l’uomo ne può fare.
La parola è quindi passata al Silvia Dada, Ricercatrice in Filosofia Morale e Bioetica presso l’Università di Pisa, che ha richiamato l’attenzione sulle nuove potenzialità, le vulnerabilità e le responsabilità che quest’innovazione comporta, che potranno accrescere in previsione della creazione addirittura di una super intelligenza artificiale. Questo, secondo la Dada, farà sorgere molte problematiche che interesseranno vari settori come privacy, discriminazione e bias, manipolazione, inganno, ecc. la cui soluzione non è quella di tornare indietro, ma sta nell’affrontare la questione sul piano deontologico e normativo con l’introduzione di codici etici di autoregolamentazione, che non risultino solo di facciata, ma che siano propedeutici alla produzione e all’utilizzo di un’intelligenza artificiale che non generi danni, ma che costituisca un vantaggio sia per le aziende e sia per l’utenza. In quest’ambito la relatrice ha ricordato la recente approvazione di un nuovo documento che classifica i vari livelli di rischio dell’intelligenza artificiale, che vanno da inaccettabile a minimo, che risulterà fondamentale per la regolamentazione di questi sistemi.

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