Guerre e politica apparente. Il conto lo paga sempre la gente

di Francesco Semeraro*

Francesco Semeraro

Nel mondo le guerre aumentano e diventano sempre più violente. Cambiano le tecnologie, cambiano le armi, ma una cosa non cambia mai, chi paga davvero il prezzo dei conflitti sono sempre i cittadini e chi sopravvive non è salvo davvero perché la guerra non uccide solo con le bombe: uccide anche economicamente.
Quando scoppia un conflitto aumentano il carburante, il gas, le materie prime. Se aumenta il costo del carburante aumenta tutto: trasporti, produzione, alimenti. Il contadino paga di più per lavorare e il cittadino paga di più per mangiare. Alla fine della catena il conto arriva sempre allo stesso destinatario: la gente comune.
E mentre la politica Italiana si divide su guerre, referendum e contrapposizioni politiche, la vita reale continua a presentare problemi concreti. Anche all’Isola d’Elba. Qui la sanità pubblica resiste grazie alla professionalità dei medici, ma la struttura fa sempre più fatica. Sempre più spesso, se vuoi curarti, devi pagare: visite private, esami costosi, attese infinite nel pubblico. Per molti pensionati o lavoratori normali diventa una scelta dolorosa curarsi o arrivare a fine mese.
Nel frattempo la politica discute, si divide tra “sì” e “no”, tra destra e sinistra, mentre i problemi quotidiani restano lì, servizi che diminuiscono, strade e zone trascurate, centro storico perla del Mediterraneo cancellato dai piani politici, sanità pubblica in difficoltà mentre quella privata è in continua espansione. Eppure una cosa dovrebbe essere chiara, le guerre, le crisi economiche e le scelte politiche non sono mai astratte. Alla fine si scaricano sempre sulle stesse persone, i cittadini, le famiglie, chi lavora e chi vive con uno stipendio o una pensione.
Forse il vero punto da cui ripartire è proprio questo: ricordarsi che la politica dovrebbe servire le persone, non dimenticarle.

*Comitato Elba Salute.
(Francesco Semeraro)

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