Stefano Zurlo vince il Premio la Tore 2026

di Jacopo Bononi-Franco Semeraro*

Il Premio La Tore torna al giornalismo d’attualità, politico e d’inchiesta come ha già fatto con Aldo Cazzullo, Franco Di Mare. Pietrngelo Buttafuoco e Massimo Nava e lo fa con un grande nome: Stefano Zurlo. Il giornalista sarà in Piazza della Chiesa a Marciana Marina sabato 25 luglio a partire dalle 21.45 per ricevere il prestigioso riconoscimento che giunge quest’anno alla sua ventiduesima edizione. L’occasione sarà ghiotta per parlare con lui delle vicende che ha seguito negli ultimi trent’anni per le quali bastano i seguenti nomi: Tangentopoli e Mani Pulite, vicenda Vallettopoli, caso Cogne, vicenda Barillà, vicenda Wanna Marchi e caso Garlasco, del quale è anche tuttora uno dei più importanti opinionisti televisivi. Giornalista, editorialista, scrittore e saggist ha documentato gli ultimi trenta anni di Storia della Repubblica anche come opinionista politico di area, pur tuttavia con un garbo ed una correttezza diffcili da trovare in altri. Stefano Zurlo nasce a Milano nel 1963. Per l’Europeo, nel 1992, firma l’inchiesta sul ‘Pio Albergo Trivulzio’, che aprirà il mondo di ‘Mani pulite’ e la scoperta di ‘Tangentopoli’. Dal 1994 scrive per il ‘Giornale’, firmando reportage dall’Italia e dall’estero e ricoprendo il ruolo di inviato speciale per gli eventi politici e la grande cronaca. Ospite di programmi televisivi di approfondimento politico, dal 2004 affianca all’attività di giornalista quella di autore e conduttore televisivo. Tra i suoi numerosi libri: ‘Inchiesta sulla devozione popolare’ (vincitore del Premio Corrado Alvaro, 2003), ‘L’uomo sbagliato. Il caso Barillà’ (2005), da cui è stata tratta l’omonima fiction per Rai 1, ‘L’ardimento’. ‘Racconto della vita di don Carlo Gnocchi’ nel 2006 (con la prefazione del cardinale Martini), ‘La legge siamo noi. La casta della giustizia italiana’ (2009), ‘Prepotenti e impuniti’ (2011). Per Baldini Castoldi ha pubblicato ‘Quattro colpi per Togliatti’ (2019), ‘Il libro nero della magistratura’ (2020), ‘Il libro nero delle ingiuste detenzioni’ (2021) e ‘Wanna Marchi. Ascesa e caduta di un mito’ (2022). È la voce narrante della docuserie di Netflix Wanna, del 2022. Ecco alcune delle vicende delle quali si è occupato: ‘Il Caso Wanna Marchi’: Zurlo ha ricostruito l’intera parabola della televenditrice nel saggio ‘Wanna Marchi. Ascesa e caduta di un mito’ (Baldini Castoldi). Nel documentario Netflix ‘Wanna’, Zurlo offre una prospettiva giornalistica sul laboratorio mediatico degli anni ’80 che ha permesso la nascita del personaggio, analizzando non solo la truffa, ma il contesto culturale dell’epoca. ‘Il delitto di Garlasco’: la posizione di Zurlo sul caso Chiara Poggi è spesso critica verso la gestione delle indagini. Recentemente ha espresso forti dubbi sulla ‘gogna mediatica’ e sulla confusione generata da perizie contrapposte, sottolineando come il moltiplicarsi di analisi sul DNA possa impedire una conclusione definitiva e alimentare la sfiducia nella giustizia. L’Uomo Sbagliato (Caso Barillà): questa è una delle sue inchieste più celebri. Racconta la storia di Giuseppe Barillà, scambiato per un pericoloso latitante e incarcerato ingiustamente. Il lavoro di Zurlo è stato fondamentale per portare alla luce questo clamoroso errore giudiziario, poi trasposto nella nota fiction con Beppe Fiorello. Da poco è uscito il saggio ‘Senza giustizia’ (Baldini Castoldi, 2026) del quale leggiamo: (…) Quasi seimila ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato in otto anni. Trentamila in tre decenni. Migliaia di vite travolte, centinaia di milioni di euro pagati dallo Stato, una sola condanna civile a carico di un magistrato dal 1992. I numeri raccontano una verità scomoda: l’errore giudiziario non è un’eccezione, ma un fenomeno strutturale. E la responsabilità individuale resta un tabù. In ‘Senza giustizia’ Stefano Zurlo entra nel cuore opaco della magistratura italiana e analizza i casi di malagiustizia arrivati davanti alla Sezione disciplinare del Csm: indagini sbagliate, detenzioni ingiuste, comportamenti inaccettabili, assoluzioni che lasciano sgomenti, sanzioni lievi a fronte di errori devastanti. Un viaggio documentato tra sentenze, statistiche e storie umane che mette a nudo le contraddizioni di un sistema incapace di punire davvero chi sbaglia. Un libro necessario mentre il Paese discute di riforme, responsabilità e separazione delle carriere. Perché senza responsabilità non può esistere giustizia. (…) Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia. La Libreria Rigola di Marciana Marina, nella persona della sua titolare Claudia Perassi, partecipa all’evento. Acquista l’opera premio Acqua dell’Elba, grazie al suo presidente arch. Fabio Murzi. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il premio vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina e l’ attiva partecipazione della ProLoco marinese

