Finalmente si torna a parlare di cultura, e con risultati incoraggianti. È stato un successo il debutto del primo volume dedicato al patrimonio culturale e naturalistico delle isole dell’Arcipelago Toscano, presentato alla giornata inaugurale di TourismA, il salone dell’archeologia e del turismo culturale. Lo stand delle isole è diventato punto di riferimento per visitatori ed espositori provenienti da tutta Italia, segnando un traguardo importante e salutato con entusiasmo dalla nuova Presidenza. Ma l’entusiasmo non basta. Il Sistema museale congiunto, fermo per oltre un anno e riattivato solo da pochi mesi, non è ancora pienamente operativo. Manca un tassello decisivo: la vera ripresa del Sistema, oggi limitato ad attività parziali. Eppure, nelle isole la creatività non manca: serve una regia forte e condivisa. In territori dove la cultura rappresenta identità, economia e coesione sociale, la sua debolezza non è un dettaglio, ma un limite amministrativo e strutturale. Strumenti come lo SMART e la GAT – Gestione Associata per la Promozione turistica elbana possono assumere un ruolo strategico, diventando cabina di regia capace di attivare professionalità qualificate, offrendo supporto tecnico-amministrativo a chi ha idee valide ma scarsa struttura. Basta leggere gli statuti dei sistemi promossi dalla Regione Toscana per comprenderne il potenziale. Chi obietta che mancano le risorse dovrebbe ricordare che i fondi regionali, nazionali ed europei restano in gran parte inaccessibili senza un vero “sistema”. Il nodo non è solo reperire denaro, ma intercettarlo, progettarlo e gestirlo in modo efficace. La cultura non è una spesa accessoria, ma un investimento strutturale. Marginalizzare il sistema di gestione culturale significa indebolire una delle poche leve strategiche delle isole. Da anni si parla di destagionalizzazione: la cultura genera lavoro, attrattività, intreccia casa, occupazione, giovani, ambiente e coesione sociale. È formazione, rigenerazione di spazi, conoscenza diffusa. Senza un coinvolgimento reale del Terzo Settore e delle comunità locali, però, tutto resta teoria. La cultura è presidio sociale e cura dei luoghi, tutela e valorizzazione non solo dei musei ma dell’intera eredità identitaria: paesaggio, zone agricole, memoria collettiva. La scelta ora è chiara: limitarsi a gestire l’esistente o credere davvero negli strumenti disponibili e iniziare, finalmente, a governare il futuro.

