“Senza giustizia” il libro vincitore del premio “la Tore”

di Jacopo Bononi, presidente Premio letterario La Tore Isola d'Elba

Senza giustizia, un libro per riflettere.

Difficile momento questo nostro, per la vicenda giudiziaria italiana e non solo per essa. Tra incerti e ardimentosi posizionamenti delle varie parti politiche, coinvolte su quanto e su come il cosiddetto diritto internazionale sia stato più o meno violato e mentre fino a pochi giorni fa zone del Pianeta, solo apparentemente inviolabili perchè mèta di un turismo di lusso sfrenato e che ora devono fare i conti con droni e missili impazziti, si staglia il referendum sulla ‘riforma della giustizia’. Occasione ineludibile putroppo per il ritorno inevitabile di quel ‘guelfoghibellismo’ italiano, che affonda le proprie radici nella storia più antica del nostro amato Paese. Allora ne leggiamo di tutti i colori e ne sentiamo in televisione anche di peggio. Schegge intellettuali impazzite schizzano da ogni canale della informazione sia stampata sia catodica (almeno così si poteva dire). Per cui tutto e il contrario di tutto è disponibile su ogni piattaforma digitale e ogni canale satellitare, e non. Si leggono pure ricostruzioni storiche che partono dallo sbarco alleato in Normadia di un ottantennio fa e arrivano fino al prossimo referendum. Consultazione, si legge, che potrebbe portarci a oscuri deterioramenti del nostro sistema democratico, minato internamente allo stesso modo nel quale il nostro Pianeta si teme minato da terroristi, eletti democraticamente (come Hitler sic) e contrapposti a quei ‘baluardi di libertà e garantismo’, già ben descritti da Autori come Oriana Fallaci a suo tempo, ma sembra sempre in modo molto attuale. Non occorre essere minimamente consapevoli della tragicità che sta vivendo il nostro momento storico, avendo avuto magari una formazione liberale di stampo libertario e magari con una tessera radicale in tasca, per cercare di avere una visione più prudente nell’esprimere giudizi perentori a differenza di chi va in diretta TV a dire che Trump ‘e’ un pazzo’ (sic). Perché anche qui, quel fazioso e italico modo di vedere la storia e l’attualità politica condiziona molte menti, che di esso si nutrono per determinare prima di tutto con sé stessi un posizionamento ideologico e culturale fermo e inamovibile sui ‘principi fondanti e sanciti dalla nostra Costituzione’, come se chi si chiede qualche perché di più sia di per sé un feroce e oscuro tessitore di trame ‘nere’ (sic). In questo minestrone, senza quel gusto fresco e saporito che è tipico del piatto tipico delle mie parti paterne, ossia l’amata Lunigiana, allora oltre a droni e missili imperversano nelle nostre coscienze, bombardate sia digitalmente sia speriamo di no (per ora in basi lontane) fisicamente, limpide lezioni sulla democrazia e la sua corretta interpretazione. A proposito, è uno dei perché: perché ‘accettiamo’ almeno quattro basi americane sul nostro territorio (a meno che non siano ritenute ancora avamposto di quel ‘colonialismo’ appunto del periodo dello sbarco liberatorio) e una di cui si parla poco vicino alla mia seconda patria, ossia in quel Ghedi bresciano (per questo sono già sullo scoglio napoleonico da un po’, non si sa mai). Base bresciana dove, pensate, almeno ben venti testate nucleari sono ben custodite (ognuna di esse è x volte capace di distruggere di più rispetto a quelle che colpirono il Giappone) se poi chi le ha allestite in condivisione non se ne può disporre, in senso difensivo almeno, in un quadro così delicato e pericoloso. Dicevo, in questo frullatore culturale e mentale (in senso psichiatrico) e in una realtà purtroppo da pre-guerra atomica si inseriscono sia il nuovo volume di Stefano Zurlo ‘Senza giustizia’ (Baldini Castoldi, 2026), nel quale egli analizza alcuni casi importanti della cosidetta mala-giustizia sia il referendum, con un autorevole ‘testimonial del sì’ come Antonio Di Pietro. Nel libro citato si parla non solo dei casi più clamorosi come il caso Barillà, ove un innocente fu incarcerato per anni come trafficante di droga per essere poi scagionato completamente da ogni accusa. E poi si dice che il colore di una macchina vale l’altro? Fu proprio