Riceviamo e pubblichiamo
Un’esigenza reale
Sostenere che l’Isola d’Elba abbia bisogno di uno strumento unitario di coordinamento sovracomunale è un dato difficilmente contestabile. La frammentazione amministrativa, la conformazione geografica e la concentrazione abitativa limitata a una parte ridotta del territorio rendono evidente la necessità di una governance capace di affrontare in modo integrato le questioni strutturali dell’isola. Su questo presupposto si inserisce la proposta, rilanciata in questi giorni, di costituire un nuovo Ente denominato “Comunità dell’Elba”, chiamato a svolgere funzioni che, in parte, erano proprie della comunità montana. Ma qui nasce la domanda decisiva: è questa la strada più solida e più efficace?
Un riconoscimento negato
La Comunità montana non era un’invenzione locale, bensì una figura prevista dall’ordinamento statale. La sua soppressione per l’Elba non è dipesa dall’assenza di caratteristiche territoriali, ma da una diversa applicazione normativa che ha escluso l’Isola dai parametri richiesti. Eppure, i dati oggettivi restano. Si tratta di una percentuale amplissima di territorio dei suoi 224 chilometri quadrati non urbanizzato e una morfologia largamente caratterizzata da rilievi, pendenze e coperture boschive o di macchia mediterranea, mentre l’abitabilità e l’ attività agricola è concentrata in una porzione minoritaria della superficie complessiva.
La montanità è una struttura territoriale
È bene chiarire che quando si richiama il dato di oltre i tre quarti di territorio non abitabile, non si intende affermare che esso coincida integralmente con montagna in senso altimetrico stretto. Una parte significativa è costituita da aree collinari, boschive e di macchia mediterranea che, pur talvolta prossime al livello del mare, si sviluppano su pendii marcati e su rilievi continui che ne rendono oggettivamente limitato l’insediamento stabile. La macchia non si distende su superfici pianeggianti, ma si inerpica su terreni scoscesi che in breve spazio conducono verso sistemi orografici più pronunciati, culminanti nel massiccio del Monte Capanne oltre i mille metri. Vi sono però altri dati, spesso trascurati perché i numeri stancano la lettura, ma che tuttavia rafforzano ulteriormente il carattere di montanità dell’Elba. Infatti a fronte della superfice totale dell’Isola di 224 chilometri quadrati, i circa 32.000 elbani residenti sono concentrati in appena 56 chilometri quadrati realmente abitabili. Per questo motivo la densità è di 570 abitanti per chilometro quadrato e mediamente di 840 nei sei mesi estivi, a fronte dei circa 160 abitanti per chilometro quadrato della media della Toscana.
Il rischio di un Ente ex novo
La creazione di un Ente del tutto nuovo, con prerogative persino superiori a quelle della Comunità Montana, solleva un problema preliminare. Se la Comunità Montana è stata negata per carenza dei presupposti formali, come potrebbe essere ipotizzata l’istituzione di un organismo ancor più ampio e incisivo? Non si rischierebbe di apparire come chi tenta una via indiretta per ottenere ciò che la normativa ha escluso? Questa obiezione non è polemica: è un dato realistico. E rappresenterebbe un ostacolo politico e amministrativo ancor prima che il progetto possa prendere forma, oltre a sollevare questioni di equità nei confronti di altri territori che hanno visto sopprimere analoghe strutture senza soluzioni alternative.
Non principio, ma risultato
Qui non si tratta di difendere un’etichetta né di opporsi all’innovazione. Si tratta di valutare quale percorso abbia maggiori probabilità di successo. Un Ente nuovo dovrebbe essere riconosciuto, definito nei poteri, regolamentato nei rapporti con Stato e Regione, progressivamente legittimato. Tutto questo partendo da zero.La comunità montana, invece, è una figura già prevista dall’ordinamento, con un quadro giuridico consolidato e precedenti amministrativi. In altri contesti riconoscimenti analoghi sono stati ottenuti anche dopo iniziali esclusioni. Se l’obiettivo è ottenere strumenti efficaci e benefici concreti per il territorio, la via più prudente potrebbe rivelarsi anche la più efficace: rafforzare una posizione già esistente nell’ordinamento, anziché aprire un percorso incerto.
Una scelta di responsabilità
L’Elba non ha bisogno di simboli istituzionali, ma di strumenti funzionanti. E quando il fine è il risultato, la strategia conta più dell’originalità. Rinunciare a rivendicare ciò che può essere legittimamente riconosciuto per avventurarsi in una costruzione del tutto nuova comporta un rischio evidente: perdere il terreno già consolidato senza avere la garanzia di conquistarne uno migliore. Se la geografia dell’Isola resta quella che è, e se l’ordinamento prevede strumenti coerenti con tale realtà, la scelta più razionale potrebbe non essere quella di inventare, ma di far riconoscere ufficialmente ciò che già esiste.