*Jacopo Bononi-Franco Semeraro – Comitato promotore del Premio letterario la Tore

MOTIVAZIONE DEL PREMIO

‘Per la sua carriera di giornalista iniziata prima all’Europeo poi a ‘Il Giornale’ dove, nel periodo ‘Mani Pulite’, ha iniziato la sua carriera di successo come giornalista politico e di inchiesta. Per aver proseguito la sua carriera nella carta stampata divenendo, nel tempo, dello stesso quotidiano editorialista e poi tra le principali firme del giornalismo italiano. Per aver dato nelle inchieste che ha seguito in prima persona un taglio altamente professionale e scrupoloso, seguendo le note vicende di Tangentopoli, Vallettopoli, Cogne e Garlasco della quale tragica vicenda è rimasto, fino a i nostri giorni, uno dei principali giornalisti chiamati in televisione come opinionista di primo livello. Per la triste ‘Vicenda Barillà’, perchè attraverso il suo libro ‘L’uomo sbagliato’, egli ha messo mediaticamente in luce in tutta la sua tragica essenza la vicenda e dal quale volume è stata tratta una serie tv RAI di grande successo, interpretta con grande ‘pathos’ dall’attore Giuseppe Fiorello. Per i suoi volumi riguardanti le principali vicende giudiziarie italiane degli ultimi trenta anni, in particolare quelli relativi alla Magistratura, ove pur mostrando verso di essa un assoluto rispetto come Istituzione, ha tuttavia, con scrupolo ed attenta analisi, cercato di evidenziarne anche i limiti e le storture. Per il suo ultimo volume di grande successo e di straordinaria attualità ‘ Senza giustizia’ che ripercorre le migliaia di errori giudiziari italiani, dando voce e anima a vicende e persone distrutte, spesso dimenticate. Per la sua capacità di conduzione ed intrattenimento televisivo mostrata anche recentemente nella docuserie Netflix, dedicata a Wanna Marchi, nella quale si ricostruisce soprattutto la ’vicenda italiana’ degli ultimi quaranta anni. Per la sua complessiva figura di Uomo di Cultura che ha saputo ritagliarsi nel panorama culturale, giornalistico e letterario italiano uno spazio originale e assolutamente non sovrapponibile ad altri.’

Il comitato promotore trasmette la suddetta Motivazione, in data 7 marzo 2026, al Comitato scientifico e d’Onore, per le ratitifiche del caso, auspicando una positiva valutazione del vincitore.

Biografia

Stefano Zurlo nasce a Milano nel 1963, in una famiglia di avvocati. Cresce nel capoluogo lombardo e, fin da giovane, dimostra una spiccata curiosità verso l’attualità e le dinamiche giudiziarie, influenzato probabilmente dall’ambiente familiare. Il giornalismo diventa presto la sua vocazione: gli esordi avvengono tra le pagine dell’’Europeo’, celebre rivista di inchieste, dove firma servizi che segneranno l’avvio di Tangentopoli, la stagione denominata ‘Mani Pulite’. Questa formazione sul campo si rivelerà fondamentale per la sua futura specializzazione nella cronaca giudiziaria e investigativa. La carriera di Stefano Zurlo è lunga, ricca di tappe significative e riconoscimenti. Dopo l’esperienza con ‘l’Europeo’, nel 1994 entra nella redazione de “Il Giornale”, quotidiano di rilievo nazionale dove nel tempo diventa inviato speciale e editorialista. Qui si occupa principalmente di cronaca giudiziaria, seguendo processi storici come l’inchiesta ‘Mani Pulite’, e casi di cronaca nera di grande impatto mediatico, tra cui quelli di Cogne e Garlasco. La sua competenza e la sua notorietà lo portano spesso a essere ospite in talk show politici e programmi di approfondimento come ‘Omnibus’, ‘Porta a Porta’, ‘In onda’ e ‘Che c’è di nuovo’ su Rai. Ospite fisso anche di altre trasmissioni come ‘Quarto grado’ è un volto televisivo molto popolare e apprezzato. Oltre all’attività giornalistica, Zurlo è anche autore e conduttore televisivo. Ha insegnato giornalismo alla Link University di Roma e ha scritto numerosi libri d’inchiesta e di approfondimento sociale e giudiziario. Tra i riconoscimenti ricevuti spicca il premio Corrado Alvaro per il libro ‘Inchiesta sulla devozione popolare’ (2003). Altri suoi lavori includono “L’uomo sbagliato” (da cui è stata tratta la fiction con Beppe Fiorello), ‘La legge siamo noi. La casta della giustizia italiana’, ‘Prepotenti e impuniti’ e ‘La strega della Tv: Wanna Marchi: ascesa e caduta di un mito’. Da lui curata anche la serie Netflix ‘Wanna’, di grande successo.

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