l’avere l’auto del colore e modello uguale al vero colpevole ad incastrarlo. Il nostro vincitore invece analizza anche le storture del sistema giudiziario italiano attraverso l’esame dei procedimenti della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Il testo non si concentra su singoli casi di cronaca nera famosi, ma documenta una serie di episodi di malagiustizia che mettono in luce l’inefficienza e la mancanza di responsabilità individuale dei magistrati. Nello specifico, Zurlo tratta: di errori giudiziari e detenzioni ingiuste e riporta dati allarmanti, citando circa 30.000 casi di ingiusta detenzione in trent’anni, con quasi 6.000 persone risarcite dallo Stato solo negli ultimi otto anni. Poi di comportamenti inaccettabili delle toghe ossia vengono analizzati casi di indagini condotte in modo errrilevaato, ritardi gravi e condotte improprie che spesso sfociano in sanzioni disciplinari giudicate troppo lievi o in assoluzioni sconcertanti. Inoltre si tratta del sistema di impunità, ossia il libro mette a nudo la difficoltà del sistema nel punire realmente i magistrati che sbagliano, sottolineando come, a fronte di migliaia di viteealmente i magistrati che sbagliano, sottolineando come, a fronte di migliaia di vite travolte, le condanne civili a carico delle toghe siano state quasi inesistenti (una sola dal 1992). Infine il volume evidenzia l’anonimato dei magistrati: per ragioni legali e per evitare contenziosi, i nomi dei magistrati coinvolti nei casi analizzati sono stati omessi, a differenza di quanto accade solitamente per gli indagati comuni. Ora, questa indagine è un atto di onestà intellettuale di chi con spirito liberale (quello di cui sopra, da questo siamo molto accumunati, io e lui) prende in esame una realtà incontrovertibile, ma senza che ciò sia sinonimo di scetticismo aprioristico verso il nostro sistema giudiziario o verso la Magistratura in genere. Purtroppo il ‘guelfoghibellismo’, di cui sopra, italico porterà molte critiche al nostro autore che invece merita il nostro più assoluto rispetto, uscendo per una volta dallo schematismo ideologico e culturale che ci contraddistingue da sempre. A proposito, il prossimo giovedì egli sarà ospite nella terza camera italiana, ossia a Porta a Porta, a presentarlo. Come pure la posizione controcorrente di Di Pietro, nostro Ospite d’Onore con Zurlo il prossimo 25 luglio alla Marina per la sua premiazione, sul referendum (essendosi espresso per il sì) ha scatenato critiche feroci da una parte politica, forse dimenticando il ruolo di ‘grande garante della democrazia’ per tutto il periodo di Mani Pulite contro molti ‘mariuoli’ (espressione di craxiana memoria) e al netto forse di evidenti ‘metodi’, che hanno prodotto vittime illustri sia suicidiarie sia di totale perdita di dignità sociale e professionale, sebbene gli innocenti veri fossero allora pochi trattandosi di un ‘sistema’ consolidato e ritenuto dai colpevoli surrettiziamente giustificante le loro malefatte. Insomma, il contraddittorio nel giudizio della Storia e della attualità politca e culturale deve essere prima di tutto ‘mentale’, ossia non solo tra parti contrapposte, ma in primis in noi stessi per poter avere una visione che non sia pregna di pregiudizi culturali e storici. Quindi contrapporre due personalità così importanti come Zurlo e Di Pietro su un palco, in una calda sera di Luglio, non potrà che giovare al nostro dibattito, volendo che esso sia libero e non strumentale. Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia con la prof.ssa Alessandra Fagioli. La Libreria Libri in Piazza, nella persona della sua titolare Brenda Lazzeretti, partecipa all’evento. Acquista l’opera premio realizzata dal maestro Lorenzo D’Andrea, Acqua dell’Elba, grazie al suo presidente arch. Fabio Murzi. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il premio vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina grazie alla sindaca Gabriella Allori, con la assessora alla Cultura Santina Berti e l’attiva partecipazione della ProLoco marinese, grazie al suo presidente Gianlorenzo Anselmi.

Jacopo Bononi-Presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

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